Mentre in Italia è in atto un costante consolidamento del settore delle TV private areali di spicco – segnatamente di quelle di riferimento per l’informazione nelle varie aree geografiche – negli USA le TV locali (dette “affiliate ai network”) continuano a essere la spina dorsale dei canali con LCN a singola cifra.
Analizziamo la situazione al 2026 con numeri, fatti e un caso specifico.
Sintesi
Negli USA le emittenti televisive locali operano all’interno di un modello nel quale il rapporto con i grandi network nazionali si combina con una forte produzione autonoma di informazione.
NBC, CBS e ABC forniscono alle affiliate alcune fasce di programmazione, mentre Fox lascia loro ancora più spazio, spesso riempito con lunghi notiziari locali e morning show che mescolano cronaca, intrattenimento, sport, meteo e traffico.
La produzione giornalistica locale rappresenta il principale elemento distintivo delle stazioni e alimenta un modello di business basato su tre fonti di ricavo: pubblicità tradizionale, pubblicità politica e retransmission fees.
Queste ultime, introdotte nel quadro del sistema di retransmission consent previsto dal Cable Act del 1992, sono i pagamenti versati da operatori via cavo, satellitari e piattaforme televisive online per poter ritrasmettere il segnale delle emittenti affiliate e rappresentano oggi una componente economica fondamentale.
Il caso di WVUE, affiliata Fox di New Orleans, dimostra come investimenti significativi nel giornalismo locale possano consentire a una stazione di conquistare il primato negli ascolti anche contro affiliate storiche di network più forti.
Il modello, tuttavia, è sottoposto a un crescente consolidamento: grandi gruppi stanno acquisendo più emittenti nello stesso mercato, con possibili integrazioni e razionalizzazioni delle redazioni.
Le televisioni locali USA più solide si configurano quindi non come semplici relay di programmi nazionali, ma come vere piattaforme editoriali e commerciali, il cui valore deriva dalla capacità di produrre informazione locale, attrarre pubblicità e monetizzare la distribuzione del proprio segnale.
Da broadcaster a asset
Newslinet si è occupata spesso del rinnovato interesse da parte di molti operatori economici per alcune emittenti locali storiche, segnatamente quelle che fanno dell’informazione locale o comunque del legame con il territorio un importante cavallo di battaglia.
Come ben spiegato in questo articolo, le emittenti più appetibili non sono più semplici broadcaster, bensì asset editoriali integrabili con quotidiani, piattaforme digitali, eventi e raccolta pubblicitaria.
Integrazione tra programmi di network e programmi autoprodotti
Ma certamente il fatto che siano cedute dagli storici editori segnala un problema nel restare sul mercato con le proprie forze.
Intanto, negli USA prevale un interessante sistema di integrazione tra programmi di network e programmi autoprodotti, unito a un modo di produrre i notiziari locali – la professionalità di un TG delle 20 unita a una forma di intrattenimento dotato di leggerezza e sense of humor – che riteniamo manchi in Europa.
Affiliazioni
Il punto di partenza è il rapporto rete-affiliata: i classici network (NBC, CBS, Fox, eccetera) trasmettono in ogni città su «canali virtuali» che corrispondono allo storico canale analogico e che fanno parte integrante del brand. Ma il numero del canale non è lo stesso ovunque e corrisponde invece a quello dell’affiliata locale, che spesso nella sua storia ha anche cambiato il network di appartenenza.
NBC
Prendiamo NBC, che si può considerare la madre di tutte le radio e tutte le TV fin dai tempi della RCA. Il network con sede al Rockefeller Center di Manhattan in un grattacielo costruito apposta per la RCA, trasmette sul «canale 4» e lo fa in tante altre città. Questo il famoso logo:

Canale 6
Ma, ad esempio, a New Orleans il prestigioso network è al numero 6 – come si vede dalla nostra immagine di copertina – tramite l’affiliata WDSU.
