Il 2026 porta, finalmente, una novità nello statico mondo della vendita della pubblicità radiofonica italiana, più volte censurato su queste pagine per la sua scarsa capacità innovativa (ancorato com’è a schemi anni ’90): nasce GR Network, una nuova concessionaria di pubblicità radiofonica nazionale ed areale che commercializza gli spazi di 29 emittenti radiofoniche locali che generano (dati Audiradio 2025) 7.543.000 ascolti nei 7 gg. e 2.012.000 nel giorno medio.
Sintesi
Il 2026 segna una svolta nel mercato pubblicitario radiofonico italiano con la nascita di GR Network, nuova concessionaria nazionale ed areale.
Il progetto aggrega 29 emittenti locali che totalizzano oltre 7,5 milioni di ascolti settimanali e 2.012.000 nel giorno medio(Audiradio 2025).
Parte del gruppo milanese Nextcom, GR Network scommette su un circuito di radio informative e musicali accomunate da una forte identità editoriale.
Al centro del modello (e della scelta delle emittenti), infatti, c’è il concetto di ID, inteso come posizionamento editoriale e di marketing chiaro e riconoscibile.
L’obiettivo è superare l’avvilente vendita “a peso” degli ascolti radiofonici, valorizzando peculiarità ed affinità tematiche delle stazioni.
La concessionaria GR Network (che produrrà anche programmi informativi) nasce in un contesto audio sempre più integrato tra radio, streaming e podcast.
Le nuove regole europee sulla pubblicità rafforzano la necessità di trasparenza e contestualità.
La radio può trarne vantaggio se misurabile e affidabile.
Resta la sfida dell’A.I., che rischia di penalizzare il mezzo con analisi distorte: sul punto, GR Network si propone come risposta innovativa e sistemica, prima che commerciale.
GR Network: l‘ID al centro
GR Network raggruppa emittenti informative e musicali con una matrice comune: “la forte identità”. Allineata ai più recenti modelli di radiofonia lineare (che mettono al centro capacità ID e formati innovativi), la concessionaria – parte del gruppo milanese Nextcom – commercializza, in esclusiva per la pubblicità nazionale ed areale, 29 stazioni radiofoniche.
Le stazioni del circuito pubblicitario
Le stazioni nel portafoglio di GR Network sono: Giornale Radio, GR News, 70-80, Radio Solo Musica Italiana, Prima Radio, Party Radio, Party Groove, Radio Italia Uno, Radio Roma, Radio Bussola 24, Radio Roma Capitale, Radio Sei, Rete Sport, Radio Azzurra, Radio Balla Balla, Radio Movida, Jonica Radio, Radio Dance, Radio Cuore, Sestarete, Radio CL1, Radio Time, Radio Amore, Radio Amore Napoli, Radio Luna, Radio Immagine, Simply Radio.
La radio fuori dal castello
“La nascita di GR Network si inserisce in un contesto di profonda trasformazione del mercato pubblicitario audio, nel quale la radio non è più un mezzo isolato ma parte di un ecosistema complesso e promiscui sono diventati i punti di contatto tra flussi lineari (FM/DAB/DTT/IP/sat) e differiti (catch-up, podcast, reel), piattaforme proprietarie (app, skill, broadcast analogico e digitale) e di terze parti (aggregatori)“, spiega a Newslinet Domenico Zambarelli, fondatore della nuova concessionaria e ceo del gruppo Nextcom.
Riscrivere le regole
“Una promiscuità che impone una riscrittura delle regole tradizionali della pubblicità radiofonica, a partire da durata, frequenza e logica di somministrazione dei messaggi. In questo scenario, il valore non risiede più soltanto nella copertura, ma nella capacità di parlare a comunità riconoscibili, coerenti e fedeli.
Il concetto di ID (identity)
È qui che il concetto di ID (identity) diventa centrale: stazioni fortemente caratterizzate, con posizionamenti editoriali chiari, consentono di superare l’approccio indifferenziato della pianificazione a tappeto, restituendo alla radio un ruolo attivo e qualificante nei media mix degli investitori”, continua Zambarelli.
Oltre la vendita sommatoria degli ascolti: valorizzare il posizionamento
La proposta di GR Network sembra muoversi esattamente in questa direzione. L’aggregazione di emittenti locali, storicamente penalizzate nella raccolta nazionale perché affogate nella vendita a peso (ascolti pesati come bulloni), viene ripensata non come semplice sommatoria di ascolti, ma come costruzione di un’offerta coerente, tematica e valoriale. Un passaggio tutt’altro che banale in un mercato che, per anni, ha privilegiato modelli quantitativi rigidi e poco sensibili all’evoluzione dei consumi audio.
