L’Espresso ha intervistato Giovanni Stella: “Tempi duri, bisogna tagliare i costi de La7

La7 ha tanti debiti e perdite che se qualcuno si facesse avanti per comprarla


da Franco Abruzzo.it

Roma, 12 giugno 2008. Peggio, la televisione di Daria Bignardi, Giuliano Ferrara e Gad Lerner, Piero Chiambretti e Maurizio Crozza “trasmette programmi da fighetti” che tengono lontani gli inserzionisti pubblicitari. In questi anni i più contenti di tutti sono stati i fornitori, a cominciare dai produttori di programmi, ai quali “La7 ha regalato un sacco di soldi”. Giovanni Stella, da due mesi al vertice della televisione di Telecom Italia, descrive in questi termini l’azienda che dirige. E’ quanto scrive “L’Espresso” in edicola domani in un servizio sull’imminente risanamento dell’emittente televisiva. Secondo il settimanale, Giovanni Stella è “Un tipo ‘arido e cinico”, parole sue, che si crogiola nella fama di spietato tagliatore di teste costruita in oltre trent’anni di onorata carriera, di cui almeno la metà passati al fianco di Franco Bernabè”. Il manager di Orvieto, classe 1948, ama stupire il suo uditorio. L’ultima volta lo ha fatto giovedì 5 giugno – scrive “L’Espresso” – davanti a una platea di giornalisti, i suoi giornalisti, gli 80 professionisti che ogni giorno confezionano i tg con il marchio La7. “Durante l’incontro ha sbranato le scelte del passato, cioé la gestione dell’amministratore delegato uscente Antonio Campo Dell’Orto, quello della ‘tv da fighetti’, per altro molto apprezzata dai critici. Il braccio destro di Bernabè ha detto che il palinsesto andrà modificato in senso nazional-popolare e che i contratti per la raccolta pubblicitaria con Urbano Cairo saranno ridiscussi: ‘Se ha soldi da buttare nel Torino calcio, allora guadagna troppo’, Stella dixit”. Secondo il settimanale, “Tante mazzate verbali per dire una cosa sola: vanno tagliati i costi. Che è poi lo stesso concetto espresso con modi piu’ forbiti da Bernabe’ nella sua intervista del 5 giugno al ‘Sole 24 Ore’. Solo che Telecom Italia Media, a differenza del gruppo telefonico, è un malato grave. Un malato che rischia seriamente di entrare in coma. Lo dicono i bilanci. Quello del 2007, l’ultimo targato Marco Tronchetti Provera, ha chiuso con 88 milioni di perdite nette su 263 di ricavi e un margine dopo gli ammortamenti negativo addirittura per 117 milioni”. La scommessa si gioca sulla prossima stagione, quella che, televisivamente parlando, comincia nell’autunno del 2008. Aumentare i ricavi? – si chiede L’Espresso – Difficile, con l’aria che tira sul mercato degli spot. A quanto sembra però il nuovo capo vorrebbe andare a rastrellare inserzionisti in aree sin qui snobbate dai manager guidati da Campo Dall’Orto.
Per esempio: telepromozioni e televendite. Forse ne risentirà l’immagine della tv, ma Stella non si fa certo impressionare dai venditori di pentole e tappeti. Anche lui però sa benissimo che queste sono solo piccole correzioni di rotta. La svolta vera, quella decisiva, non può che arrivare da un taglio deciso dei costi. Già, perché la precedente gestione, nella speranza di costruire finalmente un terzo polo alternativo a Rai e Mediaset, si era aggrappata a due speranze: la legge Gentiloni, per aumentare la raccolta pubblicitaria, e la tv digitale, per conquistare nuova audience. Ebbene, la prima sembra ormai affondata e la tv di nuova generazione ancora non c’e’. Restano i costi, quelli che servivano a finanziare il sogno di diventare grandi”. Negli ambienti finanziari, annuncia il settimanale, “circola anche un’ipotesi ancora più radicale. Secondo gli analisti, infatti, le sole attività del digitale avrebbero un valore di mercato ben superiore alla capitalizzazione di Borsa dell’intera Telecom Italia Media, pari a circa 400 milioni. Una capitalizzazione penalizzata dal crollo delle azioni negli ultimi mesi: la quotazione si è quasi dimezzata da gennaio. Il livello è così basso da eccitare la fantasia di alcuni operatori. C’è infatti chi scommette che Telecom Italia potrebbe lanciare un’Opa sulla controllata per ritirarla dal listino a prezzi di saldo e quindi venderla a pezzi, guadagnandoci di conseguenza. ‘Nessuna vendita’, ribattono i collaboratori di Bernabè. E allora, per rimettere in carreggiata i conti, bisogna lavorare sulla lista delle spese. Meno consulenze, quindi. E verrà fatta una selezione anche dei format acquistati dall’esterno. A questo proposito si racconta che Stella giri con una cartellina dove sono riassunti i risultati di un’analisi sulla redditività dei singoli programmi, a cominciare da quelli dei volti più noti della rete, come Bignardi e Chiambretti. Per tutti, nessuno escluso, i margini sarebbero negativi. Che fare? Tagliare in blocco equivale a un suicidio. L’audience si sgonfierebbe una volta per tutte. E allora addio pubblicità. Stella ha già anticipato ai suoi collaboratori di essere intenzionato a confermare le star di rete anche per la prossima stagione, sacrificando alcuni format minori. Non è detto che tutti accettino le sue condizioni. Al momento il piu’ irrequieto e’ Chiambretti. Ma Stella non sembra molto preoccupato. E’ sicuro di farcela e di risparmiare, valorizzando le produzioni interne, con volti meno noti ma disposti a crescere insieme all’azienda. Alla fine La7 forse diventerà più piccola e meno fighetta, ma almeno non fallirà”. (AGI)

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