Rapporti di forze
Leggendo la storia di queste affiliate si comprende come il rapporto di forze tra i network basati a New York o Los Angeles e le affiliate locali non sia necessariamente a favore della stazione madre. WDSU, ad esempio, ha iniziato le sue emissioni nel 1948 e si è permessa, in tanti anni, di mandare sul proprio canale 6 programmi prodotti da NBC, ma anche da ABC e da altri network.
Ripartizione oraria Network/Affiliate, ABC, CBS e NBC
Il network cui le stazioni sono affiliate fornisce tipicamente solo alcune fasce orarie: le affiliate sono così libere di riempire quelle non occupate con programmazione locale. ABC, CBS e NBC forniscono alle affiliate il morning show nazionale (rispettivamente Today, GMA e CBS Mornings, dalle 7 alle 9), il daytime, il notiziario nazionale delle 18:30, il prime time dalle 20 alle 23 e il late night.
Fox
Fox, invece, consegna solo il prime time dalle 20 alle 22, oltre allo sport: niente morning show nazionale, niente TG nazionale serale, niente late night. Risultato: le stazioni Fox hanno ore e ore da riempire e le riempiono con news locali, spesso con morning show che durano ben oltre il mattino.
Una mattina di sette ore
Good Day L.A. su KTTV (Fox 11, stazione di proprietà del network) è arrivato a un formato di sette ore, dalle 4:00 alle 11:00; Good Day su FOX 4 Dallas va dalle 4 alle 10, con due coppie di conduttori che si danno il cambio; Good Day Atlanta parte alle 4:30 e prosegue fino alle 11.
Il formato mescola sempre cronaca locale, regionale e nazionale con business, entertainment, sport, meteo e traffico.
Personality show
Una caratteristica importante di questi show, che raramente troviamo nei notiziari italiani, è lo stile: si tratta di un mix tra l’intrattenimento e le hard news, con i conduttori che sembrano quasi raccontare le notizie dal salotto di casa, con un tono leggero e spesso con simpatiche battute. Anche il meteorologo è un personaggio amico, nello stile forse degli interventi radiofonici di Corazzon di 3B Meteo.
Numero di ore di produzione autonoma
Secondo l’indagine RTDNA/Newhouse (Syracuse University) del 2025, dopo anni di record la quantità di news locali si è stabilizzata, con una mediana di 6,5 ore di notiziari locali per giorno feriale; le stazioni che producono informazione in proprio sono 695 a livello nazionale, a cui si affiancano altre 422 emittenti che ricevono i propri notiziari dalle prime.
Storicamente il trend è raddoppiato in vent’anni: dalle 3,7 ore medie del 2003 alle 6,6 del 2022 (serie Pew/RTDNA).
Una produzione essenziale
Le news locali non sono un obbligo di servizio pubblico: sono il prodotto principale, l’unica cosa che distingue la stazione dal network e che giustifica sia gli spot sia le retransmission fees, di cui parliamo tra poco.
Niente contributi pubblici
Nessun contributo pubblico è previsto per le TV made in USA, che devono dunque reperire sul mercato i mezzi di sussistenza. E lo fanno su tre assi.
Pubblicità tradizionale
La componente core (non politica) dell’advertising è in erosione strutturale: 15,6 miliardi nel 2023, 14,9 nel 2024, 14,3 nel 2025 e una previsione di 13,9 per il 2026, con l’importante segmento delle pubblicità relative ai produttori di automobili.
I settori che comprano spot locali sono prevalentemente l’immobiliare, la ristorazione, i viaggi e i servizi finanziari, oltre all’incredibile numero di spot pagati da singoli avvocati che propongono i propri servizi a seguito di svariati tipi di sinistro («per combattere ad armi pari le grandi assicurazioni»).
Political advertising
Il secondo asse è la vera manna per le TV USA: ciclicamente, i tanti candidati alle elezioni spendono cifre immense per promuovere il proprio pensiero tramite la TV. Lo fanno con spot di 30 secondi, ciascuno dedicato a una tematica specifica e che termina sempre con una frase tipo: «Sono Joe Biden e approvo questo messaggio».
Il giro d’affari di questa pubblicità politica è stato pari a 2,2 miliardi di dollari nel 2022, contro i 2 miliardi del 2020 e gli 1,2 miliardi del 2018.