Nessuna ingerenza sull’identità delle emittenti del circuito
“Valori aggiunti che ci riproponiamo sono l’opportunità di realizzare brand news e schede prodotto utilizzando la professionalità di una struttura editoriale importante – ma senza ingerire nelle sfere editoriali delle emittenti del circuito, la cui identità sarà sempre rispettata – ed allargare le interazioni con il mondo delle agenzie di pubbliche relazioni e gli uffici stampa, area oggi inesplorata”, sottolinea Zambarelli.
Nuove cornici regolatorie
Il rinnovamento appare tanto più necessario alla luce delle nuove cornici regolatorie europee. L’entrata in vigore del Regolamento UE 2024/900 sulla pubblicità politica, con l’enfasi su trasparenza, tracciabilità e limitazione del micro-targeting, rappresenta un segnale chiaro: la pubblicità del futuro dovrà essere meno opaca e più contestuale.
Trarre vantaggio, ma a determinate condizioni
La radio, per sua natura meno invasiva e più “ambientale” rispetto ad altri mezzi, può trarre vantaggio da questo scenario, a patto di sapersi presentare come mezzo affidabile, riconoscibile e misurabile.
Lo sfondo della I.A.
Non va però sottovalutata un’altra sfida, forse la più insidiosa: quella posta dall’intelligenza artificiale applicata all’analisi dei media. Studi recenti hanno evidenziato come alcuni sistemi di A.I., basandosi su metriche incomplete o su letture distorte del ROI, arrivino persino a sconsigliare l’investimento pubblicitario in radio. Un rischio concreto, che deriva più da una cattiva rappresentazione del mezzo che da una reale inefficacia dello stesso.
Dialogare con nuovi strumenti di analisi
Anche in questo caso, la risposta non può che passare dall’innovazione dell’offerta e dalla chiarezza del posizionamento. “Le concessionarie possono contribuire a colmare questo gap, fornendo al mercato dati, narrazioni e modelli di pianificazione più aderenti alla realtà dell’ascolto contemporaneo e capaci di dialogare con i nuovi strumenti di analisi”, annota Zambarelli.
Perché la decisione di creare un nuovo player di raccolta pubblicitaria?
Ma da dove nasce l’esigenza di creare una nuova concessionaria pubblicitaria? “Dalla consapevolezza che il tempo dell’immobilismo è finito e che, per tornare competitiva, la pubblicità radiofonica deve ripartire dall’identità, dalla qualità e dall’integrazione intelligente nel nuovo ecosistema audio-digitale. GR Network rappresenta un primo, concreto passo in questa direzione”, risponde il leader del nuovo hub di raccolta pubblicitaria.
Dalla logica del listino alla logica del progetto
“Per troppo tempo la raccolta radiofonica è stata governata da listini rigidi e da automatismi commerciali che non tengono conto del contesto editoriale in cui il messaggio viene inserito. Noi vogliamo superare questa impostazione: non vendiamo semplicemente spazi, ma progetti di comunicazione costruiti sul DNA delle singole emittenti e sugli obiettivi reali degli investitori.
Locale non significa marginale
C’è ancora l’idea – sbagliata – che locale sia sinonimo di piccolo o residuale. In realtà, molte radio territoriali e/o tematiche hanno un rapporto con il pubblico che le reti nazionali possono solo invidiare. La nostra ambizione è dimostrare che il valore commerciale non dipende solo dalla dimensione, ma dalla capacità di generare fiducia, prossimità e rilevanza.
Una sfida culturale prima che commerciale
GR Network non nasce solo per raccogliere pubblicità, ma per rimettere al centro una cultura diversa della radio e della sua vendita. È una sfida prima di tutto culturale: cambiare il modo in cui editori, centri media e inserzionisti guardano al mezzo. Se riusciremo a far passare questo messaggio, il mercato seguirà come sempre è stato.
Stand up and fight!
Dappertutto leggo che la radiofonia italiana ha potenzialità inespresse, che la pubblicità areale, in particolare, ha margini di crescita molto interessanti, che le stazioni sono vendute al kg senza esaltazione delle proprie peculiarità, quasi che l’ascolto di una pesasse come quello di un’altra, sebbene abbiano palinsesti completamente diversi.
Il sacro fuoco
Mi piacerebbe ricreare quel sacro fuoco innovativo degli anni ’80, quando ogni giorno ci si inventava qualcosa di nuovo. Oggi c’è molto da fare, ma bisogna alzarsi e combattere per riconquistare il terreno perso nel confronto con gli OTT.
Vendersi per vendere
D’altra parte, se la radio non impara a vendere al meglio se stessa, come può pretendere di aiutare altri a vendere i propri prodotti e servizi?”, conclude il fondatore di GR Network. (E.G. per NL)








































