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OTT & editoria. Alleanza tra i big della Silicon Valley e editori: le testate vogliono farcela da sole con nuovi progetti

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editori e ott

Alleanza tra editori e Ott, sì o no? Un dilemma su cui le più grandi testate giornalistiche si stanno interrogando ormai da diversi anni.
L’evoluzione tecnologica sta rivoluzionando totalmente l’editoria e, nonostante il pensiero comune ritenga che il digital stia facendo affondare la carta stampata, in alcuni casi esso ha rappresentato anche un valido strumento per rialzare il fatturato. Esemplare è stato il caso del New York Times, che ha chiuso il 2017 in positivo grazie agli abbonamenti online.

Eppure, al di là dei vantaggi prospettati che deriverebbero da una maggiore apertura al digitale (soprattutto accogliendo la sfida della raccolta pubblicitaria online), gli editori mostrano ancora diffidenza nei confronti delle nuove tecnologie e forse anche un po’ di timore nell’avviare trattative con i colossi Google e Facebook. “Confermo che le inserzioni digitali non sono la soluzione per il rilancio dell’editoria”, ha commentato l’a.d. del NYT, Mark Thompson, in occasione della presentazione dei risultati del 2017. Come lui, anche Stefan Betzold, managing director della testata online tedesca Bild Digital ha dichiarato di “riconoscere il grande potenziale [degli ott, ndr] soprattutto nella distribuzione delle news e nella sottoscrizione di abbonamenti, ma tra i loro buoni propositi annunciati e le azioni concrete resta sempre un gap”.

Da queste dichiarazioni, dunque, si percepisce un clima di sfiducia che le testate nutrono nei confronti dei big del settore digitale; ciononostante, in questo scenario di cambiamenti occorre che gli editori ripensino le modalità per la distribuzione dei propri contenuti, nonché gli strumenti per fidelizzare i lettori. L’intenzione dei più è quella di impostare da sé modelli di business migliori, tagliando fuori i giganti della Silicon Valley.
In questo senso numerose testate giornalistiche avrebbero deciso di avviare dei progetti individuali: il quotidiano economico francese Les Echos, ad esempio, avrebbe in serbo per il 2018 la nuova piattaforma “A.I. for Business”, progetto di intelligenza artificiale in grado di creare contenuti esclusivi su misura e anticipare le richieste di approfondimento da parte di vertici aziendali, quadri, artigiani, commercianti e creativi di fascia alta. “Saremo presenti nel momento esatto in cui tutti questi professionisti avranno il dubbio di non essere abbastanza informati”, ha spiegato Francis Morel, ex presidente e d.g. del quotidiano. Francis Morel Les Echos - OTT & editoria. Alleanza tra i big della Silicon Valley e editori: le testate vogliono farcela da sole con nuovi progettiLe novità non si fermerebbero qua: si sta lavorando per digitalizzare le pmi, con lo scopo di fare concorrenza ai big della rete. Infine, si è preannunciato il lancio di ben 60 nuove pubblicazioni tematiche (tra queste, Les Echos Patrimoine, Les Echos Executives e Les Echos Entrepreneurs).
In Germania poi il gruppo editoriale Axel Springer ha avviato un tavolo di confronto a Berlino con editori come Le Monde, Financial Times, Wall Street Journal per discutere su come migliorare i modelli di abbonamento senza interpellare Google e Facebook. Axel Springer - OTT & editoria. Alleanza tra i big della Silicon Valley e editori: le testate vogliono farcela da sole con nuovi progettiLa volontà degli editori di crescere e innovarsi anche indipendentemente dagli ott si sente. Si tratta tuttavia di una scelta non facile, il cui risultato finale dipenderà anche dalla capacità delle società di proporre progetti interessanti per i lettori. In un’intervista rilasciata al quotidiano Italia Oggi, Chris Stibbs, a.d. di The Economist, ha spiegato il suo punto di vista: “La pubblicità digitale rimarrà una sfida per gli editori tradizionali. Facebook e gli altri? Inevitabili per ampliare il bacino di potenziali lettori. Perciò gli editori tradizionali si devono differenziare se vogliono rimanere rilevanti per il mercato”. (G.S. per NL)