Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione 2026 di Agcom: Internet domina, ma non convince.
Gli italiani cambiano abitudini, ma non fiducia (e non vogliono pagare per le notizie).
Radio e TV arretrano nei consumi, ma restano pilastri di credibilità.
Ma algoritmi e piattaforme decidono cosa vediamo e cosa ignoriamo.
È il nuovo paradosso dell’informazione: innovativa nei comportamenti, tradizionalista nella fiducia.
Sintesi
L’ Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione 2026 dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni certifica il sorpasso strutturale di Internet come principale fonte informativa (55,8%), sancendo il passaggio da un sistema basato sui palinsesti a un ecosistema algoritmico e continuo.
Tuttavia, emerge un paradosso sistemico: mentre i consumi si spostano verso il digitale, la fiducia resta ancorata ai media tradizionali, con TV e radio ancora percepite come più affidabili.
In parallelo, si osservano la contrazione dell’offerta informativa televisiva, la marginalità crescente della radio nei consumi, il ruolo dominante degli intermediari digitali (social, motori di ricerca, intelligenza artificiale) e una crescente opacità algoritmica.
Il quadro è aggravato dalla debolezza del modello economico online (solo il 6,1% paga per le news) e dalla diffusione della news fatigue, che alimenta una frattura tra cittadini informati e disinformati, con impatti diretti sulla partecipazione democratica.
Ne deriva un sistema ibrido ma instabile, in cui radio e TV evolvono da media di massa a presìdi di credibilità, mentre il controllo dell’informazione si sposta verso le piattaforme.
Il primato dell’online: una leadership ormai strutturale
Il dato più evidente emerso dall’ Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione 2026 (qui per il download del documento integrale) è che Internet non rappresenta più un’alternativa, ma il fulcro del sistema informativo. Nel primo semestre del 2025, il 55,8% degli italiani sceglie la rete come fonte principale di notizie, contro il 43,2% della televisione.
Dalla logica di palinsesto all’era del flusso algoritmico
Non si tratta di un semplice sorpasso quantitativo: è un cambio di paradigma profondo, in cui l’informazione si sgancia dai palinsesti e si trasforma in un flusso continuo, governato da piattaforme, notifiche e algoritmi. In questo scenario, la centralità editoriale si sposta dagli editori ai sistemi di distribuzione.
La televisione: da media dominante a presidio generazionale
La televisione continua a mantenere un ruolo rilevante, ma sempre più circoscritto: tra gli over 65 resta la prima fonte informativa (59,8%), confermando una forte segmentazione anagrafica. Tuttavia, il dato più significativo che emerge dall’ Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione 2026 è la dinamica: -27 punti percentuali nell’uso informativo dal 2020. Un calo che segnala una trasformazione strutturale e non ciclica.
Meno approfondimento nell’era della complessità globale
Sul piano dell’offerta, la situazione è altrettanto critica: nel 2025 le ore di informazione televisiva calano del 7% rispetto al 2024 e del 12% rispetto al 2019, con una contrazione particolarmente marcata per i programmi di approfondimento.
Il risultato è un paradosso evidente: mentre cresce la complessità del contesto globale, diminuisce lo spazio dedicato all’analisi.

La radio: resilienza reputazionale, ma marginalità nei consumi
La radio si colloca in una posizione intermedia, caratterizzata da una lenta erosione dei consumi ma da una tenuta significativa sul piano della credibilità: nel 2025, l’11,3% della popolazione si informa tramite radio nel giorno medio, un dato in calo ma non drammatico. La sua fruizione resta fortemente legata ai contesti di mobilità, oggi in trasformazione per effetto dello smart working e dei cambiamenti sociali. Nonostante ciò, la radio conserva un elemento distintivo: una reputazione editoriale solida, che la mantiene tra i mezzi più affidabili, anche a fronte della crescita del digitale.
Il paradosso della fiducia: digitale forte, ma poco credibile
Il punto più critico dell’intero sistema emerge – secondo l’ Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione 2026 – quando si osserva il rapporto tra consumo e fiducia, posto che gli italiani si informano sempre più online, ma continuano a fidarsi dei media tradizionali: il 35,9% attribuisce infatti alta fiducia a TV, radio e stampa, contro appena il 20% per i mezzi digitali.
