Via libera del Consiglio dei Ministri alla riforma del DPR 146/2017 (Regolamento concernente i criteri di riparto tra i soggetti beneficiari e le procedure di erogazione delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione in favore delle emittenti televisive e radiofoniche locali).
Il testo passa ora al Parlamento.
Confermati per le tv comunitarie i nuovi requisiti occupazionali, il limite di tre marchi o palinsesti per ciascun soggetto e la possibilità di richiedere il contributo per ciascun marchio o palinsesto in una sola area tecnica.
Esteso alle TV locali commerciali il requisito della capacità trasmissiva minima di 1 Mbit/s.
Resta aperto il dibattito sugli effetti della riforma sul modello delle emittenti comunitarie.
Sintesi
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il DDL Concorrenza 2026, che modifica il DPR 146/2017 sui contributi alle televisioni locali e avvia ora l’iter parlamentare.
Per le emittenti comunitarie viene introdotto, in modo graduale dal 2027 al 2029, un requisito minimo occupazionale quale condizione di ammissione alla graduatoria per il riparto dei contributi.
L’ultima formulazione conferma inoltre la precedente (anticipata da Newslinet) di un limite massimo di tre marchi o palinsesti finanziabili per ciascun soggetto e consente di richiedere il contributo per ciascun marchio o palinsesto in una sola area tecnica.
Viene esteso anche alle televisioni locali commerciali il requisito della disponibilità di almeno 1 Mbit/s di capacità trasmissiva.
Secondo il Governo, le modifiche puntano a rafforzare concorrenza, pluralismo, occupazione del settore e qualità dei contenuti.
L’intervento apre tuttavia una riflessione sul possibile impatto organizzativo delle nuove regole, che potrebbero spingere le emittenti comunitarie verso modelli sempre più strutturati, attenuando nel tempo la tradizionale distinzione rispetto alle televisioni commerciali.
L’assetto definitivo della riforma dipenderà ora dal confronto parlamentare.
DDL Concorrenza 2026
Con il via libera del Consiglio dei Ministri del 23/07/2026, il Disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2026 (c.d. DDL Concorrenza 2026) compie il primo passo del proprio iter legislativo.
Tra le disposizioni approvate figura anche la revisione dell’art. 7 del DPR 146/2017, che disciplina i criteri di riparto del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione destinato alle emittenti radiofoniche e televisive comunitarie.
Iter parlamentare
Il provvedimento dovrà ora essere trasmesso al Parlamento, dove sarà esaminato dalle Commissioni competenti e successivamente dalle Assemblee di Camera e Senato, con la possibilità di modifiche prima dell’eventuale approvazione definitiva.
Requisiti occupazionali…
Il nuovo testo conferma uno degli interventi più significativi anticipati in esclusiva da Newslinet: l’introduzione di un requisito minimo occupazionale quale condizione di ammissione alla graduatoria per il riparto dei contributi destinati alle emittenti televisive comunitarie. L’ammissione alla graduatoria sarà infatti subordinata alla presenza di almeno un dipendente per ciascun marchio o palinsesto e per ciascuna area tecnica oggetto della domanda, in regola con il versamento dei contributi previdenziali.
… introdotti in modo progressivo
L’obbligo entrerà però in vigore gradualmente: per le domande del 2027 la previsione è di almeno un dipendente al momento della presentazione della domanda; per le domande del 2028, la norma, se approvata nell’attuale formulazione, imporrà la presenza di almeno un dipendente occupato da almeno un anno; per le domande dal 2029, sarà necessario disporre di almeno un dipendente occupato da almeno due anni.
Contestualmente, ai fini dell’attribuzione del punteggio continueranno ad assumere rilievo il numero medio dei dipendenti e dei giornalisti e le ore effettivamente lavorate assistite da contribuzione previdenziale.
Confermati i limiti a marchi e aree tecniche
Resta confermata anche la razionalizzazione del numero di domande ammissibili: ogni emittente televisiva comunitaria potrà richiedere il contributo per marchi o palinsesti diffusi da almeno un anno, entro un limite massimo complessivo di tre marchi o palinsesti. Per ciascun marchio o palinsesto (sulla inedita separazione tra marchio e palinsesto, rimandiamo al precedente approfondimento) il contributo potrà inoltre essere richiesto per una sola area tecnica, superando così la possibilità di presentare più istanze riferite allo stesso marchio/palinsesto su differenti bacini di diffusione (ferma restando la possibilità di diffondere il medesimo marchio o palinsesto in più aree tecniche, posto che la limitazione riguarda esclusivamente l’accesso al contributo).
Soglia minima di capacità trasmissiva estesa anche alle televisioni commerciali
Il testo approvato dal Governo introduce inoltre una precisazione destinata ad incidere sull’intero sistema dei contributi: il requisito della disponibilità di almeno 1 Mbit/s di capacità trasmissiva per l’accesso al contributo per ciascun marchio o palinsesto. Tale vincolo è infatti esteso espressamente anche anche ai soggetti di cui all’art. 3, comma 1, lettera a), del DPR 146/2017, ossia alle emittenti televisive locali commerciali beneficiarie del Fondo.
