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TV locali. Puglia, Telenorba: scaduta l’offerta di Ladisa si fanno avanti altri due interessati per acquisire il prezioso asset televisivo

due diligence Ladisa Telenorba

La cessione della superstation pugliese Telenorba è entrata in una fase nuova: dopo l’offerta (ormai scaduta) da circa 17 milioni di euro del gruppo Ladisa (core business nella ristorazione) e le ricostruzioni giornalistiche estive sui conti, secondo la Gazzetta del Mezzogiorno, sarebbero arrivate altre due proposte per acquisire una delle più importanti televisioni territoriali italiane.
Intanto i fratelli Sebastiano e Vito Ladisa, secondo la ricostruzione del quotidiano, punterebbero ad acquisire (per mezzo milione di euro) la partecipazione del 6,4% detenuta in Telenorba da BdM Banca, ex Popolare di Bari, fermo l’eventuale esercizio di diritti di prelazione da parte degli attuali soci.
Il dossier diventa così più complesso: non si discute più soltanto di prezzo e passività, ma di struttura proprietaria, controllo e concorrenza tra potenziali acquirenti.

Sintesi

La cessione di Telenorba entra in una nuova fase dopo la scadenza dell’offerta da circa 17 milioni di euro del gruppo Ladisa.
Secondo la Gazzetta del Mezzogiorno, sarebbero infatti giunte altre due proposte di acquisto, i cui soggetti e termini economici non sono noti.
I fratelli Ladisa punterebbero intanto a rilevare per 500.000 euro il 6,4% delle azioni detenuto da BdM Banca, rafforzando così la propria posizione nell’operazione.
La trattativa si era complicata in estate dopo le indiscrezioni di stampa su circa 22 milioni di euro di passività, categoricamente smentite da Telenorba. La società ha infatti rivendicato una situazione di solidità economica e una riduzione dell’esposizione rispetto all’esercizio precedente.
Allo stato, nella compagine di Telenorba figurano Marco e Simonetta Montrone con il 19,1% ciascuno e Ligam spa con il 49,1% (amministrata da Simonetta Montrone). Completano il capitale la citata quota del 6,4% di BdM e un azionariato diffuso
La valorizzazione di 500.000 euro del pacchetto BdM implica aritmeticamente circa 7,8 milioni per il 100%, ma non costituisce una valutazione dell’intero capitale.
La presenza di più potenziali acquirenti rafforza l’indicazione che i grandi asset televisivi territoriali conservino un significativo valore industriale.
Il confronto tra offerte, posizione finanziaria, investimenti necessari, garanzie e perimetro degli asset potrà fornire un benchmark più attendibile per il settore.
L’esito del dossier Telenorba indicherà quindi quanto il mercato è disposto a pagare oggi per una grande piattaforma editoriale territoriale.

L’estate porta consiglio

La trattativa per la cessione della superstation pugliese Telenorba (120 dipendenti di cui 35 giornalisti) al gruppo Ladisa, partita da un’offerta di circa 17 milioni di euro, è passata a una fase diversa rispetto a quella che Newslinet aveva analizzato prima dell’estate.
Dopo le indiscrezioni su presunti 22 milioni di euro di passività, categoricamente smentite dalla società, la vicenda sembrava essersi concentrata sulla due diligence economico-contabile e sulla conseguente definizione del perimetro economico dell’operazione.

Altre due proposte (ma non si sa da chi)

Ora, invece, secondo quanto riferisce la stessa Gazzetta del Mezzogiorno, sarebbero emerse altre due proposte per l’acquisto di Telenorba, mentre i Ladisa sarebbero pronti a rilevare la partecipazione detenuta da BdM Banca, l’ex Popolare di Bari.
Una novità che, se confermata negli sviluppi negoziali, modificherebbe sensibilmente la lettura industriale della vicenda: Telenorba non sarebbe più un asset oggetto di una trattativa sostanzialmente bilaterale, ma di un confronto competitivo tra più soggetti interessati.

Dal benchmark alla contendibilità dell’asset

Nel precedente approfondimento, Newslinet aveva evidenziato come l’offerta vincolante di circa 17 milioni di euro potesse rappresentare un nuovo riferimento valutativo per il comparto delle televisioni locali di maggiori dimensioni. Il ragionamento rimane chiaramente valido, ma assume una prospettiva diversa: la presenza di altri potenziali acquirenti costituisce un’indicazione di mercato probabilmente ancora più significativa del prezzo inizialmente proposto dai Ladisa, perché suggerisce che un grande operatore televisivo territoriale, se dotato di marchio, raccolta pubblicitaria, ascolti e capacità distributiva, continua a rappresentare un asset industrialmente appetibile.

