Radio. Pubblicati i dati Audiradio del 2° trimestre 2026 (periodi 27/01/2026-22/06/2026 per le locali e 14/04/2026-22/06/2026 per le nazionali)

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Come annunciato dal comunicato inviato ieri agli iscritti, sono state pubblicate le anticipazioni del 2° trimestre 2026 dell’indagine Audiradio sulla rilevazione ufficiale dell’ascolto delle emittenti radiofoniche pubbliche e private, nazionali e locali.
I dati si riferiscono, per le emittenti locali, al periodo tra il 27/01/2026 e il 22/06/2026, mentre per le emittenti nazionali tra il 14/04/2026 e il 22/06/2026.

Sintesi

Audiradio ha pubblicato le anticipazioni del Q2 2026 (2° triemstre 2026), proseguendo il consolidamento della nuova rilevazione ufficiale degli ascolti radiofonici.
Intanto, il dibattito tecnico resta concentrato sull’introduzione della componente elettronica SDK per misurare il consumo differito (catch up), con avvio previsto non prima del 2027 e pieno regime dal 2028.
Permangono inoltre le censure sull’assenza dalla rilevazione ufficiale dei broadcaster nativi DAB+, nonostante gli investimenti nella radio digitale terrestre.
La misurazione continua, infatti, a basarsi sulla presenza FM, pur certificando un ecosistema ormai multipiattaforma composto da DAB+, DTT e IP.
Una situazione che rischia di acuirsi con la volontà (non ufficializzata, ma nota) di vincolare l’iscrizione 2027 alla presenza di almeno una provincia servita in FM in ogni regione di cui si chiede la misurazione.

Confronto non omogeneo tra 1° trimestre 2026 e 2° trimestre 2026

Come di consueto, in questa prima analisi ci concentriamo solo sulle emittenti nazionali e, considerata l’indisponibilità del dato pubblico del Q2 2025 (2° trimestre 2025), proponiamo un confronto non omogeneo (e quindi non ideale) tra il 1° trimestre 2026 (Q1 2026) ed il 2° trimestre 2026 (Q2 2026), coi limiti che ciò comporta.

La classifica del Q2/2026 (2° trimestre 2026) delle stazioni nazionali (per titolo amministrativo)

Questa la classifica delle radio nazionali nel g/m e nei 7 giorni relativamente al Q2/2026 (14/04/2026- 22/06/2026, quindi 2° trimestre 2026), posti a confronto con il 1° trimestre 2026 (27/01/2026-13/04/2026):

  1. RTL 102.5 –  g/m 6.318.000, 7 gg 17.071.000 (vs 1° trimestre 2026 cioè Q1 2026 g/m 6.492.000, 7 gg 16.983.000);
  2. Radio Italia – g/m 5.780.000, 7 gg 18.687.000 (erano nel Q1 2026 g/m 6.138.000, 7 gg 17.219.000);
  3. RDS – g/m 5.634.000, 7 gg 14.031.000 (vs Q1 2026 g/m 6.011.000, 7 gg 14.550.000);
  4. Radio Deejay – g/m 5.079.000, 7 gg 12.864.000 (vs Q1 2026 g/m 5.241.000, 7 gg 12.985.000);
  5. Radio 105 – g/m 4.782.000, 7 gg 13.459.000 (vs Q1 2026 g/m 4.947.000, 7 gg 13.592.000);
  6. Radio Kiss Kiss – g/m 3.784.000, 7 gg 10.524.000 (vs Q1 2026 g/m 3.853.000, 7 gg 10.480.000);
  7. Rai Radio1 – g/m 3.124.000, 7 gg 9.465.000 (vs Q1 2026 g/m 3.075.000, 7 gg 7.211.000);
  8. Virgin Radio – g/m 3.113.000, 7 gg 7.443.000 (vs Q1 2026 g/m 2.899.000, 7 gg 7.325.000);
  9. Rai Radio2 – g/m 2.727.000, 7 gg 7.111.000 (vs Q1 2026 g/m 2.739.000, 7 gg 6.734.000);
  10. Radio 24 – g/m 2.530.000, 7 gg 5.830.000 (vs Q1 2026 g/m 2.685.000, 7 gg 5.590.000);
  11. R101 – g/m 2.424.000, 7 gg 9.465.000 (vs Q1 2026 g/m 2.540.000, 7 gg 9.638.000);
  12. RMC – g/m 2.228.000, 7 gg 6.213.000 (vs Q1 2026 g/m 2.187.000, 7 gg 6.213.000);
  13. m2o – g/m 2191.000, 7 gg 5250.000 (vs Q1 2026 g/m 2.086.000, 7 gg 5.007.000);
  14. Radio Capital – g/m 1.641.000, 7 gg 5.361.000 (vs Q1 2026 g/m 1.771.000, 7 gg 5.394.000);
  15. Radiofreccia – g/m 1.586.000, 7 gg 4.397.000 (vs Q1 2026 g/m 1.269.000, 7 gg 4.159.000);
  16. Rai Radio3 – g/m 1.236.000, 7 gg 3.205.000 (vs Q1 2026 g/m 1.153.000, 7 gg 3.016.000);
  17. Radio Zeta – g/m 1.204.000, 7 gg 3.770.000 (vs Q1 2026 g/m 1.110.000, 7 gg 3.697.000);
  18. Isoradio – g/m 709.000, 7 gg 3.197.000 (vs Q1 2026 g/m 719.000, 7 gg 3.302.000).

