Radio e Tv. In arrivo la capacità trasmissiva nazionale promessa al Vaticano per la rinuncia alle frequenze tv

Dopo anni di attesa a seguito di un accordo siglato con l’Italia nel 2009, un emendamento della nuova legge di stabilità dispone un’asta per individuare l’operatore che trasporterà i programmi del Vaticano.

Con l’arrivo dei primi emendamenti della legge di stabilità 2016, si ritorna a parlare della questione riguardante la capacità trasmissiva DTT dovuta dallo Stato italiano alla Santa Sede. Correva infatti l’anno 2009 quando l’allora ministro Paolo Romani siglava un accordo con lo stato sovrano per ottenere l’utilizzo di quattro canali all’epoca di proprietà del Vaticano, in modo da aumentare le risorse radioelettriche a disposizione della regione Lazio per la migrazione delle emittenti al segnale digitale. I canali in questione erano il 6 e l’11 VHF, il 21 e il 57 UHF. In cambio, l’Italia si impegnava a fornire alla controparte, entro la fine del 2012, un’emittente radiofonica ed una televisiva con “copertura nazionale” e il tutto “senza oneri”. In pratica, un operatore di rete tv ed uno radiofonico (presumibilmente un consorzio DAB) si sarebbero dovuti far carico di ospitare i programmi del Papa con oneri a carico dello Stato. Tuttavia, la scadenza non venne mai rispettata e le sollecitazioni arrivate da parte del Vaticano produssero soltanto una promessa da parte del governo Letta, anche questa inevasa, di fornire capacità trasmissiva in questione entro fine 2013. Adesso, dopo quasi sei anni di attesa, un emendamento della legge di stabilità 2016 impegna il Mise (Ministero dello sviluppo economico) a predisporre una gara al ribasso con una base d’asta di 2,7 milioni di euro. Lo scopo è individuare un operatore che sia già titolare del diritto di uso DTT e che fornisca, senza costi aggiuntivi, “capacità trasmissiva su scala nazionale per una sua televisione ad una velocità di 4 megabyte al secondo e per un canale radio a copertura nazionale”. L’emendamento, inoltre, prevede lo stanziamento di un fondo di 276.000 euro all’anno mirato a “realizzare attività di studio, verifiche tecniche ed interventi in tema di attribuzione di frequenze aggiuntive a specifici servizi, propedeutiche alla liberazione del broadcasting della banda 700 MHz, e per l’armonizzazione internazionale dell’uso dello spettro”. (E.V. per NL)
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