A luglio il nodo dei conti

La prima frenata era arrivata a luglio: secondo quanto aveva riferito la Gazzetta del Mezzogiorno, la due diligence avrebbe evidenziato circa 22 milioni di euro di debiti, determinando un rallentamento della trattativa. La verifica era stata avviata dopo la presentazione dell’offerta vincolante e si era intrecciata con l’approvazione del bilancio 2025, per la quale era stata formalmente convocata l’assemblea degli azionisti di Telenorba.

La smentita di Telenorba

La ricostruzione era stata però immediatamente e categoricamente smentita da Telenorba: in una nota della presidente Antonella Capriglia, pubblicata dallo stesso quotidiano pugliese, la società aveva affermato che le cifre diffuse sulla presunta esposizione debitoria erano «del tutto infondate e prive di qualsiasi riscontro finanziario, contabile o documentale», sostenendo al contrario che dati gestionali e bilanci attestassero una situazione di solidità economica e una riduzione dell’esposizione rispetto all’esercizio precedente. Telenorba aveva inoltre escluso l’esistenza di rischi patrimoniali per la società derivanti dall’azione di responsabilità promossa da BdM Banca nei confronti di ex amministratori dell’istituto, tra i quali Luca Montrone, precisando che il fondatore dell’emittente era da tempo estraneo alla compagine societaria (il quotidiano pugliese sottolinea come nella compagine figurino tuttora Marco e Simonetta Montrone con il 19,1% ciascuno, mentre il 49,1% è in capo a Ligam S.p.A., amministrata da Simonetta Montrone).

Il 6,4% di BdM

Già nella ricostruzione di luglio del quotidiano si dava rilievo ad un secondo elemento oggi diventato ancora più importante: la partecipazione di BdM Banca (6,4%) in Telenorba. La banca, già Popolare di Bari e oggi controllata da Mediocredito Centrale, aveva acquisito quella partecipazione prima della crisi dell’istituto. Secondo la Gazzetta del Mezzogiorno, già nella prima fase del negoziato i Ladisa avevano cercato di ottenere anche quel pacchetto, senza però raggiungere un accordo con Mediocredito Centrale sulle condizioni economiche.

Ora i Ladisa tornano sul pacchetto della banca

La novità riferita dalla Gazzetta del Mezzogiorno è che i Ladisa sarebbero ora pronti ad acquistare anche quella partecipazione per 500.000 euro, che, per mera proporzione aritmetica, equivarrebbe a una valorizzazione del 100% nell’ordine di 7,8 milioni di euro (estrapolazione che, naturalmente, non costituisce una valutazione dell’intero capitale, trattandosi di una partecipazione di minoranza e potendo incidere diritti, condizioni e struttura dell’operazione). La differenza non è marginale sotto il profilo dell’operazione: l’acquisto della partecipazione bancaria consentirebbe infatti ai fratelli di rafforzare sensibilmente la posizione nell’assetto proprietario e, soprattutto, eliminerebbe dal tavolo uno dei nodi che, secondo la ricostruzione della Gazzetta, avevano complicato il negoziato iniziale.

Ma compaiono altri due pretendenti

L’elemento potenzialmente più rilevante è tuttavia un altro: secondo la nuova ricostruzione della Gazzetta del Mezzogiorno, sarebbero state formulate altre due proposte per l’acquisto di Telenorba. In assenza, allo stato, di comunicazioni ufficiali della società sui soggetti interessati, sulle condizioni economiche e sul perimetro delle rispettive offerte, è necessario mantenere prudenza. Nondimeno il dato industriale, se confermato, è evidente: la vendita non sarebbe più caratterizzata dalla presenza di un unico compratore concretamente interessato.

Una situazione diversa rispetto a giugno

Quando all’inizio di giugno era emersa l’offerta Ladisa, la prospettiva appariva relativamente lineare: proposta vincolante, due diligence, eventuale aggiustamento delle condizioni e closing. Il quadro successivo è diventato progressivamente più articolato: prima sono emersi i temi relativi alla situazione finanziaria, contestati dalla società; poi quelli degli investimenti tecnologici necessari; quindi il problema della partecipazione BdM; ora, infine, l’ingresso sulla scena di altri potenziali acquirenti.
La vicenda è quindi passata da una negoziazione sul prezzo a una partita sul controllo dell’asset.

