Nel Regno Unito l’ascolto audio non visuale resta fortissimo: 56 milioni di adulti, pari al 96% della popolazione 15+, consumano contenuti audio ogni settimana.
La wave Spring 2026 di RAJAR/MIDAS fotografa un ecosistema sempre più multipiattaforma, dove crescono servizi on demand, podcast e connected audio.
Tuttavia, la radio lineare mantiene una centralità industriale sorprendente: raggiunge l’86% degli adulti e assorbe il 66% del tempo complessivo di ascolto audio.
Il messaggio è chiaro: l’audio si frammenta, ma la radio conserva ancora la funzione di infrastruttura primaria dell’ascolto quotidiano.
Sintesi
Nel Regno Unito, l’indagine MIDAS Spring 2026 conferma che l’audio non visuale resta un consumo di massa, raggiungendo 56 milioni di adulti (96% della popolazione 15+).
Nonostante la crescita di podcast, streaming musicale e servizi on demand, la radio lineare mantiene una posizione dominante, con l’86% di reach settimanale e il 66% del tempo complessivo di ascolto audio.
La ricerca evidenzia come il mercato stia evolvendo verso un ecosistema sempre più multipiattaforma e connesso, dove il valore si sposta dai vettori ai contesti d’uso. I giovani privilegiano la musica on demand, mentre la radio rafforza il proprio ruolo nelle fasce adulte come strumento di compagnia, informazione e regolazione emotiva.
I podcast consolidano una funzione distinta, più individuale e selettiva, mentre il catch-up radio rimane complementare alla radio live senza sostituirla.
Cresce inoltre il peso del connected audio, che raggiunge il 71% della popolazione, confermando che gli utenti ragionano sempre meno per piattaforme e sempre più per accessibilità, immediatezza e utilità.
La lezione per gli editori è chiara: la sfida non è radio contro podcast o broadcast contro IP, ma comprendere perché, dove e in quale contesto le persone ascoltano audio, costruendo prodotti coerenti con le diverse funzioni d’uso.
Il Regno Unito come laboratorio dell’audio evoluto
Il mercato britannico continua a rappresentare uno degli osservatori più interessanti per comprendere l’evoluzione dell’audio europeo. Non solo per la solidità storica del sistema radiofonico, ma anche per l’elevata penetrazione di dispositivi connessi, smart speaker, smartphone, piattaforme audio digitali e servizi on demand.
La wave Spring 2026 dell’indagine ufficiale MIDAS (Measurement of Internet and Digital Audio Services) di RAJAR (Radio Joint Audience Research) che offre una fotografia molto utile anche per il mercato italiano, perché mostra con chiarezza un fenomeno che si sta imponendo ovunque: l’audio non arretra, ma si redistribuisce.
L’audio non visuale resta una pratica di massa
Il primo dato è quello più importante: l’audio non visuale raggiunge nel Regno Unito 56 milioni di adulti ogni settimana, pari al 96% della popolazione dai 15 anni in su.
Non si tratta quindi di un consumo residuale, né di una pratica confinata a singole fasce generazionali. L’audio resta una modalità di fruizione quotidiana, pervasiva, compatibile con le attività ordinarie della giornata: il tempo medio di ascolto è pari a 27,3 ore a settimana, mentre il volume complessivo supera 1,5 miliardi di ore settimanali, con una crescita del 7% rispetto alla primavera 2024.
La radio lineare non solo resiste: domina
“Il dato che più colpisce, in un ambiente ormai saturo di piattaforme digitali, è la tenuta della radio lineare: secondo MIDAS Spring 2026, la radiofonia in diretta raggiunge l’86% degli adulti britannici ogni settimana”, commenta Giovanni Madaro, ceo della società di analisi strategica in ambito mediatico Media Progress (gruppo Consultmedia), cui Newslinet ha commissionato un’analisi orientativa dei risultati della rilevazione primaverile inglese. “Più ancora della reach (gli ascoltatori unici che sintonizzano un’emittente per almeno un certo lasso di tempo), però, conta la quota di tempo: la radio live assorbe il 66% delle ore complessive di ascolto audio non visuale. Il confronto con le altre categorie è netto: la musica on demand pesa per il 16% del tempo, i podcast per il 6%, la musica posseduta per il 5%, mentre audiobook e radio catch-up si attestano entrambi al 3%”.

