Dopo lo spegnimento delle reti FM della SSR (la radio pubblica svizzera), i dati del rilevatore Mediapulse confermano la raggiunta stabilizzazione dell’ascolto della radio pubblica elvetica, mentre la politica riapre il dossier sull’analogico e sul futuro delle emittenti private in vista della scadenza del 31/12/2026 (che dovrebbe essere posticipata formalmente).
Sintesi
A oltre dodici mesi dallo switch-off FM della SSR (La radio pubblica svizzera) gli ascolti radiofonici in Svizzera si sono stabilizzati, confermando le previsioni di Newslinet e dell’UFCOM (il regolatore delle comunicazioni elvetiche).
I rilievi attestano che il 93% della popolazione continua ad ascoltare la radio almeno una volta a settimana, con una tenuta complessiva nonostante il (prevedibile ed infatti previsto) calo iniziale.
La SSR valuta però una possibile riattivazione limitata di alcuni impianti FM, soprattutto sulle grandi arterie stradali.
La mossa si inserisce nel più ampio dibattito politico sullo spegnimento delle emissioni in FM per le radio private, formalmente ancora previsto al 31/12/2026, che molti chiedono di rinviare.
Le emittenti commerciali temono un impatto economico irreversibile, a differenza del servizio pubblico finanziato dal canone.
Il Parlamento cerca una mediazione tra investimenti già sostenuti, stato della rete analogica e transizione digitale.
Al centro resta una certezza: non è la tecnologia, ma la forza dei contenuti e della dimensione regionale a determinare il futuro della radio.
I dati d’ascolto
Le tendenze che Newslinet aveva anticipato nella primavera 2025, condivise dall’UFCOM (il regolatore delle comunicazioni elevetiche) a fine maggio dello scorso anno, sono state confermate dai dati d’ascolto del 2° semestre 2025 resi pubblici dalla SSR (la radio pubblica svizzera, declinate sui coacervi linguistici cantonali RSI, SRF, RTS, RTR): “Il 93% della popolazione svizzera nel secondo semestre 2025 ha ascoltato almeno una volta a settimana la radio. I dati continuano a rimanere stabili dopo la soppressione parziale delle trasmissioni FM, secondo cifre di Mediapulse”.
L’ascolto della radio pubblica svizzera nel 2° semestre 2025
Fra luglio e dicembre, considerando tutte le persone di oltre 15 anni, c’è stato un ascolto medio di 76 minuti al giorno di trasmissioni live svizzere ed estere, si legge in un comunicato diffuso lunedì dalla fondazione. Giornalmente le trasmissioni hanno raggiunto il 69% del potenziale, pari a 5,13 milioni di persone, un dato in calo di due punti percentuali. Su una settimana, sono risultati 6,95 milioni gli ascoltatori.
Gli svizzero-tedeschi ascoltano più a lungo
Chi ha utilizzato la radio l’ha ascoltata in media 110 minuti al giorno, con gli svizzero-tedeschi che arrivano a quasi due ore, mentre gli italofoni si fermano a 111 minuti e i romandi a 93.
Stabilizzazione
Questi dati rimangono quindi stabili anche nel secondo semestre dall’abbandono delle trasmissioni FM da parte della SSR. Come noto, in futuro la SSR tornerà però a trasmettere anche sulle FM”, conclude la nota.
I diffusori della radio pubblica svizzera saranno veramente riattivati?
Il ritorno delle trasmissioni modulazione di frequenza della radio pubblica svizzera, ammesso che si farà concretamente (più di un osservatore qualificata l’ha considerata una mera dichiarazioni d’intenti, cui potrebbe non seguire una concreta attuazione), con ogni probabilità sarà limitato a pochi diffusori FM sulle principali arterie stradali.
La genesi della vicenda
Ma da dove nasce la prospettiva di una riattivazione degli impianti analogici della radio pubblica svizzera dopo la dissativazione (assunta come definitiva) del 31/12/2024?
Lo switch-off delle radio private al 31/12/2026
L’interruzione delle trasmissioni in FM per (tutte) le radio private è attualmente prevista per la fine di quest’anno (il 31/12/2026) e la mozione chiede che il termine per la disattivazione (a favore di una diffusione esclusivamente digitale, in forma promiscua DAB+IP) venga posticipata almeno fino alla fine del 2031 in forma concertata con gli editori.
La motivazione
La motivazione principale che ha fondato la decisione è che l’abbandono delle frequenze FM metterebbe a rischio le radio private e incoraggerebbe gli ascoltatori svizzeri a rivolgersi alle stazioni all’estero, soprattutto quelli romandi e ticinesi (quindi a favore delle stazioni italiane).
Proroga delle licenze FM oppure nuovi rilasci
A livello tecnico, è stato chiesto al Consiglio federale (l’organo esecutivo del governo della Confederazione Svizzera, che, come tale, rappresenta la più alta autorità del paese) di prorogare le attuali licenze radiofoniche FM oppure di indire una nuova procedura di gara per l’assegnazione di nuovi titoli.
Più probabili nuovi titoli
Sul punto, il consigliere federale Albert Rösti ha dichiarato che il suo intento è il secondo: “Una semplice proroga delle licenze esistenti non è più giustificabile”, ha spiegato durante il dibattito, sottolineando come “una nuova gara pubblica potrebbe pure generare ulteriori entrate”.
Le preoccupazioni della Commissione preconsultiva
La Commissione preconsultiva si era dichiarata preoccupata per il calo del numero di radioascoltatori dopo la disattivazione delle reti FM cantonali che la SSR (la radio pubblica elvetica) aveva anticipato a gennaio 2025.