Enterprise value ed equity value

Rimane peraltro valida la distinzione già evidenziata da Newslinet tra enterprise value ed equity value. L’enterprise value esprime, infatti, il valore complessivo dell’attività operativa dell’impresa indipendentemente dalla sua struttura finanziaria; l’equity value rappresenta, invece, il valore attribuibile al capitale proprio, tenendo conto, tra gli altri elementi, della posizione finanziaria netta. Per questo motivo il valore nominale di un’offerta non può essere letto isolatamente, soprattutto in un’operazione nella quale possono assumere rilevanza debiti finanziari, investimenti necessari, garanzie, manleve, contenziosi e struttura delle partecipazioni.

Il nodo degli investimenti

Nella ricostruzione di luglio la Gazzetta aveva evidenziato anche la necessità di interventi sulle infrastrutture tecnologiche: i fratelli Ladisa – secondo le indiscrezioni raccolte – avrebbero valutato il trasferimento di parte dell’attività nel proprio quartier generale di Bari, dove opera la redazione de L’Edicola, nell’ambito della costruzione di un gruppo editoriale più ampio. Una simile integrazione potrebbe generare economie di scala sul piano immobiliare, tecnologico, amministrativo e commerciale, ma richiederebbe contemporaneamente investimenti per l’aggiornamento delle infrastrutture. Anche questo elemento concorre inevitabilmente alla determinazione del prezzo effettivamente sostenibile per l’acquirente.

Il valore industriale resta

La comparsa di ulteriori potenziali acquirenti rende comunque meno convincente una lettura della vicenda esclusivamente attraverso il tema dell’indebitamento. Qualunque sia la situazione patrimoniale effettiva – sulla quale restano contrapposte la ricostruzione giornalistica e la smentita ufficiale della società – l’interesse di più soggetti indica che il mercato continua ad attribuire un valore industriale significativo a Telenorba. L’emittente dispone di un marchio storico, di una forte presenza nel Mezzogiorno, di capacità di raccolta pubblicitaria e di una posizione di rilievo nelle graduatorie ministeriali relative ai contributi previsti dal DPR 146/2017.

Il benchmark cambia significato

Anche il concetto di benchmark individuato inizialmente da Newslinet va quindi aggiornato: i 17 milioni di euro dell’offerta del gruppo Ladisa rimangono un’indicazione importante, ma non possono più essere considerati isolatamente come il valore di mercato di Telenorba. Se esistono effettivamente più proposte concorrenti, saranno il loro confronto, il perimetro degli asset compresi, l’eventuale acquisizione del 6,4% BdM, la posizione finanziaria netta e le garanzie richieste a determinare il valore implicitamente attribuito all’impresa. Ed è precisamente l’esistenza di una competizione per l’asset che potrebbe fornire al mercato un benchmark più attendibile di quello ricavabile da una singola trattativa bilaterale.

Una conferma per il mercato delle televisioni locali

La vicenda assume così una rilevanza che supera il caso pugliese: il settore televisivo locale continua ad affrontare riduzione e frammentazione degli ascolti lineari, concorrenza delle piattaforme digitali, aumento dei costi tecnologici e progressiva trasformazione della raccolta pubblicitaria. Eppure gli asset territoriali capaci di conservare notorietà, audience, raccolta, organizzazione editoriale e capacità distributiva continuano ad attirare capitale industriale.

Competizione per l’acquisto?

A giugno il segnale era rappresentato dall’offerta Ladisa da circa 17 milioni; a settembre, se la ricostruzione della Gazzetta del Mezzogiorno troverà conferma, il segnale diventa ancora più interessante: per Telenorba non ci sarebbe soltanto un compratore, ma una competizione tra più soggetti interessati.

Da trattativa a partita per il controllo

A questo punto il dossier va osservato meno come una semplice cessione e più come una partita per il controllo di uno dei principali asset televisivi territoriali italiani. La disponibilità dei Ladisa a rilevare anche la partecipazione di BdM mostra la volontà di consolidare la propria posizione; la presenza di altre due proposte, se confermata nei termini riferiti dalla stampa locale, potrebbe aumentare il potere negoziale della parte venditrice.

Quanto vale oggi una piattaforma editoriale territoriale?

Il risultato finale – prezzo, struttura dell’operazione e nuovo azionariato – dirà quindi qualcosa di più dei conti della sola Telenorba: fornirà un’indicazione concreta su quanto il mercato è disposto oggi a pagare per controllare una grande piattaforma editoriale territoriale nell’Italia della progressiva convergenza tra televisione, digitale, informazione e pubblicità. (M.L. per NL)

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