La vera forza della radio è il tempo
Il dato industrialmente più significativo non è quindi solo quante persone ascoltano la radio, ma quanto tempo continuano a dedicarle. La radio lineare non è semplicemente presente nell’ecosistema audio britannico: ne costituisce ancora l’asse portante. E ciò avviene nonostante la disponibilità crescente di servizi personalizzati, piattaforme musicali, podcast, audiolibri e contenuti differiti. Questo conferma un elemento spesso sottovalutato: la radio conserva un vantaggio competitivo non tanto nella scelta puntuale del contenuto, quanto nella capacità di accompagnamento continuo.
Giovani: la radio perde centralità relativa, ma non sparisce
“La lettura per fasce d’età mostra tuttavia una frattura rilevante: tra i 15-24enni, la radio live rappresenta il 36% del tempo di ascolto audio, mentre la musica on demand arriva al 50%. È l’unica fascia in cui lo streaming musicale supera nettamente la radio in termini di quota di tempo. Il quadro cambia già tra i 25-34enni, dove la radio live torna al 48%, contro il 30% della musica on demand. Nella fascia 35-54 anni la radio sale al 64%, mentre tra gli over 55 raggiunge addirittura il 79%”, continua nell’analisi Madaro.
La generazione piattaforma
“Il dato dei più giovani non indica la fine della radio, ma segnala una trasformazione della gerarchia d’accesso: per i 15-24enni l’audio è prima di tutto playlist, piattaforma e disponibilità immediata. La radio resta nel paniere, ma non occupa più automaticamente il centro dell’esperienza sonora. È un’informazione decisiva per gli editori: non basta essere ricevibili, né basta avere un marchio noto. Nelle fasce più giovani conta sempre di più essere trovabili, selezionabili e coerenti con le logiche di fruizione digitale”, puntualizza l’analista.

Musica on demand: il nuovo accompagnamento mobile
“La musica on demand raggiunge il 39% della popolazione adulta ogni settimana, con un ascolto medio di 10,9 ore per listener. Il profilo è nettamente più giovane rispetto alla radio: il 49% degli utenti ha meno di 35 anni e il 20% meno di 25. Inoltre, il 76% degli utenti di servizi musicali on demand dichiara di aver utilizzato un servizio premium senza pubblicità nella settimana del diario. La fruizione è fortemente mobile: il 60% delle ore passa dallo smartphone, il 22% da smart speaker e il 14% da computer.
Il caso 15-24 anni
Tra i 15-24enni, la musica on demand raggiunge il 58% della popolazione e registra un tempo medio di ascolto di 17,1 ore settimanali. In questa fascia, il 68% delle ore passa dal telefono mobile, l’11% dal computer e il 14% dagli smart speaker. Inoltre, il 44% delle ore di ascolto viene consumato mentre l’utente lavora, studia o viaggia. La musica on demand assume quindi la funzione di colonna sonora personale della mobilità, dello studio e della concentrazione.
Podcast: crescita solida, ma funzione diversa dalla radio
I podcast raggiungono il 25% della popolazione britannica in una settimana media, con un ascolto medio di 6,4 ore per persona. Il volume complessivo è rilevante: 93 milioni di ore settimanali. Tuttavia, la loro funzione resta diversa da quella della radio live. Il podcast è prevalentemente un ascolto individuale: il 90% delle ore viene consumato da soli. Anche la distribuzione per device conferma la natura personale del formato: il 77% dell’ascolto avviene tramite app su smartphone, mentre il computer pesa per il 10% e il tablet per il 4%.
Il podcast è personale, non generalista
La localizzazione dell’ascolto conferma questa logica: il 61% delle ore di podcast viene consumato a casa, il 13% in auto, van o camion, l’11% sul luogo di lavoro o studio e un ulteriore 11% su trasporto pubblico o camminando. Il profilo è equilibrato per genere, con 49% uomini e 51% donne, mentre il 73% degli ascoltatori ha meno di 55 anni. Il podcast non sostituisce la radio: intercetta un bisogno diverso, più selettivo, più individuale, più intenzionale.
