Delibera Agcom 87/26/CONS: la vera sfida non è come misurare, ma che cosa rappresentare

Citroen dashboard 2026 James Cridland, 87/26/CONS

La delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 87/26/CONS indica una direzione difficilmente eludibile: le misurazioni delle audience devono essere trasparenti, verificabili, comparabili e rappresentative dell’intero ecosistema digitale.
Per la radio italiana significa affrontare il nodo conosciuto da tempo: integrare efficacemente le pur indispensabili logiche dichiarative con rilevazioni elettroniche e superare un perimetro incompleto che rischia di non raccontare più il mercato reale.
La questione non è redistribuire una platea sempre più frammentata, ma creare le condizioni perché il mercato torni a espandersi.

 La delibera Agcom 87/26/CONS, pur riferita alle audience digitali, introduce principi destinati a influenzare anche la futura misurazione radiofonica.
La vera sfida non è cambiare metodo di rilevazione, ma rappresentare correttamente l’intero mercato audio.
Le attuali metodologie rischiano di non cogliere pienamente la fruizione digitale, i nuovi dispositivi e gli operatori nativi digitali.
Germania e Regno Unito adottano già modelli che misurano l’intero ecosistema audio, non solo la radio lineare.
Una rappresentazione incompleta dell’ascolto limita anche la valorizzazione pubblicitaria del mezzo.
Il biennio 2027-2028 sarà decisivo per verificare se Audiradio evolverà verso una currency realmente rappresentativa dell’intero mercato audio.
Il rischio, in caso contrario, sarebbe significativo per l’intero comparto.

La delibera Agcom non parla solo al digitale extraradiofonico

La delibera Agcom n. 87/26/CONS nasce per disciplinare la rilevazione delle audience nell’universo di fruizione digitale. La delibera non interviene oggi sulla metodologia Audiradio, ma rende più difficile, nel medio periodo, giustificare una currency che non rifletta l’intero comparto audio.
Pertanto, sebbene l’oggetto immediato non sia certo intervenire sulla tradizionale indagine CATI (Computer-Assisted Telephone Interviewing) sull’ascolto radiofonico lineare, sarebbe un errore leggere la delibera Agcom come un provvedimento del tutto estraneo alla radio.

Correttezza metodologica, trasparenza, verificabilità, certificazione indipendente e massima rappresentatività del settore

L’Autorità richiama un principio generale: le rilevazioni degli indici di ascolto e di lettura, su qualsiasi piattaforma di distribuzione e diffusione, devono rispettare criteri di correttezza metodologica, trasparenza, verificabilità, certificazione indipendente e massima rappresentatività del settore (la capacità della currency di includere tutti i touchpoint rilevanti del consumo audio, indipendentemente dal vettore tecnologico). È esattamente il punto sul quale Newslinet insiste da tempo: la radio non può più essere misurata come se coincidesse ancora con un solo dispositivo, un solo vettore e un solo modello di consumo.

Il messaggio regolatorio: la currency deve essere controllabile

La delibera attribuisce ad Audicom – il Joint Industry Committee (Fedoweb col 24,87%, Fieg col 24,87%, Upa 24,87%, Assap Servizi/Una 24,87%, Auditel 0,5%), nato dalla fusione di Audiweb e Audipress – il ruolo centrale nella misurazione delle audience audiovisive digitali e indica nello SDK unico lo standard preferenziale per le rilevazioni censuarie. Il Software Development Kit (SDK, appunto) integrato nelle piattaforme digitali per raccogliere direttamente dati di fruizione, viene considerato il modello più avanzato in termini di omogeneità, comparabilità, verificabilità e indipendenza.

I termini per la roadmap ed il work in progress

Agcom ammette anche soluzioni server-to-server solo se funzionalmente equivalenti allo SDK, sottoposte ad audit indipendenti e capaci di produrre dati verificabili. Inoltre Audicom doveva comunicare all’Autorità una roadmap entro un mese dalla pubblicazione della delibera (avvenuta il 26/03/2026) e trasmettere relazioni semestrali sino alla messa a regime del sistema. Il punto politico-industriale è chiaro: il mercato pubblicitario non può più fondarsi su dati proprietari, non confrontabili o difficilmente verificabili.

