Governo UK protegge la radio su Alexa, Siri e Assistant. L’Italia resta ferma su una prominence che ignora smart speaker e smartphone

governo UK, smart speaker

Il governo UK è determinato ad assoggettare i tre principali assistenti vocali alle regole del Media Act 2024, comprendendo anche Alexa+ e le future evoluzioni AI di Gemini e Siri.
Mentre Londra disciplina accesso, flusso, pubblicità e metodo di distribuzione scelto dall’emittente, la regolazione italiana continua a lasciare fuori smartphone e smart speaker: una lacuna imputabile anche alle posizioni espresse da una parte degli operatori durante le consultazioni che rischia di consegnare alle piattaforme il controllo dell’accesso alla radio IP.

Sintesi

Il Governo UK ha avviato la consultazione per assoggettare Alexa, Google Assistant e Siri alle regole del Media Act 2024, qualificandoli come Radio Selection Services.
L’obiettivo è garantire che gli assistenti vocali riproducano la stazione richiesta dall’utente senza alterare il flusso, imporre intermediari o inserire pubblicità non autorizzata.
La disciplina seguirà anche l’evoluzione verso Alexa+, Gemini e le future versioni AI di Siri.
Il criterio adottato è funzionale: conta chi controlla concretamente l’accesso alla radio, non il tipo di dispositivo utilizzato.
In Italia, invece, la disciplina della prominence definita da Agcom continua a escludere smartphone e smart speaker, pur rappresentando uno dei principali punti di accesso alla radio IP.
Il risultato è una tutela concentrata sulle interfacce tradizionali, mentre gli ecosistemi vocali restano privi di obblighi specifici.
Questa impostazione rischia di trasferire alle grandi piattaforme il controllo della distribuzione radiofonica online.
L’intelligenza artificiale rende il tema ancora più urgente
, perché gli assistenti generativi non si limitano a eseguire comandi, ma selezionano autonomamente percorsi e fonti.
Il confronto tra Regno Unito e Italia evidenzia due modelli regolatori profondamente diversi.
La futura revisione della prominence italiana dovrà spostare l’attenzione dalla semplice visibilità delle applicazioni alla tutela dell’effettivo accesso alla radio.

Le differenze d’approccio tra il governo UK ed il regolatore italiano

La differenza tra la regolazione del governo UK e quella italiana della prominence radiofonica non è più soltanto quantitativa, ma concettuale. Il Regno Unito sta intervenendo direttamente sui dispositivi e sui servizi che oggi mediano concretamente l’ascolto, mentre l’Italia ha costruito un sistema articolato di qualificazione dei servizi di interesse generale, lasciando però fuori dal perimetro proprio gli assistenti vocali e gli smart speaker dominanti.

Radio Selection Services

Il 15 luglio 2026 il Department for Culture, Media and Sport britannico ha aperto una consultazione per designare Amazon Alexa e Alexa+, Google Assistant e Apple Siri come Radio Selection Services regolamentati ai sensi del Media Act 2024 (di cui abbiamo diffusamente parlato ad ottobre 2025). La consultazione terminerà il 9 settembre 2026.

Il governo UK regola il punto effettivo di accesso alla radio

La scelta del governo UK parte da una constatazione elementare: quando l’utente pronuncia il nome di una stazione, non accede direttamente all’emittente, ma affida la selezione a un soggetto tecnologico che può interpretare il comando, scegliere il flusso, inserire contenuti, indirizzare verso un aggregatore o persino proporre un servizio diverso. Per questo il Media Act 2024 ha modificato il Communications Act 2003, introducendo una disciplina specifica per i servizi attraverso i quali gli utenti selezionano con la voce le versioni online delle emittenti radiofoniche britanniche.

Cosa non possono fare i servizi designati

Una volta completata l’attuazione, i servizi designati dovranno riprodurre l’emittente richiesta dall’utente, utilizzare il metodo di accesso preferito dalla stessa radio, non applicare corrispettivi per il collegamento e non inserire autonomamente pubblicità o altri contenuti prima o durante il flusso (pre e post roll), salvo una breve identificazione tecnica oppure messaggi concordati con l’editore. Non si tratta, dunque, di garantire una generica visibilità alla radio: la disciplina del governo UK interviene sul comportamento concreto dell’intermediario, limitandone la capacità di sostituirsi all’emittente nella scelta del flusso, nella commercializzazione e nella relazione con l’ascoltatore. Un approccio coerente con il mutato ecosistema distributivo.

Il dato recepito

Secondo i dati richiamati dal governo UK, la radio raggiunge ogni settimana l’87% della popolazione britannica, mentre il 18% dell’ascolto complessivo avviene ormai attraverso dispositivi assistiti dalla voce. Il regolatore delle comunicazioni inglese Ofcom ha individuato in 700.000 utenti inglesi la soglia oltre la quale un servizio di selezione radiofonica assume rilevanza significativa. Alexa, Google Assistant e Siri superano tale limite e rappresenterebbero congiuntamente circa il 95% degli utenti che ascoltano flussi radiofonici online mediante servizi vocali nel Regno Unito.

