La radiofonia digitale terrestre italiana ha ormai superato la fase sperimentale: a confermarlo non sono più soltanto la crescita della copertura, l’espansione della pianificazione e l’immatricolazione ogni anno di oltre un milione e mezzo di nuove auto dotate di serie di ricevitore DAB+, quanto la convergenza di indicatori industriali, tecnologici e infrastrutturali che descrivono un ecosistema ormai pienamente maturo.
Anche Agcom, attraverso l’indagine conoscitiva sul DAB+ svolta tra il 2024 ed il 2025 e la procedura di riassegnazione delle frequenze della ex rete 12 DTT, sembra ormai fotografare una trasformazione già avvenuta nel mercato reale, tanto da chiedersi se “il criterio relativo alla penetrazione indoor continui a essere adeguato a riflettere l’effettivo stato di evoluzione del mercato o se, al contrario, tale vincolo rischi di allungare indefinitamente la fase di avvio, considerando le nuove tendenze di consumo, che sono sempre più orientate verso la mobilità”.
Sintesi
Nei fatti, la radiofonia digitale terrestre italiana ha ormai raggiunto una piena maturità industriale, superando definitivamente la fase di avvio.
La crescita delle reti DAB+, la diffusione dei ricevitori e l’integrazione obbligatoria nelle nuove automobili confermano il consolidamento del mercato.
Agcom, attraverso le recenti delibere e l’indagine conoscitiva sul settore, riconosce un’evoluzione ormai strutturale del comparto digitale radiofonico terrestre.
In diverse regioni italiane la domanda di capacità trasmissiva supera già le risorse disponibili, determinando un segnale tipico dei mercati maturi.
Parallelamente, la banda VHF-III viene progressivamente destinata alla radiofonia digitale terrestre.
In Italia risultano già attivi circa 14 milioni di ricevitori DAB+, destinati (ovviamente) a crescere ulteriormente nei prossimi anni con la progressiva sostituzione del parco auto.
Le reti nazionali hanno raggiunto coperture superiori al 90% della popolazione, mentre quelle locali hanno pressoché completato l’attuazione dei progetti tecnici.
Anche il quadro regolamentare evolve verso una revisione complessiva delle regole del settore.
Il DAB+ appare quindi sempre meno complementare alla FM e sempre più la futura infrastruttura portante della radiofonia italiana via etere.
Il DAB+ non è da tempo una tecnologia “emergente”
Nell’ultimo decennio il DAB+ è stato raccontato come una piattaforma in progressiva costruzione, estremamente marginale rispetto alla radiofonia FM.
Oggi però il quadro appare radicalmente diverso: l’Italia dispone ormai di una efficace struttura radiofonica digitale via etere (secondo WorldDAB è il terzo mercato europeo), con diritti d’uso definitivi, consorzi stabilmente operativi, reti nazionali a regime e locali in larga parte completate, una crescente pressione competitiva sulle risorse disponibili ed un parco auto che, con una sostituzione di 1,5 mln di veicoli all’anno, sposta costantemente l’ago della bilancia sui due piatti che pesano le distribuzioni di contenuti radiofonici broadcast.
Tutti elementi che identificano non più un mercato “in avvio”, ma una piattaforma entrata nella propria fase di maturità industriale.
L’indagine Agcom nel 2025 ha fotografato un mercato che nel frattempo è ulteriormente maturato
Un aspetto particolarmente significativo riguarda il fatto che l’indagine conoscitiva Agcom sul DAB+ sia stata avviata nel settembre 2024 con la delibera 316/24/CONS e conclusa nel febbraio 2025 con la delibera 44/25/CONS.
Questo significa che l’Autorità ha analizzato il comparto in una fase nella quale le reti locali risultavano già pianificate, ma numerosi consorzi non avevano ancora completato le infrastrutture.
Risultati importanti in un anno
A distanza di un anno, però, gran parte dei consorzi locali ha completato l’infrastruttura di distribuzione (mancano essenzialmente gli impianti di capilillarizzazione) e quelli nazionali sono ampiamente a regime.
Il quadro descritto da Agcom, si è quindi trasformato in breve, come confermato, per altri versi dallo stesso organo.

La domanda di capacità trasmissiva supera già le reti disponibili
Ad esempio, uno degli elementi più importanti emersi dalla procedura di riassegnazione delle frequenze della ex rete 12 DTT riguarda il riconoscimento esplicito che in regioni come Veneto, Toscana, Lazio, Campania e Puglia la domanda di capacità trasmissiva abbia già superato le disponibilità pianificate.
Passaggio decisivo
È un passaggio decisivo, perché la scarsità di risorse e la necessità di procedure comparative tra operatori rappresentano fenomeni tipici dei mercati consolidati. Le piattaforme immature normalmente soffrono di carenza di domanda; qui invece il problema è esattamente opposto: la richiesta di accesso alle reti DAB+ eccede ormai la capacità disponibile.
La banda VHF-III diventa territorio radiofonico
Parallelamente, Agcom e Ministero delle imprese e del made in Italy stanno progressivamente ridestinando spettro verso la radiofonia digitale terrestre, trattando la banda VHF-III (174-230 MHz) come spazio prioritario per il DAB+. La delibera 145/25/CONS recante “Aggiornamento del quadro regolamentare in materia di spettro radio ad uso televisivo e radiofonico digitale ai fini della ridestinazione al servizio DAB delle frequenze attualmente pianificate in banda VHF per la rete nazionale televisiva n. 12″, conferma questa direzione strategica. Non si tratta di un dettaglio tecnico: significa che il digitale radiofonico viene ormai considerato una componente strutturale della gestione futura dello spettro radioelettrico italiano.