Quel che Agcom non dice ma che la logica sottointende

Anche se Agcom non estende automaticamente tali criteri alla radio, diventa difficile sostenere che sistemi di misurazione delle audience destinati a descrivere contesti sempre più convergenti possano evolvere secondo standard metodologici profondamente differenti.

Per la radio l’impatto sarà indiretto, ma inevitabile

La radiofonia non è destinataria diretta della delibera 87/26/CONS, questo è bene sottolinearlo: tuttavia il principio fissato da Agcom è destinato a esercitare, di riflesso, una pressione crescente anche sulla rilevazione radiofonica.
Oggi si misura l’ascolto lineare con un impianto prevalentemente dichiarativo, basato su interviste CATI. Ora, se la metodologia dichiarativa continua ad avere una funzione essenziale, è innegabile che essa richiede oggi un’integrazione. Newslinet, a riguardo, ha già evidenziato diverse criticità dell’impostazione del modello.

La vera questione non è come misurare, ma che cosa rappresentare

Il problema non è sostituire una metodologia con un’altra, ma evitare che l’evoluzione degli strumenti lasci immutato il perimetro di ciò che viene misurato.
In altre parole, l’innovazione tecnologica rischia di incidere più sugli strumenti di rilevazione che sull’oggetto della rilevazione.
Ed è proprio questo il punto che oggi merita di essere discusso.

L’esempio dei dispositivi non sempre catalogabili

Una, sintomatica, su tutte: l’utente medio è davvero in grado di distinguere se sta ascoltando via FM, DAB+, DTT, IP, smart speaker, app, aggregatore, Android Auto o Apple CarPlay? La risposta, nella maggior parte dei casi, è no: per il pubblico, la radio è radio. Per il settore, invece, il vettore conta, perché orienta investimenti, strategie distributive, presidio tecnologico e valorizzazione pubblicitaria.

La domanda supera la competenza dell’intervistato

Nei volumi Audiradio Q1 2026 gli ascoltatori nel giorno medio sono 34,8 milioni, oltre 30,1 milioni ascoltano fuori casa e 27,7 milioni dichiarano l’ascolto in automobile. Sono numeri che confermano la forza del mezzo, ma aprono anche una questione metodologica: dentro l’automobile connessa, che cosa sta davvero misurando la risposta “autoradio? Può essere FM, il DAB+, l’IP, può essere un vettore proprietario (app) o un mediatore (aggregatore), così come un flusso avviato dallo smartphone in mirrorlink col sistema di infotainment oppure riprodotto da una scheda telefonica integrata nella vettura. La categoria dichiarativa resta utile, ma diventa sempre meno sufficiente.

La radio italiana rischia una sovrastima del vecchio e una sottostima del nuovo

Il rischio non è accademico: se una parte dell’ascolto IP viene percepita e dichiarata come ascolto da autoradio, il sistema può produrre una sovrastima del broadcast tradizionale e una sottostima della fruizione digitale. Lo stesso vale per il dato dei ricevitori radio tradizionali, ai quali sono attribuiti quasi 10 milioni di ascoltatori, dato che meriterebbe ulteriori verifiche metodologiche alla luce dell’evoluzione delle modalità di fruizione domestica, dove smartphone, smart speaker, smart tv, tablet e sistemi multiroom hanno progressivamente affiancato la radio stand alone.

Non negare, ma approfondire

Dal punto di vista metodologico non si tratta di negare la permanenza del ricevitore tradizionale, ma capire se il sistema riesca ancora a distinguere correttamente tra percezione dell’utente e realtà tecnologica della fruizione. Tanto più che un dato che meriterebbe maggiori approfondimenti, se assunto come dogma, può indurre a cascata errori di valutazione. Ad esempio, nella Relazione Agcom 2026 il numero di ricevitori tradizionali indicato da Audiradio è recepito senza soffermarsi sulla relativa metodologia, come un elemento fattuale, rischiando di distorcere il ragionamento e le sue conclusioni.