Midterm 2026
Per le elezioni di midterm del 2026 si stimano 8,4 miliardi di dollari di spesa politica locale da ripartire su tutti i media locali, ma dove la TV broadcast resta il primo beneficiario.
Credibilità
I candidati comprano spazi sulle TV locali perché i notiziari locali sono considerati l’ambiente più credibile, godendo oltretutto di tariffe regolamentate.
Retransmission fees
E eccoci al terzo asse, inesistente in Italia: le emittenti locali possono scegliere tra il regime di must-carry, che garantisce la distribuzione tramite piattaforme quali distributori via cavo, YouTube TV, Hulu ecc, e il retransmission consent, che prevede una fee a favore dell’emittente: praticamente tutte le affiliate dei grandi network scelgono quest’ultima opzione.
Contraddizione
Il fatto che esistano due regimi, uno gratuito e uno a pagamento, potrebbe sembrare una contraddizione. Ma il motivo è storico: il must carry era nato ai tempi in cui gli operatori via cavo avevano un grande potere e potevano rifiutare la ritrasmissione di un canale che ritenevano di scarso interesse. Il congresso, dunque, legiferò a loro favore: potevano obbligare la piattaforma a ritrasmetterne il segnale.
Oggi la situazione è differente: sono gli operatori terzi ad aver bisogno dei canali che sarebbero ai primi posti del telecomando se ricevuti via antenna: pertanto le emittenti possono permettersi di richiedere una fee per il diritto a essere ritrasmesse.
Oltre 15 miliardi di dollari
La crescita è stata esplosiva: da 215 milioni di dollari nel 2006 a 14,1 miliardi nel 2021, con proiezione verso i 15,9 miliardi nel 2027. Per alcuni gruppi è ormai più della metà del fatturato: Nexstar ricava il 54% dei suoi 5,4 miliardi annui dalle retransmission fees.
Ripartizione
Non tutto resta all’emittente: le affiliate girano ai network una quota crescente di queste fee (la «reverse compensation»: circa il 50% già nel 2019, in salita verso il 55%). È il rovesciamento storico: una volta erano i network a pagare le affiliate per la copertura (network compensation); oggi sono le affiliate a pagare le stazioni madre per il marchio e il prime time.
Televendite/paid programming
Esistono infine le famose televendite (infomercial notturni e nel weekend), ma sono marginali nel conto economico delle affiliate ai canali storici, per lo più utilizzate come riempitivo in fasce di ascolto invendibili. Il contrario del modello di molte locali italiane, dove la televendita è struttura portante.

Il caso WVUE-DT, canale 8
Concludiamo con un caso specifico, per rendere più concreto quanto finora riportato: quello dell’affiliata Fox di New Orleans.
La stazione e il mercato
WVUE-DT, canale 8, è l’affiliata Fox di New Orleans, di proprietà di Gray Media, in onda dal 1° novembre 1953; fu affiliata CBS fino al 1957 e poi ABC fino al 1996, quando passò a Fox. Il dettaglio storico è interessante: è ai «canali bassi» per definizione (il vecchio canale 8 VHF, mantenuto come canale virtuale) e ha gli studi principali su Howard Avenue, con uno studio secondario dentro la Benson Tower, il grattacielo del proprietario dei Saints.
Opera a New Orleans, il 50° mercato televisivo USA, con 672.790 famiglie televisive. Per questo bacino WVUE produce, secondo la Camera di Commercio di New Orleans, quasi 65,5 ore di news a settimana, più il settimanale di lifestyle NOLA Now.
Proprietà
Tom Benson – il miliardario locale proprietario dei Saints (NFL) e dei Pelicans (NBA) – comprò WVUE nel 2008 da Emmis Communications per 41 milioni di dollari, all’indomani di Katrina, e quell’acquisto rese WVUE l’unica grande affiliata di New Orleans a proprietà locale. Benson la acquistò con l’obiettivo dichiarato di farne la prima testata giornalistica della città e ci riuscì: sotto la sua gestione l’emittente vinse otto Edward R. Murrow Award.