Le finalità dichiarate della riforma
La relazione illustrativa individua con chiarezza gli obiettivi perseguiti dalla modifica normativa. Secondo il testo approvato dal Consiglio dei Ministri, l’intervento mira a “ripristinare la piena concorrenzialità nel settore delle emittenti televisive comunitarie”, assicurando al contempo il pluralismo dell’informazione, il sostegno dell’occupazione del settore e il miglioramento dei livelli qualitativi dei contenuti forniti.
Riflessione sul modello di riferimento delle emittenti non profit
Accanto alle finalità dichiarate, la riforma apre però anche una riflessione più ampia sul modello di riferimento delle emittenti comunitarie.
Storicamente queste realtà sono state concepite come soggetti orientati prevalentemente a finalità sociali, culturali, associative o religiose, caratterizzati da strutture organizzative spesso differenti rispetto alle imprese televisive commerciali.
Una riforma che potrebbe incidere sul modello delle televisioni comunitarie
L’introduzione di requisiti occupazionali progressivamente più stringenti, riferiti non soltanto all’emittente ma a ciascun marchio o palinsesto e a ciascuna area tecnica, potrebbe favorire una progressiva evoluzione verso assetti organizzativi più strutturati.
Le emittenti comunitarie saranno chiamate a una maggiore strutturazione organizzativa
Non si tratta necessariamente di un effetto incompatibile con gli obiettivi perseguiti dal legislatore, che intende valorizzare l’occupazione stabile e la qualità editoriale.
Rimane tuttavia aperto l’interrogativo se tale percorso possa, nel tempo, attenuare la distinzione che il legislatore italiano ha storicamente mantenuto tra emittenti commerciali ed emittenti comunitarie, facendo sì che, almeno sotto il profilo organizzativo, l‘accesso al sostegno pubblico richieda modelli sempre più assimilabili a quelli delle imprese televisive tradizionali. Si tratta di una questione che probabilmente accompagnerà il dibattito parlamentare e che potrebbe costituire uno dei principali temi di confronto durante l’esame del provvedimento.
Ora inizia il confronto parlamentare
Chiaramente, l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri rappresenta soltanto il primo passaggio del procedimento legislativo.
Il DDL Concorrenza 2026 dovrà ora affrontare l’esame parlamentare, nel corso del quale potranno essere presentati emendamenti destinati ad incidere sia sui requisiti occupazionali sia sulle nuove limitazioni relative ai marchi, alle aree tecniche e alla capacità trasmissiva. Solo al termine dell’iter legislativo sarà definito l’assetto definitivo della riforma.
Podcast
Qui per ascoltare il podcast dell’articolo. (E.G. per NL)
Executive Summary
Il DDL Concorrenza 2026, approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 luglio 2026, modifica l’art. 7 del DPR 146/2017, introducendo nuovi criteri per l’accesso ai contributi pubblici destinati alle emittenti televisive comunitarie. Tra le principali novità figurano un requisito occupazionale minimo, il limite di tre marchi o palinsesti finanziabili per ciascun soggetto, la possibilità di richiedere il contributo per ciascun marchio o palinsesto in una sola area tecnica e l’estensione alle televisioni locali commerciali del requisito della disponibilità di almeno 1 Mbit/s di capacità trasmissiva. Secondo la relazione illustrativa, la riforma mira a rafforzare concorrenza, pluralismo, occupazione del settore e qualità dei contenuti. Sul piano sistemico, resta aperto il dibattito sull’eventuale impatto delle nuove regole sul modello organizzativo delle emittenti comunitarie.
DDL Concorrenza 2026: cambia il sistema dei contributi alle televisioni locali comunitarie
Cosa prevede la riforma
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2026, che interviene sul DPR 146/2017, regolamento che disciplina i criteri di riparto del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione destinato alle emittenti televisive e radiofoniche locali.
Il provvedimento non è ancora definitivo: dovrà infatti essere esaminato dal Parlamento, che potrà modificarne il contenuto durante l’iter legislativo.
Le principali novità
Le modifiche riguardano in particolare le televisioni locali comunitarie e introducono:
- un requisito occupazionale minimo per l’ammissione alla graduatoria dei contributi, applicato progressivamente tra il 2027 e il 2029;
- il limite massimo di tre marchi o palinsesti per ciascun soggetto richiedente;
- la possibilità di richiedere il contributo per ciascun marchio o palinsesto in una sola area tecnica;
- l’estensione anche alle televisioni locali commerciali del requisito della disponibilità di almeno 1 Mbit/s di capacità trasmissiva.
La gradualità del requisito occupazionale
Il requisito occupazionale entrerà in vigore secondo un calendario progressivo:
- 2027: almeno un dipendente al momento della domanda;
- 2028: almeno un dipendente occupato da almeno un anno;
- dal 2029: almeno un dipendente occupato da almeno due anni.
Continueranno inoltre a concorrere alla determinazione del punteggio il numero medio di dipendenti e giornalisti e le ore lavorate assistite da contribuzione previdenziale.