Catch-up radio: stabile, ma ancora laterale
La radio catch-up raggiunge circa 6 milioni di persone, pari al 10% della popolazione britannica: è una fruizione stabile, ma ancora laterale rispetto alla radio live. Il consumo avviene prevalentemente in casa, con una quota del 71%, e il profilo dell’ascoltatore tende verso le fasce 35+. Il tempo medio è di circa 8 ore settimanali, con ascolto solitario per il 72% del tempo. Lo smartphone concentra il 65% delle ore, seguito dal computer con il 17% e dal tablet con il 10%.
Il differito radiofonico non è ancora podcast
Il dato conferma una distinzione fondamentale: la radio catch-up non coincide automaticamente con il podcast. Il catch-up prolunga il ciclo di vita del contenuto lineare, ma spesso conserva origine, struttura e grammatica della trasmissione live. Il podcast, invece, nasce come prodotto nativo, costruito per una fruizione asincrona e selettiva. Per gli editori radiofonici la questione è strategica: riproporre contenuti non basta. Occorre capire se il prodotto differito abbia una propria identità editoriale.
Connected audio: la crescita che cambia il perimetro
Il concetto più interessante del report è quello di connected audio, definito da MIDAS come il consumo audio fruibile soltanto attraverso un dispositivo connesso a internet. In questa categoria rientrano podcast, audiobook, musica on demand, radio catch-up e anche radio live ascoltata tramite smartphone, computer, console, wearable, media player e smart speaker. Il connected audio raggiunge il 71% della popolazione in una settimana media e genera circa 17 ore di ascolto settimanale per adulto.
Dalla piattaforma al comportamento
Il dato è importante perché sposta il fuoco dalla singola tecnologia al comportamento dell’utente. L’ascoltatore non ragiona più per categorie industriali: radio, streaming, podcast, audiolibri. Ragiona per disponibilità, immediatezza, device e contesto. L’audio connesso è cresciuto dal 64% dell’autunno 2023 al 71% della primavera 2026, con punte del 72% nel 2025. Non siamo più davanti a una nicchia digitale, ma ad una componente strutturale del consumo audio.
La radio come regolatore emotivo
Un’altra parte rilevante di MIDAS riguarda i cosiddetti need states, cioè le motivazioni d’uso e le funzioni percepite dell’ascolto audio. Qui la radio live mantiene un ruolo molto forte. Tra coloro che indicano l’audio come strumento per migliorare o sostenere l’umore, la radio live pesa per il 56%, contro il 24% della musica on demand, il 7% dei podcast, il 6% degli audiobook e il 4% della radio catch-up. La radio, quindi, non è solo informazione o intrattenimento: è ancora un dispositivo emotivo di compagnia, ritmo e continuità.
Informare resta una funzione radiofonica
La radio live domina anche tra chi ascolta per sentirsi informato: in questo caso la radio pesa per il 54%, seguita dai podcast al 23%, dagli audiobook all’8%, dalla radio catch-up al 7% e dalla musica on demand al 6%. Il dato mostra che, nella percezione degli utenti, la radio mantiene una funzione informativa primaria. I podcast si affermano come secondo ambiente per approfondimento e conoscenza, ma non scardinano il ruolo della radio live nella connessione con l’attualità.
Radio live: compagnia condivisa e attività quotidiane
Il report conferma anche la natura fortemente contestuale della radio: il 40% del tempo di ascolto della radio live avviene con altre persone. Inoltre, il 60% delle ore viene consumato durante tre macro-attività: guidare o viaggiare, rilassarsi, lavorare o studiare. Tra le attività associate alla radio live, la più rilevante è la guida o il viaggio, con una reach settimanale del 56%. Seguono mangiare, bere o cucinare al 30%, lavori domestici e relax al 29%, lavoro o studio al 22%, lavarsi o vestirsi al 16% e sport, esercizio o hobby all’8%.
FM e DAB restano centrali
Un ulteriore dato merita attenzione: il 66% delle ore di ascolto della radio live viene ancora consumato tramite apparecchi radio tradizionali FM o DAB. È un’informazione rilevante perché ridimensiona la tentazione di leggere la trasformazione digitale come immediata sostituzione del broadcast. Nel mercato britannico il digitale connesso cresce, ma il broadcast resta un’infrastruttura d’uso quotidiano. La trasformazione, quindi, non è sostitutiva, ma cumulativa.