La strategia: «investire nel giornalismo per vincere»
La strategia passò attraverso un management di primissimo livello e la capacità di strappare talenti alle stazioni concorrenti del mercato.
CBS battuta
Risultati concreti: nel maggio 2016 il TG delle 22 di WVUE divenne il notiziario late night più visto di New Orleans e, nel febbraio 2017, il morning show delle 4:30–9:00 catturò più spettatori di qualunque altro newscast del mercato. Per capirci: la vittoria alle 22 spezzò un dominio di WWL (la storica CBS locale) che durava da 38 anni. Un’affiliata Fox che parte alle 4:30 del mattino e batte il colosso CBS: è la dimostrazione chiara che un morning news, fatto bene, è un’arma competitiva imprescindibile.
Consolidamento
Ma anche negli USA è in atto un consolidamento: per restare nel caso di New Orleans, che possiamo considerare rappresentativo, gli sviluppi successivi agli anni del Covid hanno visto una singola società, Nexstar, acquistare nel tempo diverse emittenti.
Fino a poco fa il mercato aveva quattro affiliate con quattro proprietari: WVUE (Fox, Gray), WWL, canale 4 (CBS, Tegna), WDSU, canale 6 (NBC, Hearst), e WGNO (ABC, Nexstar).
Ottimizzazioni operative
Ma nel 2025 (con un’operazione finalizzata a marzo 2026), Nexstar ha acquisito e, con una serie di operazioni, è riuscita ad assicurarsi il controllo di WWL (CBS), WGNO (ABC) e di altre due emittenti locali: un solo gruppo con quattro licenze nello stesso mercato, incluse due affiliate Big Four.
Con gli inevitabili preannunci di cambiamenti e «ottimizzazioni» operative: un consolidamento delle redazioni giornalistiche di cui sappiamo qualcosa anche in Italia. (M.H.B. per NL)
Claim principali
Fatti verificabili
- Il modello delle televisioni locali statunitensi si fonda sull’integrazione tra programmazione dei network e ampia produzione autonoma di informazione locale.
- Le affiliate di ABC, CBS e NBC ricevono solo alcune fasce di programmazione nazionale, mentre Fox lascia ancora maggiore spazio alla produzione locale.
- Le principali fonti di ricavo delle TV locali USA sono pubblicità commerciale, pubblicità politica e retransmission fees.
- Le retransmission fees derivano dal sistema di retransmission consent introdotto dal Cable Act del 1992.
- Secondo RTDNA/Newhouse 2025, la mediana della produzione di notiziari locali è di 6,5 ore al giorno feriale.
- Le emittenti che producono direttamente informazione locale sono 695, cui si aggiungono 422 che ricevono notiziari da altre stazioni.
- Nexstar ricava circa il 54% del proprio fatturato dalle retransmission fees.
- Il caso WVUE New Orleans mostra come un’affiliata Fox abbia conquistato la leadership locale investendo massicciamente nel giornalismo.
Executive Summary
Le televisioni locali USA rappresentano un modello profondamente diverso da quello europeo. Pur appartenendo ai grandi network nazionali, conservano ampi spazi di autonomia editoriale che utilizzano per produrre informazione locale, vero elemento distintivo e principale leva competitiva.
L’economia delle affiliate non dipende esclusivamente dalla pubblicità tradizionale, ma poggia su un mix di advertising commerciale, pubblicità politica e remunerazione della distribuzione del segnale (retransmission fees), creando un modello di business più articolato rispetto a quello italiano.
Il caso della Fox affiliata WVUE di New Orleans dimostra come gli investimenti nel giornalismo locale possano addirittura prevalere sul peso del marchio nazionale, mentre il consolidamento proprietario in corso negli USA presenta analogie sempre più evidenti con quello osservato nel settore televisivo locale italiano.
Key Findings
- Il vero valore competitivo delle affiliate USA è costituito dall’informazione locale.
- Il network nazionale rappresenta solo una parte della programmazione giornaliera.
- Fox costituisce il caso più estremo, lasciando alle affiliate numerose ore di produzione autonoma.
- Le retransmission fees hanno trasformato il segnale televisivo in un asset economico autonomo.