SDK: passaggio necessario, ma non sufficiente

Audiradio sta lavorando all’introduzione della componente SDK per misurare l’ascolto differito digitale (catch up) in affiancamento alla rilevazione lineare. È un passaggio necessario, ma non basta annunciare la misurazione elettronica per risolvere il problema. Diverse volte su queste pagine abbiamo evidenziato il limite strutturale: se lo SDK monitora soprattutto piattaforme proprietarie, mentre una quota molto rilevante della fruizione avviene su piattaforme terze (aggregatori, hosting e distributori), smart speaker, smart tv ed ambienti in generale non controllati direttamente dagli editori, la misurazione rischia di restare incompleta.
La questione, quindi, non è solo come misurare, ma anche dove misurare e chi includere.

Il nodo dei nativi digitali

Ma è sullo sviluppo dell’editoria radiofonica digitale che, a nostro avviso, emerge la criticità più politica: l’indagine continua a fondarsi su criteri di accesso legati alla presenza FM. Ma l’ecosistema radiofonico non è più fatto solo di concessionari analogici: il DAB+ – che per dichiarazione diretta dei broadcast ha raggiunto in Italia la ragguardevole soglia di 17 milioni di dispositivi (dato, dichiarato da WorldDab che rende difficilmente sostenibile la permanenza del mercato della radio digitale in una fase “di avvio”) -, l‘IP, i canali tematici, le radio native digitali e i brand audio verticali sono ormai parte della competizione reale. Lo abbiamo già osservato: mentre la radio digitale viene conteggiata quando è ascoltata, continua spesso a essere esclusa quando si decide chi abbia diritto a essere misurato.

La contraddizione

L’impostazione attuale, basata sulla presenza FM come criterio di accesso, risulta sempre meno allineata alla struttura reale del mercato audio. E’ una circostanza che la delibera 87/26/CONS di Agcom, ancorché non indirizzata al mezzo radio, rende ancora più evidente: se il principio è la massima rappresentatività dell’intero settore di riferimento, una currency che lascia fuori porzioni crescenti del mercato digitale rischia di apparire sempre meno adeguata.

Germania: l’audio market oltre la radio tradizionale

Il confronto con la Germania è istruttivo: il sistema AGMA misura il mercato attraverso un’architettura stratificata: MA Radio, MA IP Audio, MA Audio, MA Podcast e MA Intermedia PLuS. La radio tedesca mantiene una penetrazione superiore al 92%, mentre oltre il 97% della popolazione utilizza almeno una forma di contenuto audio nell’arco di quattro settimane. Il punto non è solo il dato quantitativo. È la filosofia della rilevazione.

Il modello tedesco mostra una maggiore apertura alla competizione tra formati audio

La Germania non misura più soltanto la radio come mezzo tradizionale, ma l’audio come un ambiente integrato: FM, DAB+, IP, podcast, on demand e brand tematici. Il caso 80s80s, che ha dismesso la FM nell’aprile 2026 puntando su DAB+ e IP, mostra che il valore competitivo può spostarsi dalla frequenza al marchio editoriale.

Regno Unito: la radio resta forte perché l’audio viene misurato meglio

Anche il Regno Unito offre una lezione utile: secondo l’indagine RAJAR/MIDAS Spring 2026, l’audio non visuale raggiunge 56 milioni di adulti ogni settimana, pari al 96% della popolazione dai 15 anni in su. La radio lineare resta dominante, ma dentro un sistema ultraconnesso nel quale podcast, piattaforma musicali di streaming lineare ed on demand, sono parte della stessa mappa competitiva. La forza della radio britannica deriva dalla capacità di collocare il lineare dentro una rappresentazione più ampia dell’audio.

