Il giornalismo sta attraversando una delle sue crisi più profonde. Le fonti giornalistiche storiche, quelle con i grandi brand e le loro storie decennali, perdono ogni giorno di credibilità .
Lo dicono in molti, ne abbiamo scritto su queste colonne. Oggi ne parla Deborah Turness, ex CEO di BBC News e una delle figure più influenti del broadcasting mondiale degli ultimi trent’anni.
NL ha deciso di raccontare la David Nicholas Memorial Lecture tenuta a Londra il 12 maggio 2026. Il suo intervento ci è sembrato uno dei resoconti più lucidi sullo stato del giornalismo contemporaneo sentiti in pubblico da molto tempo.
Turness ha raccontato di “un modello di giornalismo che, nelle sue parole, non sa ancora se sta assistendo alla propria trasformazione o al proprio funerale”.
La conferenza è stata organizzata dall’ITN 1955 Club in collaborazione con la Media Society e il Broadcasting Journalism Training Council (BJTC).
Sintesi
Deborah Turness, ex CEO di BBC News e una delle figure più influenti del broadcasting mondiale, ha tenuto a Londra il 12 maggio 2026 la David Nicholas Memorial Lecture, offrendo uno dei resoconti più lucidi sullo stato del giornalismo contemporaneo.
La sua tesi centrale: la rivoluzione in atto — trainata da Substack e dai podcast — non è una rivoluzione di piattaforma. Non è come il web o i social media. È una rivoluzione di relazione.
Il pubblico non sta scegliendo solo dove informarsi: sta scegliendo con chi farlo, abbandonando le istituzioni a favore degli individui.
I numeri confermano il quadro. Quasi 4 milioni di persone in meno si informano dalla televisione nel Regno Unito rispetto a cinque anni fa. Il pubblico che usa YouTube per le notizie è triplicato e su TikTok è cresciuto di dieci volte.
La fiducia nelle notizie è scesa dal 51% del 2015 al 35% del 2024 secondo il Reuters Institute.
Le soluzioni che Turness propone ai media tradizionali si articolano su tre fronti.
Il primo è l’autenticità . L’informalità e la libertà di opinione cercate nei giornalisti indipendenti sono l’opposto del DNA dei grandi media, costruiti sulla formalità controllata.
Il secondo è un nuovo patto con il talento. Significa dare ai giornalisti tecnologia e supporto per costruire una presenza autonoma sulle piattaforme. In cambio, l’adesione a valori editoriali condivisi — pena l’accelerazione della fuga dei migliori.
Il terzo è strutturale: ribaltare le redazioni. Bisogna smettere di essere macchine ottimizzate per il broadcast che producono contenuti digitali come sottoprodotto. Occorre costruire invece uno studio digitale come cuore dell’operazione. Il modello di riferimento è il New York Times, oggi a 13 milioni di abbonati con una crescita annua del 16%.
Chi è Deborah Turness
Turness ha iniziato come intern nel bureau di Parigi di ITN a 23 anni; da lì ha percorso tutta la filiera del giornalismo televisivo: cronista, produttrice, direttrice di programmi, fino ai vertici. Ha guidato ITV News come editor ed è diventata CEO di ITN, la più grande production house di servizio pubblico nel Regno Unito. In seguito è stata presidente di NBC News negli Stati Uniti, dove ha lanciato NBC News International come business globale e supervisionato l’acquisizione di una quota di Euronews nel 2017.
Nel 2022 è tornata in Gran Bretagna come CEO di BBC News. Guidava una redazione di oltre 5.000 giornalisti, con contenuti in oltre 40 lingue per mezzo miliardo di persone nel mondo. Una carriera costruita dentro le più grandi macchine editoriali del pianeta.
Lo scandalo del video Trump e le dimissioni
Ma non tutto è oro quanto luccica. Nel novembre 2025, Turness si è dimessa insieme al direttore generale Tim Davie, travolti da uno scandalo editoriale che ha fatto il giro del mondo. Un documentario Panorama della BBC aveva editato il discorso di Donald Trump del 6 gennaio 2021, il giorno dell’assalto al Campidoglio. L’editing ne aveva alterato radicalmente il significato. Le parole con cui Trump chiedeva ai suoi sostenitori di «manifestare in modo pacifico e patriottico» erano state tagliate. Era rimasto solo il «fight like hell», creando l’impressione diretta di un incitamento alla violenza.
Context changes everything
Il contesto cambia tutto, come recita il payoff di Bloomberg. E questo taglio ne è stato un esempio magistrale: i due brani del discorso di Trump, nell’originale, erano separati da oltre 50 minuti di discorso. Ma sono stati messi insieme in modo da apparire senza interruzione.
Scuse, dimissioni e difesa dell’imparzialità editoriale
Il presidente della BBC Samir Shah si era poi scusato per «un errore di giudizio» che «aveva dato l’impressione di un appello diretto all’azione violenta». Turness ha successivamente rassegnato le dimissioni affermando che «la questione ha raggiunto un punto in cui sta causando danni alla BBC — un’istituzione che amo. Come CEO di BBC News, la responsabilità è mia». Ha però respinto l’accusa di bias istituzionale, definendola infondata: il problema era «un’edizione non all’altezza degli standard editoriali», non una linea politica sistematica.