Oltre 14 milioni di ricevitori DAB+ già attivi in Italia
Il dato probabilmente più interessante riguarda però la diffusione dei dispositivi: secondo le più recenti stime industriali, in Italia sarebbero già presenti quasi 14 milioni di ricevitori DAB+, destinati a superare i 15 milioni entro il 2027. E si tratta di numeri probabilmente prudenziali, perché non comprendono integralmente il vasto comparto dei ricevitori domestici stand alone e degli apparati portatili e soprattutto le auto con installati sistemi DAB vendute prima del 2020. In pratica, il DAB è già oggi presente in una quota rilevantissima del parco ricevitori nazionale.
L’automotive è il grande acceleratore della radio digitale
A trainare il mercato è soprattutto il settore automobilistico: dal 2020 tutti i nuovi veicoli commercializzati nell’Unione Europea devono obbligatoriamente integrare ricevitori radio digitali compatibili con il DAB+. Questo significa che ogni anno entrano nel mercato italiano circa 1,5-1,6 milioni di nuove auto già predisposte alla ricezione radio digitale terrestre.
WorldDAB dà i numeri
Secondo WorldDAB, in molti mercati europei oltre l’80% delle nuove vetture monta ormai DAB+ di serie (obbligo confermato recentemente in ambito UE). Il risultato è un effetto cumulativo destinato a crescere progressivamente anno dopo anno, con necessità di prendere atto di un consolidamento del mercato.
I dubbi sui vecchi criteri di “immaturità” del mercato DAB
La stessa Agcom, nella delibera 44/25/CONS, ritiene “opportuno riesaminare lo stato di avanzamento del mercato della radiofonia digitale terrestre e valutare l’opportunità di un aggiornamento dei criteri stabiliti dal Regolamento DAB per decretare la chiusura della fase di avvio dei mercati”. In particolare, secondo l’Autorità, “sarà necessario valutare, alla luce degli ulteriori sviluppi del mercato, se il criterio relativo alla penetrazione indoor continui a essere adeguato a riflettere l’effettivo stato di evoluzione del mercato o se, al contrario, tale vincolo rischi di allungare indefinitamente la fase di avvio, considerando le nuove tendenze di consumo, che sono sempre più orientate verso la mobilità.
Revisione dell’intero impianto regolamentare del DAB
In tal caso, si dovrà vagliare la possibilità di superare tale criterio o di subordinarlo agli altri. La valutazione circa tale questione appare inoltre propedeutica rispetto ad ulteriori modifiche del quadro regolamentare, che, come emerso nell’ambito dell’indagine, potranno o dovranno riguardare misure quali quelle relative agli obblighi degli operatori di rete, ai criteri per la fissazione dei contributi a regime per l’uso dello spettro, alla disciplina dei rapporti tra operatori di rete e fornitori di contenuti”, conclude Agcom.
Le reti italiane hanno ormai raggiunto coperture molto elevate
Anche sotto il profilo infrastrutturale il sistema appare ormai largamente consolidato. Sempre secondo WorldDAB e sulla base dei dati forniti dagli interessati, le principali reti nazionali italiane hanno ormai raggiunto coperture della popolazione estremamente elevate, in molti casi superiori al 90%. Parallelamente, le reti locali stanno completando progressivamente i rispettivi piani di sviluppo, con una diffusione sempre più capillare soprattutto lungo i principali assi autostradali e nei grandi bacini urbani.
La pianificazione continua ad espandersi
Il quadro regolamentare conferma ulteriormente questa dinamica. Agcom, con la nuova provvista frequenziale derivante dalla soppressione della rete nazionale DTT numero 12, ha determinato un’espansione pianificatoria significativa del numero delle reti DAB locali, con il passaggio da 54 a 72 reti regionali e da 36 a 40 reti provinciali o pluri-provinciali. Una crescita di tale portata non sarebbe compatibile con una tecnologia marginale o priva di prospettive industriali. Al contrario, descrive un ecosistema nel quale gli operatori investono, la domanda aumenta e la capacità disponibile deve essere ampliata.
Il mercato evolve più rapidamente della narrativa pubblica
Per certi versi, il dibattito pubblico continua ancora a raccontare il DAB con categorie ormai superate. I dati reali descrivono, invece, una piattaforma che ha già raggiunto massa critica industriale, penetrazione significativa dei ricevitori, consolidamento regolamentare, forte integrazione automotive e crescita strutturale delle reti. La stessa Autorità, nelle proprie analisi, sembra ormai limitarsi a prendere atto di un processo evolutivo già largamente compiuto.
Il DAB+ non è il futuro ma il presente della radio
Tutti gli indicatori convergono nella stessa direzione: espansione delle reti, diffusione dei ricevitori, migrazione progressiva dello spettro, integrazione nei sistemi automobilistici e crescita continua degli investimenti infrastrutturali. In questo scenario il DAB+ appare sempre meno una tecnologia complementare rispetto alla FM e sempre più la futura infrastruttura portante — già oggi operativa — della radiofonia terrestre italiana. (E.G. per NL)





