Le nuove licenze
Non è allo stato chiaro se attraverso il rilascio di nuove licenze la SSR possa concorrere alla riattivazione di almeno alcuni diffusori FM principali (sulle arterie stradali più frequentate) o se – cosa che appare più probabile stante il dichiarato avanzato recupero degli ascolti effettuato in digitale in questi ultimi 10 mesi – la stazione di stato non punterà alla riesumazione (ancorché parziale) dell’analogico.
Fase attuativa
L’atto parlamentare è ora trasmesso al Consiglio federale, che dovrà attuarlo.
Il quadro
In definitiva la questione ha avuto l’evoluzione prevista a settembre 2025 su queste pagine da Jürg Bachmann, ex presidente dell’Associazione svizzera delle radio private (dal 2006 al 2024). “Lo spegnimento della FM era stato deciso congiuntamente da tutte le radio nel lontano 2014. Da quel momento tutti i partecipanti hanno marciato in buona fede su questa rotta, anche se durante il cammino non si sono mai chiesti seriamente se il piano fosse giusto. E forse questo è stato un errore”, aveva ricordato a NL qualche mese fa Bachmann.
Gli investimenti pubblici in vista del 31/12/2026
Da parte sua, la Confederazione ha pagato milioni di franchi per la pubblicità in vista dello switch-off. Dopo che la SSR, rispettando i patti, ha spento i propri programmi in FM alla fine del 2024, è assolutamente comprensibile che essa esiga lo stesso anche da parte delle radio private. A cui, tra l’altro, il consigliere federale Albert Rösti, l’anno scorso, ha concesso altri due anni fino allo spegnimento della FM, non più trattabile, collocandolo alla fine del 2026.
Il punto di vista delle private
“Tuttavia, un tracollo di cifre d’ascolto come lo abbiamo visto nel primo semestre del 2025 se lo può permettere solo la SSR. I loro programmi sono sostenuti in pratica solo dal canone. I dati d’ascolto forse non piacciono in casa SSR, ma non hanno ripercussioni sull’andamento finanziario e gestionale dell’azienda. Per le radio private, che già soffrono di un calo fisiologico degli introiti pubblicitari (per la competizione di social media, piattaforme web, ecc., ndr), una ulteriore riduzione creerebbe un danno pressoché irreparabile. Per nessun motivo si possono pertanto permettere lo spegnimento della FM.
Mediazione
Di qui la convinzione di Bachmann che il Parlamento Federale avrebbe cercato “un equilibrio in questo braccio di ferro tra posizioni praticamente inconciliabili. In effetti, un compito non proprio facile. Negli ultimi dieci anni, la rete di diffusione FM non è praticamente più stata curata, al di fuori della normale manutenzione. Pochi investimenti, se non nessuno, posto che tutti erano d’accordo sullo spegnimento entro la fine del 2024.
Lo stato della rete FM
Ora, lasciare in funzione una rete già un po’ malconcia significa accettare delle carenze di diffusione. Anche perché l’Ufficio Federale delle strade ha già interrotto la distribuzione FM nelle gallerie stradali. E chi fa radio sa che lacune di diffusione portano subito a perdite di ascolto.
Investire verso il disimpegno?
Per evitare questi effetti sarebbero necessari nuovi investimenti. Poco sensati, peraltro, per una tecnologia destinata al disimpegno. Questo significa che un prolungamento della FM non necessariamente garantirebbe i risultati richiesti e sperati. Ma costerebbe tanto denaro alle radio private.
Il rischio del no
Il prolungamento della FM è di competenza del Dipartimento del già citato consigliere federale Rösti. Passando attraverso il Parlamento federale le radio private rischiano, prima o poi, un “no” definitivo.
Passo dopo passo
Forse la richiesta di un prolungamento anno per anno presso il Dipartimento interessato avrebbe causato meno attenzione politica per una tecnologia di già discutibile importanza oggi e con poco futuro presso un pubblico vasto.
Uscita in sordina
Questo procedere più pragmatico avrebbe dato alle radio private l’opportunità di uscire dalla FM con meno rumore ed attenzione mediatica, quando ognuna di essa – forse anche guadagnando qualche anno – lo avesse trovato opportuno. Ammesso che il consigliere federale fosse stato disponibile a un compromesso di questo genere, beninteso.
La concorrenza straniera non deve preoccupare oltre l’immediato
Non avrei gran paura, invece, di perdere ascoltatori a favore di radio confinanti (tedesche, francesi o italiane). Forse nell’immediato, ma non nel lungo termine. Le radio private, almeno quelle svizzere, sono fondamentalmente radio regionali. Gli ascoltatori non seguono una tecnologia, ma un programma ancorato fortemente nel loro territorio, con le sue voci e personalità.
Il vantaggio della regionalità
Chi vuole ascoltare la sua radio preferita, specialmente se regionale, la trova e la segue su DAB+ o su internet, ovvero dove è disponibile. Se qualcuno invece decide di cambiare programma, in genere non è per la tecnologia, ma per il contenuto che non risponde più alle esigenze. Perciò non è la modulazione di frequenza a garantire la fedeltà da parte dei suoi ascoltatori, ma il programma stesso”.
Differenze di ruoli
“Mi sembra quindi assolutamente giustificato che le radio private si battano contro decisioni prese dieci anni fa che potrebbero danneggiarle economicamente in maniera non più correggibile. Anche contro la volontà della SSR, il cui servizio pubblico non dipende dalle cifre d’ascolto ma è pagato tramite il canone”, aveva osservato l’autorevole osservatore.
Investire nei contenuti
“In ogni caso, non saranno le tecnologie di diffusione a decidere sul futuro della radio per sé. Neanche la FM. Lo saranno gli investimenti nei programmi, nel loro posizionamento nel mercato e nelle voci che accolgono ed attirano utenti sul programma preferito. Giorno per giorno”. (E.G. per NL)







