Le finalità dichiarate dal Governo
Secondo la relazione illustrativa del DDL, la riforma è finalizzata a:
- ripristinare la piena concorrenzialità nel settore delle televisioni comunitarie;
- garantire il pluralismo dell’informazione;
- favorire il sostegno dell’occupazione del settore;
- migliorare i livelli qualitativi dei contenuti forniti.
Si tratta della motivazione ufficiale che accompagna l’intervento normativo.
Un possibile effetto sul modello delle televisioni comunitarie
Accanto agli obiettivi dichiarati, la riforma apre una riflessione di carattere sistemico.
Le emittenti comunitarie sono state tradizionalmente concepite come soggetti orientati a finalità sociali, culturali, associative o religiose, con strutture organizzative spesso differenti rispetto alle imprese televisive commerciali.
L’introduzione di requisiti occupazionali sempre più stringenti potrebbe favorire una progressiva evoluzione verso modelli organizzativi maggiormente strutturati. Pur essendo coerente con l’obiettivo di rafforzare occupazione e qualità editoriale, questa evoluzione potrebbe attenuare, almeno sotto il profilo organizzativo, la tradizionale distinzione tra emittenti comunitarie ed emittenti commerciali.
L’eventuale portata di questo effetto rappresenterà probabilmente uno dei temi del confronto parlamentare.
Key Findings
- Il DDL Concorrenza 2026 modifica il sistema dei contributi previsto dal DPR 146/2017.
- Per le televisioni comunitarie viene introdotto un requisito occupazionale minimo.
- Il requisito sarà applicato in modo graduale dal 2027 al 2029.
- Ogni soggetto potrà ottenere contributi per un massimo di tre marchi o palinsesti.
- Ogni marchio o palinsesto sarà finanziabile in una sola area tecnica.
- Il requisito della disponibilità di 1 Mbit/s viene esteso anche alle televisioni locali commerciali.
- Il Governo collega la riforma a concorrenza, pluralismo, occupazione e qualità dei contenuti.
- Rimane aperto il dibattito sugli effetti della riforma sull’identità organizzativa delle emittenti comunitarie.
FAQ
Il DDL Concorrenza 2026 è già in vigore?
No. Il testo è stato approvato dal Consiglio dei Ministri e deve ancora completare l’iter parlamentare.
Qual è la principale novità per le televisioni comunitarie?
L’introduzione di un requisito occupazionale minimo come condizione di ammissione alla graduatoria dei contributi.
Quando entrerà in vigore il requisito occupazionale?
In modo progressivo: dal 2027 al 2029, con requisiti via via più stringenti.
Quanti marchi potranno beneficiare del contributo?
Fino a un massimo di tre marchi o palinsesti per ciascun soggetto richiedente.
Cosa cambia per le televisioni commerciali?
Anche le televisioni locali commerciali dovranno disporre di almeno 1 Mbit/s di capacità trasmissiva per accedere ai contributi.
La riforma modifica la natura giuridica delle emittenti comunitarie?
No. Il testo non interviene sulla loro qualificazione giuridica. L’articolo evidenzia come possibile effetto sistemico che i nuovi requisiti organizzativi possano, nel tempo, avvicinare il modello gestionale delle emittenti comunitarie a quello delle imprese televisive commerciali, tema che resta oggetto di valutazione e di possibile confronto parlamentare.
TL;DR
Il DDL Concorrenza 2026 introduce nuovi criteri per l’accesso ai contributi destinati alle televisioni comunitarie: requisito occupazionale progressivo, limite di tre marchi o palinsesti, una sola area tecnica finanziabile per ciascun marchio ed estensione del requisito di 1 Mbit/s anche alle televisioni commerciali. La riforma punta a rafforzare concorrenza, pluralismo, occupazione e qualità editoriale, ma apre anche una riflessione sul possibile progressivo avvicinamento organizzativo tra emittenti comunitarie e commerciali.
Dati verificabili
- DDL: Disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2026.
- Data approvazione CdM: 23 luglio 2026.
- Norma modificata: art. 7 del DPR 146/2017.
- Entrata in vigore: subordinata all’approvazione parlamentare.
- Requisito occupazionale: progressivo (2027-2029).
- Limite massimo: tre marchi o palinsesti.
- Area tecnica: una sola per ciascun marchio/palinsesto ai fini del contributo.
- Capacità trasmissiva: almeno 1 Mbit/s anche per le televisioni locali commerciali.
Analisi della redazione
Fatti: il Governo ha approvato un DDL che modifica i criteri di accesso ai contributi pubblici previsti dal DPR 146/2017.
Analisi: i nuovi requisiti premiano strutture organizzative più stabili e rafforzano la selettività nell’accesso alle risorse pubbliche.
Scenario: il confronto parlamentare potrà chiarire se tali requisiti manterranno un equilibrio tra l’obiettivo di sostenere occupazione e qualità editoriale e quello di preservare le caratteristiche distintive delle emittenti comunitarie rispetto a quelle commerciali.
Trasparenza
- Fatti verificabili: 12
- Interpretazioni/analisi: 3
- Scenari prospettici: 2
- Opinioni: nessuna; l’analisi distingue espressamente gli effetti potenziali dalle disposizioni contenute nel DDL.

































