L’accordo Microsoft-Amazon è firmato. Ma le indiscrezioni ancora non permettono di comprendere quale sia l’obiettivo

Il primo quotidiano a parlarne è stato il Wall Street Journal, come del resto accade spesso in questi casi.

E stando a quanto dichiarato proprio dal quotidiano economico-finanziario di Rupert Murdoch, che a sua volta avrebbe citato il comunicato stampa ufficiale dell’azienda di Redmond, Microsoft e Amazon avrebbero concluso un accordo licenziatario (Sign Patent Agreement, così dicono negli States), che permette quindi di condividere le conoscenze su tutte le licenze e i brevetti delle rispettive società. Un po’ come dire che le proprietà intellettuali saranno condivise tra i due giganti, allo scopo di rilevare i segreti dei propri prodotti, ivi compresi quelli dell’e-reader Kindle. E da Redmond proprio non vedono l’ora di scoprire cosa ci sia dietro alla tecnologia di Kindle, nella speranza (presunta) di poter veicolare qualcosa di simile (come suggerisce Repubblica.it, Windle? Kindle + Windows), entrando in grande stile nel modo dell’editoria elettronica. Ma almeno in via ufficiale, Microsoft e colleghi non ammettono di essere decisamente incuriositi da alcuni brevetti in particolare e si limitano a spiegare quale grosso passo sia stato fatto nell’apprezzamento vicendevole dei brevetti. “Siamo soddisfatti di aver stretto questo accordo sulle licenze dei brevetti con Amazon”, ha spiegato il vice-presidente corporate e consulente legale Microsoft Horacio Gutierrez. “Il portafoglio di brevetti Microsoft è il più grande e robusto nell’industria del software, e questo accordo dimostra il nostro mutuo rispetto per la proprietà intellettuale così come la nostra capacità di raggiungere soluzioni pragmatiche ai problemi che possono sorgere in ambito di proprietà intellettuale indipendentemente dal fatto che sia coinvolto un software proprietario oppure open source”, (dichiarazione tratta da PuntoInformatico.it). Si consideri inoltre che Microsoft avrebbe sottoscritto accordi licenziatari analoghi con altre 600 società circa, tra cui figurano Samsung, Fuji Xerox. Di tutti gli accordi conclusi, l’unico andato male è quello con TomTom, il noto produttore di navigatori stradali. (Marco Menoncello per NL)
 
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