Fact Check
Resta il fatto che nel periodo della sua direzione la BBC si era, secondo molti, allontanata dal suo ruolo di imparzialità . Quella BBC che nel 1982 trattava con eguale importanza il punto di vista inglese e quello argentino nella guerra per le Falkland/Malvinas. Secondo i critici, si era avvicinata a un giornalismo quasi militante, soprattutto contro Israele e il mondo occidentale.
Oltre il caso BBC: una riflessione che riguarda tutto il giornalismo
Quanto sia responsabile Turness non lo sappiamo. Si tratta probabilmente di un fenomeno generale nel mondo della comunicazione. Lo confermano i casi del Washington Post e la denuncia di Le Figaro riguardo a Le Monde.
In ogni caso, indipendentemente da questi fatti, la sua lecture è degna di nota: vediamo dunque alcuni dei punti più significativi.
La rivoluzione che non è solo tecnologica
Il cuore della lecture di Turness è una distinzione che sembra semplice ma è dirompente. Le rivoluzioni precedenti — l’avvento del web (1993-1995) e i social media (2003-2005) — erano di piattaforma: stesso giornalismo, supporto differente.
Dai media ai creator: l’informazione diventa una scelta di fiducia personale
Quella in corso — la rivoluzione del self-publishing con Substack e con i podcast — è una rivoluzione di relazione: i consumatori non stanno solo cambiando dove si informano, stanno scegliendo con chi informarsi. Stanno abbandonando le istituzioni per gli individui, i grandi brand mediatici per le personalità , i broadcaster pubblici per i giornalisti indipendenti.
«Abbiamo perso Sarah»
«Abbiamo perso Sarah», afferma Turness raccontando di un’infermiera incontrata in pronto soccorso: appassionata di politica, ossessionata dall’attualità , questa persona ritenuta emblematica non cita una sola testata tradizionale tra le sue fonti quotidiane. Ascolta The Rest Is Politics, The News Agents, Pod Save America, The Rachel Maddow Show. Ha appena scaricato Substack. La sua risposta alla domanda sul perché: «Mi fido di loro. Sento che li conosco. Sento che non sono guidati in una direzione precostituita».
La fine del broadcast di massa
I numeri che Turness porta sul palco sono impietosi. Quasi 4 milioni di persone in meno si informano dalla televisione nel Regno Unito rispetto a cinque anni fa. Lo streaming non ha cambiato la situazione.
Nello stesso periodo, il pubblico che usa YouTube per le notizie è triplicato. Su TikTok è cresciuto di dieci volte. Come sintetizza Noah Oppenheim, ex collega di Turness a NBC: «L’era del broad reach è finita. Cercare di aggregare milioni di spettatori non è solo un’impresa folle, ma non vale il tempo e lo sforzo».
Substack, oltre mezzo milione di lettori
Il mercato dei podcast è proiettato a 114 miliardi di dollari entro il 2030, dai 32 miliardi attuali. Il fondatore di Substack Hamish McKenzie — con cui Turness ha parlato — conta nel solo Regno Unito oltre mezzo milione di persone che pagano direttamente scrittori per il loro lavoro. Il Regno Unito è il secondo mercato Substack, il più rapido in crescita dopo gli USA.
La mia veritá, la tua veritá
La fiducia nelle notizie è scesa dal 51% del 2015 al 35% del 2024 secondo il Reuters Institute. Turness riconduce la radice del fenomeno al 2008. Quando le banche vennero salvate e milioni di persone persero la casa, il sistema tradì la sua promessa. Da lì, un decennio di populismi, Brexit, elezioni del 2016, Covid, troll armies, fabbriche di disinformazione. L’idea di fatti condivisi è stata smontata. La verità è diventata «la mia verità » e «la tua verità ».

Il parallelo in Italia
Un breve inciso per fornire un dato comparativo: anche in Italia, come nel Regno Unito, il 2008 ha segnato l’inizio della fine per i grandi quotidiani. Qui sopra riportiamo i dati relativi alla diffusione del Corriere della Sera.
La definizione di diffusione
L’apparente risalita del 2023 non deve trarre in inganno. Da quel periodo, ADS — ente che cura la rilevazione — ha modificato la definizione di «diffusione», includendo le copie digitali (carta + digitale insieme), mentre i dati storici si riferivano quasi esclusivamente al cartaceo.
Copie digitali in calo dal 2024
Anche gli abbonamenti digitali iniziano a perdere colpi: le copie pagate del Corriere a marzo 2024 calano del 7,3% e quelle in edicola dell’8,9%.
Torna in Corriere
Il tutto a fronte di offerte quali «Torna in Corriere». Chi scrive ha ricevuto da RCS un abbonamento a 12 euro per un anno (0,03 euro per edizione). In occasione di eventi speciali, l’offerta è arrivata a un solo euro (0,003 euro per edizione).