La musica posseduta arretra
Tra le tendenze di lungo periodo, MIDAS segnala un calo evidente della musica posseduta, cioè tracce digitali, CD, cassette e vinili. La reach settimanale della categoria è oggi pari al 22%, ma il report evidenzia un declino negli ultimi cinque anni. È il segno di una trasformazione ormai consolidata: l’utente medio non costruisce più una discoteca personale, ma accede a cataloghi remoti, aggiornati e disponibili su più device. La proprietà lascia spazio all’accesso.
Audiobook: stabili, ma non marginali
Gli audiobook raggiungono l’11% della popolazione adulta, con una presenza più significativa tra i 35-54enni, dove la reach sale al 18%. Il formato non mostra la dinamica espansiva dei podcast o della musica on demand, ma si colloca stabilmente nell’ecosistema audio, soprattutto come consumo individuale, narrativo e compatibile con attività prolungate. È una nicchia ormai consolidata, non più sperimentale.
La lezione per il mercato italiano
Per il mercato italiano, MIDAS offre almeno tre indicazioni: la prima è che la radio lineare conserva una forza strutturale anche nei mercati più evoluti digitalmente. La seconda è che il consumo audio non si organizza più attorno ad un unico device o ad un unico vettore. La terza è che l’on demand cresce soprattutto quando risponde ad una funzione chiara: accompagnamento personale, approfondimento, recupero, concentrazione, intrattenimento selettivo. È una lezione particolarmente utile in una fase in cui il sistema italiano sta discutendo di misurazione, DAB+, IP, SDK, piattaforme terze e ascolto differito“, osserva l’analista di Media Progress.
La sfida non è radio contro podcast
Il rischio più grande, per gli editori, è tuttavia quello di leggere questi dati come una competizione tra formati.
“MIDAS Spring 2026 racconta invece una realtà più sofisticata: radio live, musica on demand, podcast, catch-up e audiobook non competono sempre per lo stesso bisogno. La radio accompagna, informa, connette e scandisce la giornata. La musica on demand personalizza l’ambiente sonoro. Il podcast approfondisce e seleziona. Il catch-up recupera. L’audiolibro costruisce immersione narrativa”, avverte Madaro.
L’audio cresce quando è utile
“Il dato conclusivo è che l’audio continua a crescere perché resta compatibile con la vita reale: si ascolta mentre si guida, si cucina, si studia, si lavora, ci si sposta, ci si rilassa. E questa compatibilità spiega perché, nonostante la competizione delle immagini e dei video brevi, l’audio mantenga una centralità così forte. La partita industriale non sarà quindi vinta da chi produce più contenuti, ma da chi saprà comprendere meglio i contesti d’uso.
Dalla reach alla funzione
Il futuro dell’audio non si giocherà solo sulla reach, ma sulla funzione: nel Regno Unito, la radio lineare continua a vincere perché presidia funzioni profonde: compagnia, informazione, abitudine, accessibilità. Le piattaforme on demand crescono perché intercettano altre esigenze: controllo, personalizzazione, scelta, continuità multi-device. Per gli editori radiofonici la domanda diventa quindi più precisa: non basta chiedersi quanti ascoltano. Bisogna chiedersi perché ascoltano, dove ascoltano, con quale device e con quale aspettativa.
La convergenza non cancella le identità
MIDAS Spring 2026 restituisce l’immagine di un ecosistema audio in piena convergenza, ma non indistinto. La radio lineare resta dominante, il connected audio cresce, i podcast consolidano la propria funzione, il catch-up rimane stabile, gli audiobook presidiano una nicchia strutturata, mentre la musica posseduta arretra davanti ai cataloghi remoti. In questo scenario, la sfida per gli editori non è inseguire ogni piattaforma, ma capire quale ruolo vogliono occupare nella giornata dell’ascoltatore. Perché l’audio non è più soltanto un mezzo. È diventato un ambiente. E chi saprà abitarlo con identità, continuità e riconoscibilità sarà molto più”, conclude Madaro. (E.G. per NL)


































