Lo stretto rapporto tra Sarkozy e i media

In Francia molti sostengono che il neo-presidente abbia troppe amicizie nei vertici dei principali media, i socialisti coniano per lui il termine “berlusconizzazione” della comunicazione


Molti giri di poltrone attendono, o dovrebbero attendere, i media francesi nei prossimi mesi. Già, perché negli ambienti socialisti, ma non solo, iniziano i primi mugugni riguardo le numerose amicizie eccellenti che il nuovo inquilino dell’Eliseo possiederebbe negli ambienti dei media. Tant’è che alcune testate che fanno capo al Partito Socialista Francese hanno, in maniera ironica (ma non troppo), iniziato a parlare di “berlusconizzazione” della comunicazione d’oltralpe, con chiaro riferimento all’intricata situazione italiana ai tempi di Berlusconi presidente del Consiglio.
Venendo ai motivi delle proteste socialiste, effettivamente, molti nomi noti dell’editoria e dell’informazione in generale sono stati spesso associati a quello di Sarkozy (foto), come, ad esempio, quello di Arnauld Lagardère, patron dell’omonimo gruppo, oppure Serge Dassault, editore de “Le Figaro”. Ma questi non sono che due esempi della folta schiera dei Sarkozy-addicted che, secondo alcuni, potrebbero “indirizzare” l’informazione per mettere in buona luce il neo presidente, cui vanno ad aggiungersi (per citare i nomi più noti) Martin Bouygues, proprietario della tv Tf1 e Bernard Arnault, boss de “La tribune”. Occorre ricordare, però, che alcuni esponenti dell’informazione francese hanno già rinunciato al proprio incarico (alcuni per scelta personale), in quanto parenti di membri del nuovo esecutivo (Christine Ockrent su tutti). Ma il caso che sta davvero scuotendo il mondo dell’informazione transalpina è quello di Jean-Marie Colombani, storico direttore dell’altrettanto storico quotidiano socialista “Le Monde”. Colombani, trent’anni di redazione ed oltre tredici alla guida del quotidiano della tradizione socialista, è stato accusato, durante la campagna elettorale, di appoggiare velatamente Sarkozy, nonostante sostenesse la candidatura di Segolène. Il comitato di redazione, chiamato a votare per un eventuale terzo mandato, non avrebbe raggiunto la maggioranza necessaria, avvicinando Colombani all’addio a “Le Monde”. (Giuseppe Colucci per NL)

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