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Come cambierà Sky Italia ora che l’Antitrust europeo ha dato il via libera al progetto integrativo per raggruppare 23 milioni di abbonati?

Da Rogoredo, dove hanno sede gli studi del comparto italiano del colosso di Rupert Murdoch, hanno fatto sapere che il nuovo progetto di unificazione si concentrerà soprattutto sulla tecnologia: va da sé, specificano, che le produzioni manterranno un forte profilo nazionale e non verrà meno l’attenzione al profilo del cliente italiano. I primi passi, come si legge in un articolo di lunedì 29 settembre apparso sulle pagine del Corriere della Sera, verranno mossi nel terreno dei servizi offerti dalla prima piattaforma in comune ai 5 mercati, ovvero il decoder. A Londra infatti stanno investendo su AdSmart, un nuovo sistema di decodificazione digitale delle scelte effettuate con il telecomando, che potrebbe portare a delineare il profilo degli utenti, basandosi sulla selezione dei canali. Sky deve trovare nuove soluzioni e guardarsi le spalle, dato che in un mercato così fluido anche i cugini di Fox potrebbero sferrare duri colpi all’improvviso: ricordiamo ai nostri attenti lettori che Fox è già visibile non esclusivamente sulla piattaforma Sky, bensì anche agli abbonati di Mediaset Premium. Una strategia aggressiva, condivisa e approvata dall’amministratore delegato di Fox Italia Fabrizio Salini, che dopo 8 anni in Fox e una breve parentesi in Sky Italia, ora si prepara al debutto dei due nuovi canali Comedy e Animation, che andranno in onda a partire da novembre. Il tutto per spingere sul fatturato (160 mln) e sugli utili, con un occhio vigile sul comparto pubblicitario, dato che in un mercato in contrazione, Fox è cresciuta dell’11% nell’ultimo anno. La centralità dell’Italia rispetto al progetto di espansione europea, che fu sventolata quando si inaugurò la sede di Rogoredo, sta dunque lasciando il passo ai nuovi progetti di integrazione “comunitaria” tra le differenti realtà, e al confronto con il mondo della rete, per sfruttarne al massimo tutte le potenzialità, come stanno facendo Netflix, con la tv on demand sbarcata in moltissimi paesi europei e il più piccolo, ma ben promettente, Wuaki.tv. Ma non solo Netflix e Wuaki.tv fanno tremare il vecchio continente: nelle scorse settimane infatti l’Associazione Europea delle Reti Televisive (European Broadcasting Union, EBU) ha scritto alla Commissione Europea lanciando l’allarme sui pericoli della campagna acquisti promossa dall’affarista John Malone. Nel suo mirino ci sarebbero infatti emittenti tv e produttori di contenuti televisivi, prede strategiche per fronteggiare i big high-tech, tra cui Google. L’ultimo colpo messo a segno la scorsa settimana è stato l’acquisto per 930 milioni di dollari di All3Media, società britannica produttrice di programmi tv. Nei mesi scorsi poi la Liberty Global, uno dei bracci operativi dell’impero Malone, si era messa in tasca il 6,4% di Itv, il primo canale commerciale britannico, sborsando ben 800 mln di dollari, mentre in Olanda sta aspettando l’approvazione per l’acquisto del primo operatore di tv via cavo Ziggo – dopo aver conquistato il numero due, Upc Nederlands -. Dai piedi del Big Ben, anche l’economista Will Hutton si è appellato ai politici britannici definendo John Malone “uno dei più spietati affaristi americani” che, a detta sua, minaccia la creatività dell’industria tv made in Gran Bretagna. “Il consolidamento è indispensabile nell’attuale industria dei media, globale e digitale” ha chiarito Malone in una recente intervista al Wall Street Journal, aggiungendo che “i consumatori vogliono un menù completo di servizi e bisogna avere grandi economie di scala per competere con giganti come Google. È la legge del capitalismo, mangia o sei mangiato”. E se l’appetito vien mangiando, è bene tenere gli occhi aperti e studiare ogni mossa della campagna acquisti di Malone, che per ora procede come un fiume in piena e spazza via gli ostacoli. (V.R. per NL)
 
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