Radiodiffusione sonora. Onde medie: finalmente qualcosa si muove.

Il 5 luglio 2013 scadrà il termine – fissato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – per presentare la propria manifestazione di interesse a trasmettere in onde medie e corte, tanto in tecnica digitale quanto in quella analogica.

I soggetti destinatari di tale invito – contenuto nella consultazione pubblica indetta il 29 maggio 2013 dal Consiglio dell’AGCOM con delibera n. 366/13/CONS – sono, in particolar modo per le onde medie, i soggetti interessati all’utilizzo delle bande di frequenze progressivamente lasciate libere dalla RAI. La procedura avviata non è comunque finalizzata al rilascio di una licenza a trasmettere, bensì semplicemente a raccogliere dati e informazioni sull’effettivo interesse – da parte di soggetti privati – all’utilizzo di gamme d’onda abbandonate dalla concessionaria di Stato. E’ comunque importante quanto sta avvenendo dopo anni di disinteresse o, meglio, di insensato divieto delle autorità ministeriali all’utilizzo delle bandi di frequenze poste sotto i 30 MHz. Dobbiamo ricordare, infatti, che l’AGCOM ha una posizione di terzietà tra autorità governative e cittadini; imparzialità quindi, la quale – se ben esercitata – non potrà che portare all’auspicata apertura delle onde medie ai soggetti privati, similmente a quanto avvenne quasi quarant’anni fa nella modulazione di frequenza. Importanti due passaggi contenuti nel provvedimento dell’AGCOM: – aver ritenuto necessario, alla luce della disponibilità di risorse frequenziali, espletare una consultazione pubblica per valutare il grado di interesse del mercato ai fini della verifica della necessità di limitare il numero dei relativi diritti d’uso; – il servizio di radiodiffusione sonora in onde medie in AM è stato “esercìto” dalla RAI fino a non molti anni fa, lasciando in tal modo potenzialmente libere risorse di frequenze che potrebbero essere utilizzate dall’Italia per essere assegnate ad altri soggetti. In particolare, a partire dall’anno 2004, la riduzione dei canali della concessionaria RAI a quelli della sola programmazione di «Rai Radio 1» e la conseguente diminuzione dei siti trasmittenti nel territorio italiano ha liberato porzioni della banda delle onde medie. Certo, quanto affermato lo sanno già da tempo tanto gli operatori privati quanto i semplici ascoltatori; è comunque un segnale nella giusta direzione, dopo anni di disinteresse o, meglio, di insensato divieto all’utilizzo delle bande di frequenze poste sotto i 30 MHz. Dobbiamo ricordare, infatti, che l’AGCOM ha una posizione di terzietà tra autorità governative e cittadini; una posizione, quindi di imparzialità la quale – se ben esercitata – non potrà che portare all’auspicata apertura delle onde medie ai soggetti privati, similmente a quanto avvenne quasi quarant’anni fa nella modulazione di frequenza. Per quei pochi operatori privati che trasmettono in onde medie senza incontrare divieti, giustificabile sarebbe la speranza che risultasse sottostimato il numero dei soggetti interessati a trasmetter: questo al comprensibile scopo di non sottoporsi – dopo anni di attività e di investimenti – al rischio di una gara per l’assegnazione delle frequenze dall’esito incerto. Il Codice delle comunicazioni elettroniche prevede infatti, in caso di scarsità di frequenze, che alla generale autorizzazione a trasmettere si affianchi un’ulteriore concessione del diritto individuale di uso delle frequenze radio. Quindi, se l’AGCOM ritenesse il numero dei soggetti interessati eccessivo rispetto alle risorse (frequenze radio) disponibili, potrebbe – a rigor di Codice – assoggettare a procedura concorsuale la concessione d’uso delle frequenze in AM. Riteniamo, però, che questo sarebbe una procedura troppo gravosa considerata l’attuale abbondanza delle risorse radio). Ad ogni modo, anche se così fosse, si passerebbe – anche se non da subito – da uno stato di assoluta incertezza (anche per la remunerazione degli investimenti effettuati) ad una certezza del diritto di trasmettere, bene sicuramente da salvaguardare tanto più (come bene ha illustrato l’esempio della TV di Stato greca) in un periodo di crisi economica. E, in ogni caso, quanto sta avvenendo permette subito di rompere il muro di silenzio che le autorità ministeriali hanno sino ad ora tenuto eretto sull’argomento, chiedendo per giunta l’applicazione di sanzioni penali nei confronti degli operatori privati, coraggiosi pionieri della modulazione di ampiezza. Quello che assolutamente deve essere evitato è che la consultazione vada a vuoto, come purtroppo avvenne per le onde corte (a ricordarlo è sempre la citata deliberazione n. 366 dell’AGCOM , che sottolinea che l’apertura di tale gamma d’onda con il DPR 391 del 10 luglio 1995 “ha dato come esito, a quanto risulta presso il Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento comunicazioni, alla presentazione di un numero limitatissimo di domande e non ha condotto ad alcuna realizzazione pratica”). Nella malaugurata ipotesi che l’AGCOM si convincesse che le onde medie italiane non interessano più a nessuno, il destino delle stesse sarebbe irrimediabilmente segnato. (Giorgio Marsiglio)
 
 
 
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