OTT. Dopo solo un anno Facebook abbandona settore audio/podcasting e Spotify perde tre dirigenti chiave. Cosa sta succedendo nel mondo dell’Audio?

abbandonare il settore

Il mondo del podcasting ha visto in questo maggio 2022 due notizie di segno totalmente opposto rispetto a quelle cui eravamo abituati nel 2021.
Mentre l’anno scorso eravamo travolti da continui annunci di nuove iniziative, acquisizioni e diversificazione verso l’audio on demand, nel 2022 abbiamo assistito inizialmente al silenzio e ora ai primi passi indietro.
La prima notizia arriva da Facebook che – a distanza di solo un anno dal suo ingresso trionfale – ha annunciato l’intenzione di abbandonare il settore audio/podcasting e chiudere tutte proprie piattaforme a fine giugno. La seconda, da Spotify, dove tre dei suoi principali dirigenti del settore non musicale hanno deciso di abbandonare la società. Uno a breve distanza dall’altro.

Facebook, aprile 2021

Ricordiamo tutti come solo poco più di un anno fa, ad aprile 2021, il fondatore di Meta/Facebook Mark Zuckerberg avesse annunciato un grande investimento nell’audio, arrivando a definirlo una delle priorità della società.

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Clubhouse mania

Si trattava in parte di una reazione al clamore mediatico sollevato dalla nascita di Clubhouse (clamore a cui anche NL non si era sottratta). Ma Zuckerberg non si era limitato ad annunciare l’ennesimo clone di un concorrente. In un intervista/Podcast a Casey Newton aveva promesso tutta una serie di strumenti – editoriali e di marketing – destinati a posizionare quella che ancora non si chiamava Meta come piattaforma di riferimento per i content creators del settore audio.

Prima classe… declassata

Pensiamo all’audio come a un medium di prima classe – aveva affermato nell’intervista –  e offriremo strumenti per la monetizzazione, per l’editing e per la trascrizione automatizzata“.

Metaverse

Ma evidentemente il fondatore del social network blu deve aver compreso che il metaverse, la sua attuale fissazione, necessita di ambienti visuali tridimensionali multimedialmente ricchi ed è dunque molto più urgente puntare sullo sviluppo di strumenti e protocolli relativi alla grafica computerizzata vettoriale, piuttosto che al semplice audio. Che oltretutto sanno fare (più o meno) tutti.

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Tempo di abbandonare il settore

Ecco dunque il testo dell’annuncio: “Meta informa i propri partner che Facebook inibirà il caricamento di nuovi podcast sulla propria piattaforma a partire da questa settimana. I clip video Soundbites (una variante solo audio dei Reels, N.d.R.) saranno rimossi e sarà reso non disponibile l’hub centrale per i servizi audio”.

Spotify

Sul versante Spotify le notizie non necessitano di molti passi indietro: il cosiddetto Zar dei Podcast, Michael Mignano abbandonerà la società a fine giugno. Fondatore di Anchor, Mignano aveva venduto a Spotify la sua creatura nel 2019 per 150 milioni di dollari, entrando negli effettivi della piattaforma con la carica di responsabile di “tutto quanto non ha a che fare con la musica”.

Leader

Ricordiamo come sia stata proprio questa acquisizione a permettere a Spotify di divenire leader nella distribuzione di podcast, portando la libreria da uno a quattro milioni di titoli in soli due anni.

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Podcasting Anna Delvey/Sorokin

Rogan and more

Non si tratta dell’unica defezione: nel mese di aprile la piattaforma ha dovuto separarsi anche da Courtney Holt, responsabile degli studios e anima dell’accordo in esclusiva con podcaster di assoluto rilievo quali Joe Rogan e la famiglia Obama e da Lydia Polgreen, che ha annunciato il suo ritorno alla stampa tradizionale (The Times).

Conclusioni

Si tratta di una crisi dell’industria ancora parzialmente in fasce del podcasting o di aggiustamenti fisiologici? Propendiamo per la seconda ipotesi.

Bisogna crederci

Riteniamo infatti che Facebook non avesse mai veramente creduto nell’audio (provare ad ascoltare il podcast sopra citato, dove a nostro parere Zuckerberg risulta molto poco convincente), ma avesse fatto una mossa preventiva per evitare il pericolo Clubhouse, semmai questo si fosse rivelato tale per gli asset del gruppo Meta.

Missione compiuta

Per quanto riguarda Spotify ci verrebbe da dire “mission accomplished“. I dirigenti che la hanno abbandonata avrebbero forse realizzato tutto quanto potevano fare.

Sguardo altrove

E, a fronte di una piattaforma ormai leader, potrebbero aver preferito optare per nuove sfide. (M.H.B. per NL)

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