Intercettazioni, il governo pone la fiducia al Senato. Idv occupa l’Aula

Il governo ha posto la fiducia sul ddl intercettazioni, all’esame del Senato. Lo ha annunciato in Aula il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, tra le proteste dell’opposizione. La fiducia è su un maxi-emendamento che raccoglie le ultime modifiche apportate al testo dal relatore Roberto Centaro.

E non sarà una passeggiata, vista la reazione della minoranza parlamentare, che ha commentato con dei sonori e ripetuti ‘buuuu’ e il battere ritmato delle mani su tavoli degli scranni l’annuncio di Vito. La conferenza dei capigruppo di palazzo Madama ha definito i tempi del dibattito sulla fiducia. La discussione, già iniziata in Aula, proseguirà domani dalle 9.30 alle 11.30. A partire da quell’ora avranno luogo le dichiarazioni di voto, che saranno trasmesse in diretta televisiva. La ‘chiama’ per il voto di fiducia inizierà attorno alle 12.30. La richiesta di fiducia è arrivata dopo il nulla di fatto in commissione Giustizia. Le opposizioni hanno fatto ostruzionismo e non c’è stata votazione di emendamenti e subemendamenti. "A questo punto se il governo pone la fiducia è ampiamente giustificato dall’atteggiamento delle opposizioni" aveva ribadito il presidente della commissione, Filippo Berselli. "In commissione Giustizia abbiamo consentito ampia discussione e confronto per arrivare a una legge il più possibile condivisa" ha sottolineato Berselli nella sua relazione sui lavori. Il presidente però ha concluso il suo intervento spiegando che a causa di un "ostruzionismo senza scampo" da parte delle opposizioni, la commissione non ha potuto votare un testo, rassegnando così all’Aula il testo degli emendamenti presentati. Il presidente del Senato, Renato Schifani, ne ha preso atto "con rammarico". "Il mio rammarico si riferisce alla mancata conclusione con il voto dei lavori della commissione Giustizia, non certo all’ostruzionismo dell’opposizione" ha successivamente precisato la seconda carica dello Stato durante la discussione generale. La versione di Berselli è stata duramente contestata in Aula da Giovanni Legnini (Pd). "E’ una vergogna inaccettabile – ha attaccato – Il presidente della commissione Giustizia dovrebbe essere arbitro e rappresentare con obiettività l’andamento dei nostri lavori. E lei, presidente Berselli, non lo ha fatto".  Una nota di palazzo Chigi è intervenuta sulle polemiche infuocate in merito alla legittimità del ricorso alla fiducia. "La presidenza del Consiglio – si legge – conferma che nel Consiglio dei ministri del 25 maggio scorso era stata autorizzata la fiducia sul disegno di legge intercettazioni, come da prassi, qualora fosse risultata necessaria. Ogni polemica è pertanto destituita di fondamento". Così come sottolineato dal Guardasigilli Angelino Alfano: ”Il Pd si perde in polemiche strumentali. Fino al 24 maggio il governo non aveva autorizzato la fiducia. La fiducia, infatti, è stata autorizzata solo il 25 maggio”. Immediata la replica di Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd. "Non c’è nessuna strumentalità nell’atteggiamento del gruppo del Pd a Palazzo Madama. Io, in Aula, ho solo avanzato una domanda precisa al governo. Il Cdm ha il 25 maggio autorizzato l’apposizione del voto di fiducia? E se sì, su quale testo? Aspetto una risposta precisa. Se il governo continuerà a non rispondere, sarò autorizzata alle interpretazioni più sospettose". "Questa legge non risolve tutti i problemi, è un primo passo, cercheremo di migliorarla più avanti", ha annunciato oggi il premier Silvio Berlusconi, precisando che chi si oppone al provvedimento è solo "una piccola nomenclatura e lobby di magistrati e giornalisti”. Ma l’opposizione ha confermato una dura battaglia parlamentare. Prima con il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani (”non ho capito Fini cosa ci ha trovato di migliorato nella legge” ha detto a ‘Repubblica Tv’) e poi con gli stessi senatori democratici. "Il nostro è ostruzionismo totale” ha rincarato il senatore del Pd Gianrico Carofiglio. All’attacco anche il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, che è tornato a parlare del referendum ed ha annunciato che sono già stati acquisiti e sono pronti ad entrare in funzione i domini con gli indirizzi Internet dei siti sui quali Italia dei valori intende pubblicare le intercettazioni vietate in Italia. Per protesta i senatori dell’Italia dei Valori hanno occupato l’Aula di palazzo Madama, sventolando alcune bandiere tricolori, mentre dal cellulare di uno di loro è scattata una suoneria con l’inno di Mameli. L’intenzione è di andare avanti per tutta la notte fino alla ripresa domani dei lavori. Oggi poi è nuovamente scesa in campo l’Udc. "Il Parlamento non rilascia timbri, per cui mi auguro che non venga posta la fiducia – aveva auspicato il leader centrista, Pier Ferdinando Casini – che ci sia un dibattito ampio, che si rafforzi il senso di legalità del ruolo della stampa, perché così non va. Chiaramente, se non ci sarà tutto questo, il nostro voto sarà contrario". E con un editoriale su ‘Avvenire’ è intervenuto anche Danilo Paolini. "Blindare un testo che si trova all’esame del Parlamento – si legge – in questo caso il ddl sulla disciplina delle intercettazioni telefoniche e ambientali, non è mai una pratica consigliabile, in democrazia". (Adnkronos/Ign)

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