Affidabilità rovesciata: massima fiducia dove cala l’uso, minima dove cresce il consumo
Ancora più emblematico è il dato sull’affidabilità: il servizio pubblico televisivo è la fonte più credibile (40,5%), mentre gli influencer si fermano all’1,2%. Questo scollamento produce una frattura sistemica: l’informazione viene consumata dove la fiducia è minore e la fiducia si concentra dove l’uso è in calo.
L’intermediazione algoritmica: il vero centro del potere informativo
Nel nuovo ecosistema digitale, il controllo dell’informazione si sposta dagli editori agli intermediari: social network e motori di ricerca sono i principali gateway di accesso alle notizie, ridefinendo le modalità di selezione e distribuzione dei contenuti .
Il primato dei social e l’opacità degli algoritmi informativi
Un dato è particolarmente significativo emerge dall’ Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione 2026 : il 50,8% degli utenti apprende le notizie prima dai social che da altri mezzi. Tuttavia, questa centralità si accompagna a un problema strutturale: una larga parte della popolazione non conosce il funzionamento degli algoritmi.
Ne deriva un sistema informativo personalizzato ma opaco, in cui la visibilità delle notizie è determinata da logiche non trasparenti, con potenziali effetti su pluralismo e qualità.
La crisi del modello economico: informazione senza valore percepito
Uno degli aspetti più critici riguarda la sostenibilità economica: solo il 6,1% degli italiani paga per notizie online, confermando la difficoltà di affermare modelli a pagamento. Quando si imbattono in un paywall, gli utenti tendono a evitare il pagamento, cercando la stessa informazione altrove o attendendo che venga ripresa da radio e televisione. Questo comportamento evidenzia una contraddizione profonda: l’informazione è considerata essenziale sul piano sociale, ma non sul piano economico.
La news fatigue: l’informazione che allontana
L’ Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione 2026 introduce un elemento di particolare rilevanza: la crescente disaffezione verso le notizie. Nel 2025, il 17,2% degli italiani ha ridotto il consumo informativo, superando la quota di chi lo ha aumentato. Le cause sono molteplici: ripetitività, negatività, stress e sfiducia nei giornalisti.
La frattura informativa che incide sulla partecipazione democratica
Si delinea così una società divisa tra cittadini “coinvolti” e “non coinvolti”, con conseguenze che vanno oltre il sistema mediatico. Tra i meno informati, infatti, il 75,3% non partecipa alla vita civica, segnalando un legame diretto tra informazione e democrazia.
L’offerta televisiva: adattamento tematico, riduzione strutturale
La televisione mostra capacità di adattamento sul piano editoriale, con una crescente attenzione ai temi internazionali e geopolitici. Tuttavia, questa evoluzione si inserisce in un quadro di riduzione complessiva dell’offerta informativa. I programmi di approfondimento, in particolare, registrano le contrazioni più significative, mentre i telegiornali mantengono una relativa stabilità. Il rischio è quello di una progressiva semplificazione dell’informazione televisiva, sempre più orientata alla cronaca immediata e meno all’analisi.
Un sistema ibrido ma non ancora equilibrato
Il sistema dell’informazione italiano appare oggi caratterizzato da una profonda asimmetria: da un lato, un ecosistema digitale dominante nei consumi ma fragile nella credibilità. Dall’altro, media tradizionali meno utilizzati ma ancora centrali nella costruzione della fiducia.
Radio e TV da media di massa a garanti di affidabilità nel nuovo ecosistema
In questo contesto, radio e televisione non scompaiono, ma cambiano funzione, trasformandosi in presìdi di affidabilità all’interno di un ambiente informativo sempre più frammentato. La sfida per il futuro non sarà solo tecnologica, ma editoriale e culturale: ricostruire un equilibrio tra accesso, qualità e fiducia in un sistema in cui il potere si è spostato verso chi controlla la distribuzione delle notizie. (M.L. per NL)