Qui per accedere ai dati completi.

Una rilevazione che entra a regime…

Con la pubblicazione dei dati relativi al Q2 2026, Audiradio compie un ulteriore passo nel percorso di consolidamento della nuova currency radiofonica italiana.
I volumi riguardano, infatti, due periodi disallineati: per le emittenti locali tra il 27/01/2026 e il 22/06/2026, mentre per le emittenti nazionali tra il 14/04/2026 e il 22/06/2026.
Periodi distinti che dovrebbero chiudere la lunga fase di allineamento conseguente alla successione alla precedente indagine TER (Tavolo Editori Radio).

… ma con un dibattito ancora aperto

Eppure, proprio mentre il mercato prende confidenza con la rilevazione Audiradio, permangono interrogativi sull’architettura dell’indagine. Anzi, ne sopraggiungono altri.

L’attenzione sul futuro SDK

Gran parte della discussione tecnica si concentra, al momento, sull’introduzione della componente elettronica dell’indagine: il progetto (in linea con le prescrizioni dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) elaborato prevede l’utilizzo di tecnologia SDK (Software Development Kit) per rilevare il consumo differito dei contenuti radiofonici lineari successivamente fruiti on demand (catch up).
Una prospettiva che rappresenta, certamente, un’importante evoluzione metodologica.

Partenza effettiva quasi certamente per il 2027. Entrata a regime difficilmente prima del 2028

La sensazione dominante è che l’avvio operativo non si concretizzerà prima dell’edizione 2027 e che un’effettiva maturazione del sistema potrebbe richiedere tempi ulteriori. Con ogni probabilità, quindi, il mercato non vedrà una piena integrazione tra la misurazione dell’ascolto lineare e del consumo differito prima del 2028.

I dubbi di una fotografia fortemente alterata

E ciò a prescindere dai dubbi sul perimetro della rilevazione elettronica, limitato agli ambienti proprietari, cioè app e sito, con esclusione delle piattaforme terze di hosting e distribuzione, come Spreaker, RSS.com, Spotify, Apple Podcast, Substack, ecc. Secondo le rilevazioni di Ipsos Digital Audio Survey e From Podcast to Branded Podcast), le piattaforme terze guidano l’ascolto audio in Italia, con YouTube: ~57% di utilizzo; Spotify: ~55% di utilizzo; Amazon Music: ~30% di utilizzo, con conseguente marginalità delle piattaforme proprietarie, stimata tra il 20% e il 35% al massimo, spesso circoscritta al pubblico più fidelizzato. 

Il convitato di pietra: i broadcaster nativi digitali

Non solo: se, a latere dei dati Q2 2026, si discute del futuro dell’ascolto on demand, appare sorprendentemente assente dal dibattito un altro tema: chi conteggia gli ascolti dei soggetti che legittimamente operano esclusivamente attraverso il DAB+?
La domanda non è marginale: negli ultimi anni il legislatore, il regolatore e l’industria hanno investito risorse considerevoli nella costruzione dell’ecosistema radiofonico digitale terrestre.

Sistema (ormai) consolidato

Sono stati assegnati diritti d’uso definitivi, sono stati costituiti e sviluppati i consorzi DAB locali, le coperture continuano ad ampliarsi (la maggior parte degli operatori di rete è entrata nella fase di capillarizzazione), il numero di ricevitori installati (quasi 17 milioni), soprattutto nel settore automotive, cresce costantemente e si è dibattuto a lungo sull’obbligo del must carry per il legittimo diritto dei fornitori indipendenti (che sono sostanzialmente nativi digitali) di essere trasportati sui mux nazionali. Eppure, sul piano della misurazione ufficiale, il paradigma continua a ruotare attorno alla presenza FM.

Una fotografia incompleta del mercato?

La questione assume rilievo perché la rilevazione degli ascolti non costituisce soltanto uno strumento statistico: essa rappresenta la principale infrastruttura informativa utilizzata dal mercato pubblicitario radiofonico. In altre parole, ciò che viene misurato esiste commercialmente; ciò che non lo viene rischia invece di restare invisibile agli investitori. Da questo punto di vista emerge un interrogativo sempre più difficile da ignorare.