Nota metodologica
Il grafico presentato è stato realizzato da Claude Code. I dati 1970–1987 sono stime basate su fonti accademiche e storiche. I dati 1988–2024 provengono da fonti certificate o riportate da Wikipedia e RCS. Per chi desidera clonarlo o effettuare le proprie analisi, il programma è disponibile a questo link.
Contromosse
Torniamo a Turness. Alla BBC, la dirigente aveva avviato un programma per invertire il declino chiedendo agli utenti cosa servisse per guadagnare di nuovo la loro fiducia. La risposta era arrivata da tutto il mondo in molte lingue (BBC è un brand globale).
Questi sono i cinque requisiti richiesti dagli ascoltatori: chiarezza nel caos, coraggio, equità , rispetto, trasparenza.
BBC Verify
Da quella ricerca era nato BBC Verify, il servizio di fact-checking e verifica delle fonti. Secondo i sondaggi interni, è ormai lo strumento più efficace nell’aumentare la fiducia del pubblico.
Ora Turness aggiunge un sesto requisito, il più urgente: autenticità .
Autenticità : l’opposto del DNA dei media tradizionali
L’autenticità cercata nei giornalisti indipendenti — informalità , libertà di opinione, conversazione reale — è l’opposto del DNA dei grandi media tradizionali. Questi sono costruiti sulla formalità controllata e sull’imparzialità come dogma. Il paradosso, nota Turness, è che molti di questi volti — Piers Morgan, Emily Maitlis, Jon Sopel, Amol Rajan — hanno costruito la reputazione nelle redazioni tradizionali, per poi abbandonarle.
Piers Morgan: i giovani cercano interpretazioni, non solo notizie
Piers Morgan, 4 milioni di abbonati su YouTube con Uncensored, ha dichiarato a Turness: «I giovani sono incredibilmente informati su quello che succede nel mondo, ma quello che vogliono davvero sapere è cosa pensare delle notizie».
Il talento in fuga
La talent manager newyorkese Olivia Metzger ha raccontato la sua esperienza. Fino a due o tre anni fa trascorreva la maggior parte del tempo a negoziare contratti esclusivi pluriennali per i suoi clienti con le grandi reti. Oggi fa il contrario: estrae quei clienti dagli stessi contratti. Lascia alle reti il 20% del loro tempo e costruisce la loro identità indipendente — su strumenti quali Substack.
Un nuovo patto
La proposta di Turness ai media tradizionali: fare un «nuovo patto» con i talenti. Tecnologia, capabilities e supporto per costruire una presenza autonoma sulle piattaforme in crescita. In cambio: l’adesione a valori e princìpi editoriali condivisi. Senza questo patto, «la migrazione dei migliori continuerà ad accelerare».
Ribaltare le newsroom
La terza priorità è la più strutturale. Turness chiede alle redazioni di ribaltare il proprio modello produttivo. Bisogna smettere di essere macchine ottimizzate per il broadcast che producono digitale come sottoprodotto. L’obiettivo è costruire uno studio digitale e social come cuore dell’operazione, da cui il prodotto televisivo diventa una derivazione. Un «flywheel»: podcast visualizzati, clip brevi, newsletter, live stream, analisi, long read, documentari, eventi dal vivo. Tutto alimentato da un modello centrato sul talento individuale.
Il modello New York Times
Il modello di riferimento è il New York Times. Nel 2013, sotto la guida di Mark Thompson, il giornale ha scelto la reinvenzione radicale. Oggi conta oltre 13 milioni di abbonati, con una crescita anno su anno del 16%. «La reinvenzione del New York Times», dice Turness, «è la prova che anche nel più radicato dei media tradizionali non è mai troppo tardi».
La town square digitale
L’ultimo spunto di Turness è forse il più provocatorio. I media tradizionali, proprio perché vincolati all’imparzialità , sono rimasti fuori dall’ecosistema dell’opinione online, che è diventato un sistema di camere d’eco alimentate dagli algoritmi.
La nuova agorà digitale: editori come arbitri del confronto pluralista
La proposta: i grandi editori dovrebbero diventare la nuova piazza pubblica digitale, ospitando sezioni op-ed chiaramente segnalate, curando un portfolio di podcast da prospettive diverse, creando spazi dove le opinioni si scontrano invece di rispecchiarsi.
Un’inversione di paradigma
È un’inversione di paradigma: non rinunciare all’imparzialità , ma smettere di usarla come scudo per non partecipare alla conversazione più rilevante del momento.
Turness ha chiuso con la citazione del recentemente scomparso fondatore di CNN, Ted Turner: «the news is the star».
La sfida è che la notizia rimanga la stella anche in un universo che ha smesso di girare intorno ai vecchi soli.
Il giornalismo ha tutto quello che serve per sopravvivere. La domanda, ha concluso, è se ha la volontà di usarlo. (M.H.B. per NL)






