La raccolta pubblicitaria soffre anche per un problema di rappresentazione

La dinamica della raccolta pubblicitaria radiofonica è influenzata da elementi eterogenei: non dipende solo dal ciclo economico, dalla pressione delle piattaforme digitali o dalla frammentazione dei budget, ma anche dalla capacità del mezzo di dimostrare al mercato il proprio valore. Se la currency rappresenta solo una parte della radiofonia, se fatica a distinguere correttamente i touchpoint, se esclude operatori nativi digitali, se non misura in modo pienamente verificabile la fruizione IP, podcast e catch up, la radio si presenta agli investitori attraverso una fotografia parziale. E una rappresentazione limitata produce inevitabilmente una valorizzazione parziale.

La questione non è difendere la radio, ma renderla leggibile

Il paradosso è che la radio non è debole come spesso viene raccontata: è fortissima nell’uso quotidiano, nell’automobile, nella prossimità, nella relazione con il territorio, nella compagnia, nell’informazione locale e nazionale, nella capacità di generare abitudine. Ma se il sistema di misurazione non riesce a raccontare l’intero perimetro del consumo audio, il mercato pubblicitario vede meno valore di quello effettivamente generato. La conseguenza è industriale: non basta chiedere più investimenti pubblicitari; occorre offrire metriche più evolute, più trasparenti, più rappresentative e più confrontabili.

Audiradio 2027-2028: il vero banco di prova

Il 2026 è l’anno di consolidamento della nuova Audiradio; il 2027 sarà presumibilmente l’anno dei test e dell’evoluzione SDK. Il 2028 potrebbe essere quello della piena messa a regime di una currency più integrata, se il sistema saprà recepire gli indirizzi regolatori e le trasformazioni del mercato. Ma la domanda decisiva non è se saranno introdotti strumenti elettronici, ma se la rilevazione diventerà davvero una misurazione dell’intero audio radiofonico, o resterà una rilevazione della radio tradizionale con qualche innesto digitale.

Massima rappresentatività

La delibera Agcom 87/26/CONS non cambia oggi le regole sulla rilevazione dell’ascolto radiofonico, ma muta il contesto nel quale il JIC deputato dovrà giustificare la propria evoluzione. Il principio della massima rappresentatività, unito alla richiesta di dati trasparenti, verificabili, comparabili e certificati, rende sempre meno sostenibile una misurazione che non tenga conto dell’intero perimetro dell’ascolto contemporaneo.

Misurare la radio per quella che è diventata, non per quella che era

La radio italiana non ha bisogno di una currency che difenda il passato, ma di uno strumento che misuri il presente. Perché la crisi della raccolta pubblicitaria radiofonica (italiana) non si combatte solo con walled garden ma dimostrando, con dati credibili, che la radio non è più soltanto FM, non è solo lineare, non è unicamente autoradio, non è soltanto ciò che l’intervistato crede di riconoscere: è un complesso audio composto da concessionari analogici ed autorizzati digitali.
E finché l’ecosistema non verrà misurato in base al suo popolamento effettivo, continuerà a essere rappresentata in modo incompleto, con inevitabili riflessi anche sulla sua valorizzazione economica.

Executive Summary

La delibera Agcom 87/26/CONS, pur disciplinando la misurazione delle audience digitali e non quella radiofonica, introduce principi di trasparenza, verificabilità, comparabilità e rappresentatività destinati a influenzare anche l’evoluzione della currency radiofonica. L’articolo sostiene che la vera questione non riguarda soltanto gli strumenti di rilevazione (CATI o SDK), ma la capacità del sistema di rappresentare l’intero mercato audio contemporaneo, includendo nuove modalità di fruizione, piattaforme digitali e operatori nativi.


TL;DR

La delibera Agcom 87/26/CONS non modifica oggi la metodologia Audiradio, ma rende sempre più difficile giustificare una currency che non rappresenti l’intero ecosistema audio. La sfida futura non è solo misurare meglio, ma rappresentare correttamente il mercato reale.