Il paradosso dell’accesso monopiattaforma per una rilevazione multipiattaforma

Se il mezzo radiofonico italiano viene ormai descritto dagli stessi editori come un ecosistema composto da FM, DAB+, DTT, IP (declinato in app, smart speaker, connected car, aggregatori, ecc.), ha ancora senso costruire la rappresentazione ufficiale del mercato partendo esclusivamente dalla titolarità di diffusori FM?

La contraddizione della multipiattaforma

La contraddizione appare particolarmente evidente osservando la struttura stessa dell’indagine: Audiradio distingue infatti gli ascolti per device e per modalità di fruizione, riconoscendo esplicitamente il peso crescente delle piattaforme digitali. La rilevazione, pertanto, valuta un ascolto analogico e parallelamente uno digitale qualificato (smart speaker, smartphone, DTT, ecc.). Tuttavia, l’accesso è ancora limitato a operatori che dispongono di una presenza infrastrutturale analogica.

Italia unico mercato che discrimina i nativi DAB

Ne deriva una sorta di paradosso: si misura una radio sempre più digitale utilizzando criteri di ammissione che riflettono una radio prevalentemente analogica.  Nei principali mercati europei (ad esempio Francia, Germania e Regno Unito) i broadcaster nativi digitali risultano generalmente inclusi nei sistemi di misurazione, indipendentemente dalla presenza di una rete FM, secondo modalità differenti da Paese a Paese. Che sia in un unico stream o in uno separato, i nativi digitali non sono fantasmi come in Italia.

Il nodo delle future restrizioni territoriali

A complicare ulteriormente il quadro vi è poi un’altra ipotesi che circola negli ambienti del settore: dal 2027 potrebbero essere introdotti criteri territoriali più restrittivi per le emittenti locali. In sostanza, a quel che si dice, la partecipazione all’indagine regionale verrebbe subordinata alla presenza di almeno un impianto FM in grado di illuminare una provincia della regione monitorata. Una logica che richiama quella già adottata nella partecipazione ai consorzi DAB locali, ma che, se applicata alla misurazione degli ascolti, rischia di produrre effetti destabilizzanti significativi.

La radio digitale conta solo quando si parla di distribuzione?

La questione apre un interrogativo più ampio: da anni il settore enfatizza la crescita delle coperture DAB+, l’espansione della radiovisione sul DTT e l’aumento degli ascolti disintermediati dalle reti broadcast. Le campagne promozionali insistono sulla natura multipiattaforma del mezzo radiofonico. Le concessionarie pubblicitarie valorizzano la capacità delle emittenti di raggiungere l’utente attraverso molteplici touchpoint.

Un punto di osservazione ormai inadeguato

Le stesse rilevazioni Audiradio documentano una quota crescente di ascolto che oltrepassa il tradizionale ricevitore FM. Se questo è il quadro industriale, appare inevitabile chiedersi perché la certificazione ufficiale del mercato continui a mantenere un punto di ingresso centrato sulla radiodiffusione analogica.

Il rischio di un ritardo culturale prima ancora che tecnologico

Il tema, in realtà, non riguarda soltanto le emittenti native digitali: riguarda la capacità dell’intero comparto di adeguare i propri strumenti di misurazione all’evoluzione reale dei consumi. La radio del 2026 non è più la radio del 2016 e probabilmente non è nemmeno più quella del 2023, anno in cui Audiradio è stata costituita per superare le criticità del precedente sistema TER.

La vera domanda non è solo come misurare, ma anche chi misurare

Il rischio è che l’innovazione metodologica si concentri esclusivamente sull’introduzione di nuove tecnologie di rilevazione, come gli SDK, senza affrontare una questione ancora più profonda: chi debba essere effettivamente rappresentato all’interno della currency ufficiale del mercato radiofonico italiano. L’intero territorio o il suo recinto?

La domanda che accompagnerà Audiradio 2027

Per il momento il settore, oltre ad analizzare i dati Q2 2026, continua, come detto, a osservare con attenzione l’evoluzione della componente elettronica dell’indagine e i futuri sviluppi della misurazione del catch up audio.
Eppure il vero tema dovrebbe essere un altro: non tanto come misurare la radio digitale, quanto decidere chi abbia diritto ad essere misurato.

La partita si gioca sulla rappresentatività

Perché se il mercato radiofonico italiano è ormai multipiattaforma, come tutti sostengono, allora la questione della rappresentazione dei broadcaster nativi digitali non potrà restare ancora a lungo fuori dal dibattito.
E forse sarà proprio questo, più ancora della componente SDK, il tema destinato a segnare il percorso di Audiradio verso il 2027. E oltre. (E.G. per NL)

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