- Il giornalismo locale genera contemporaneamente ascolti, raccolta pubblicitaria e valore distributivo.
- Anche negli USA il consolidamento societario produce integrazioni editoriali e razionalizzazioni delle newsroom.
Analisi della redazione
L’aspetto probabilmente più interessante non riguarda la struttura delle affiliate, nota agli addetti ai lavori, bensì la natura economica del giornalismo locale.
Negli USA il notiziario non rappresenta semplicemente un costo editoriale necessario ad adempiere una funzione sociale: costituisce il principale fattore produttivo dell’impresa televisiva.
È infatti l’informazione locale a:
- differenziare la stazione rispetto al network;
- attrarre inserzionisti;
- rendere appetibile la distribuzione del segnale;
- giustificare il pagamento delle retransmission fees.
Ne deriva un modello nel quale il giornalismo non è soltanto contenuto editoriale, ma vero e proprio asset industriale.
Questa impostazione presenta oggi interessanti punti di contatto con quanto sta avvenendo nel mercato italiano, dove il crescente interesse verso televisioni locali storiche sembra riguardare soprattutto quelle capaci di produrre informazione territoriale riconoscibile e integrabile con ecosistemi editoriali più ampi.
FAQ
Perché le affiliate producono così tante news locali?
Perché rappresentano il principale elemento distintivo rispetto ai programmi nazionali del network.
Che cosa sono le retransmission fees?
Sono i corrispettivi pagati dagli operatori via cavo, satellitari e OTT per poter ritrasmettere il segnale delle televisioni locali.
Perché Fox produce meno programmi nazionali?
Storicamente Fox ha scelto di fornire quasi esclusivamente il prime time e gli eventi sportivi, lasciando alle affiliate ampia autonomia editoriale.
Perché il caso WVUE è significativo?
Perché dimostra che una strategia fondata sul giornalismo locale può consentire a una stazione affiliata Fox di superare negli ascolti affiliate storicamente più forti di CBS.
Che cosa accomuna USA e Italia?
Entrambi i mercati stanno vivendo una fase di consolidamento proprietario nella quale il valore non risiede più soltanto nelle infrastrutture trasmissive, ma nella forza del marchio, della newsroom e della capacità di produrre informazione locale.
TL;DR
Le televisioni locali statunitensi prosperano grazie a un modello che combina programmi dei grandi network, ampia produzione autonoma di informazione e tre solide fonti di ricavo (pubblicità commerciale, pubblicità politica e retransmission fees). Il caso WVUE dimostra che investire nel giornalismo locale può valere più del peso del network nazionale, mentre il consolidamento delle proprietà rende il sistema americano sempre più simile, nelle dinamiche industriali, a quello delle televisioni locali italiane.
Dati verificabili
- 695 emittenti producono direttamente notiziari locali.
- 422 ricevono news da altre stazioni.
- 6,5 ore: mediana dei notiziari locali giornalieri (RTDNA/Newhouse 2025).
- Pubblicità locale USA: 15,6 miliardi di dollari (2023), 14,9 (2024), 14,3 (2025), previsione 13,9 (2026).
- Political advertising: 2,2 miliardi di dollari (2022).
- Spesa politica locale prevista per le midterm 2026: 8,4 miliardi di dollari.
- Retransmission fees: da 215 milioni di dollari (2006) a 14,1 miliardi (2021), con proiezione di 15,9 miliardi (2027).
- Nexstar: circa il 54% del fatturato deriva dalle retransmission fees.
- WVUE produce circa 65,5 ore di informazione locale a settimana.
Trasparenza
Dati oggettivi riportati: 26
Valutazioni/analisi redazionali: 8
Elementi previsionali o interpretativi: 3
Livello di affidabilità complessivo: Molto elevato, in quanto l’articolo distingue chiaramente dati storici, numeri di mercato e interpretazioni industriali, supportando la tesi con un caso concreto (WVUE) e con riferimenti normativi (Cable Act 1992) e di settore (RTDNA/Newhouse).

