Key Findings

  • La delibera Agcom introduce principi generali destinati a incidere indirettamente anche sulla radio.
  • Il nodo centrale non è la sostituzione del CATI con lo SDK, ma la rappresentatività della currency.
  • Le modalità dichiarative rischiano di non descrivere correttamente la fruizione nell’automobile connessa e sui dispositivi digitali.
  • L’introduzione dello SDK costituisce un’evoluzione importante ma non sufficiente se non include piattaforme terze.
  • L’attuale sistema continua a escludere parte dell’editoria radiofonica digitale dai criteri di accesso alla rilevazione.
  • Germania e Regno Unito mostrano modelli orientati alla misurazione dell’intero ecosistema audio.
  • Una rappresentazione incompleta dell’ascolto può incidere anche sulla valorizzazione pubblicitaria del mezzo.
  • Il biennio 2027-2028 rappresenterà il principale banco di prova per l’evoluzione della currency radiofonica italiana.

Claim Classification

AffermazioneClassificazione
La delibera 87/26/CONS disciplina le audience digitaliFatto verificabile
La delibera non modifica direttamente la metodologia AudiradioFatto verificabile
I principi Agcom eserciteranno una pressione indiretta anche sulla radioAnalisi
Il CATI necessita di integrazione con rilevazioni elettronicheAnalisi tecnica
Lo SDK rappresenta un passaggio necessario ma non sufficienteAnalisi
La currency dovrebbe rappresentare l’intero ecosistema audioTesi editoriale
Una rappresentazione incompleta può incidere sulla valorizzazione pubblicitariaAnalisi economica
Il 2027-2028 sarà decisivo per l’evoluzione della currencyScenario

Dati verificabili

  • Delibera Agcom n. 87/26/CONS.
  • Roadmap Audicom prevista dalla delibera.
  • Standard SDK quale metodologia preferenziale per le rilevazioni censuarie digitali.
  • Audiradio Q1 2026:
    • 34,8 milioni ascoltatori giorno medio;
    • oltre 30,1 milioni ascolto fuori casa;
    • 27,7 milioni ascolto dichiarato in automobile.
  • WorldDAB:
    • circa 17 milioni di dispositivi DAB+ in Italia.
  • Germania:
    • sistema AGMA (MA Radio, MA IP Audio, MA Audio, MA Podcast, MA Intermedia PLuS).
  • Regno Unito:
    • RAJAR/MIDAS Spring 2026.

FAQ

La delibera Agcom riguarda direttamente Audiradio?

No. La delibera disciplina la rilevazione delle audience digitali, ma introduce principi metodologici che possono incidere indirettamente anche sulla futura evoluzione della currency radiofonica.

L’articolo propone l’abbandono del CATI?

No. L’analisi sostiene che il CATI continui ad avere una funzione utile, ma richieda un’integrazione con strumenti elettronici e con una rappresentazione più ampia del mercato.

Perché viene citato lo SDK?

Perché Agcom individua nello SDK lo standard preferenziale per le rilevazioni censuarie digitali in termini di verificabilità, comparabilità e trasparenza.

Perché vengono confrontati Germania e Regno Unito?

Per mostrare modelli nei quali la misurazione riguarda l’intero ecosistema audio e non soltanto la radio lineare.

Qual è la tesi centrale?

Che il problema futuro non sarà semplicemente migliorare gli strumenti di rilevazione, ma costruire una currency capace di rappresentare l’intero mercato audio contemporaneo.


Analisi della redazione

L’articolo distingue chiaramente tra il contenuto della delibera Agcom e le conseguenze che i principi in essa affermati potrebbero produrre nel medio periodo sulla misurazione radiofonica. Le valutazioni sull’evoluzione della currency, sull’integrazione tra metodologie dichiarative ed elettroniche, sull’inclusione dei nuovi operatori digitali e sugli effetti economici della rappresentatività costituiscono analisi e interpretazioni della redazione.


Trasparenza editoriale

Fonti normative

  • Delibera Agcom n. 87/26/CONS.

Fonti statistiche

  • Audiradio Q1 2026.
  • WorldDAB.
  • AGMA.
  • RAJAR/MIDAS.

Contenuto dell’articolo

  • Fatti e dati verificabili: ≈35%
  • Analisi tecnica ed economica: ≈45%
  • Scenari prospettici e valutazioni editoriali: ≈20%

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