Conta la funzione concretamente esercitata

Il punto più rilevante è che il criterio non dipende dalla forma fisica del dispositivo, dalla presenza di uno schermo o dalla classificazione commerciale effettuata dal produttore. Conta la funzione concretamente esercitata: se il servizio controlla in misura significativa la selezione vocale della radio, deve essere regolato.

La dichiarazione del ministro Ian Murray

“La radio continua a essere un mezzo forte e molto apprezzato nel Regno Unito, con l’87% della popolazione che la ascolta ogni settimana. Negli ultimi anni, tuttavia, le modalità di accesso sono cambiate sensibilmente, soprattutto per la crescita dell’uso di dispositivi attivati dalla voce, come gli smart speaker, per ascoltare i flussi online delle radio in diretta. Secondo i dati più recenti di RAJAR, il 18% dell’ascolto radiofonico complessivo avviene attraverso dispositivi assistiti dalla voce, ha spiegato il 15 luglio 2026 alla Camera dei Comuni (House of Commons, la camera bassa del Parlamento del Regno Unito) il ministro inglese per le industrie creative, i media e le arti Ian Murray.

L’obiettivo protettivo del Media Act 2024

“Per rispondere a questi cambiamenti, il Media Act 2024 ha modificato il Communications Act 2003, introducendo nuovi poteri destinati a proteggere la disponibilità e la distribuzione dei flussi online delle emittenti britanniche sui servizi vocali definiti Radio Selection Services. Prima di procedere alla loro designazione, il Segretario di Stato doveva ricevere una relazione di Ofcom, trasmessa il 19 marzo 2026. Considerate le raccomandazioni dell’Autorità, il Segretario di Stato condivide la soglia di 700.000 utenti e ritiene che Amazon Alexa, Google Assistant e Apple Siri debbano essere designati. Prima dell’adozione del regolamento è necessario consultare i rappresentanti dei servizi di selezione radiofonica, delle radio online e degli altri soggetti interessati. La consultazione è aperta dal 15 luglio e terminerà il 9 settembre 2026», ha concluso Murray.

Alexa+ non sfugge alle regole attraverso l’intelligenza artificiale

La consultazione affronta anche una questione destinata a diventare centrale: che cosa accade quando un assistente vocale regolamentato viene trasformato in un servizio di intelligenza artificiale generativa? Il documento di consultazione considera Alexa+ un’evoluzione del medesimo servizio Alexa e non una piattaforma distinta. La conclusione deriva dalla continuità delle condizioni contrattuali, dell’esperienza utente, delle integrazioni tecniche, delle skill e delle routine già esistenti. Amazon avrebbe inoltre indicato che il 97% dei circa 600 milioni di dispositivi Alexa venduti nel mondo negli ultimi dieci anni potrà supportare la nuova architettura.

Assistant e Siri

Lo stesso approccio dovrebbe essere adottato con la progressiva sostituzione di Google Assistant con Gemini (che non ha tra le priorità la radio, come abbiamo già avuto modo di approfondire settimana scorsa) e per gli aggiornamenti AI di Siri: salvo differenze sostanziali, le nuove versioni saranno considerate aggiornamenti dei servizi già designati e non strumenti nuovi attraverso i quali sottrarsi alla disciplina. Si tratta di una previsione particolarmente importante che dovrebbe ispirare anche una opportuna regolazione italiana sul tema: un sistema regolatorio che identifica soltanto il nome commerciale o la generazione tecnologica di un prodotto rischia infatti di diventare obsoleto nel momento stesso in cui viene approvato. Londra tenta invece di seguire la continuità funzionale del servizio, impedendo che una semplice trasformazione da assistente vocale ad agente AI cancelli le tutele riconosciute alle radio.

Radiocentre: un passaggio decisivo verso l’attuazione

Radiocentre, l’organizzazione che rappresenta oltre il 90% della radio commerciale britannica in termini di ascolti e ricavi, ha accolto positivamente la decisione. Il CEO Matt Payton ha definito l’iniziativa un “passaggio significativo verso l’applicazione delle nuove regole“, osservando che milioni di persone accedono ormai alla radio attraverso smart speaker e che è quindi essenziale poter continuare a trovare le stazioni desiderate anche durante l’evoluzione delle piattaforme verso l’intelligenza artificiale. Secondo Radiocentre, il nuovo quadro dovrebbe entrare in vigore nel 2027, anche se questa indicazione costituisce al momento una previsione dell’organizzazione industriale e non una data formalmente fissata dal governo UK.

In Italia una prominence senza i dispositivi più rilevanti

Il confronto con l’Italia è inevitabile: l’art. 29 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi ha affidato ad Agcom il compito di assicurare adeguato rilievo ai servizi audiovisivi e radiofonici di interesse generale. Dopo le prime linee guida della delibera 390/24/CONS, Agcom ha rivisto il sistema con la delibera 250/25/CONS, successivamente attuata attraverso la lista dei servizi di interesse generale adottata con la delibera 97/26/CONS.

Il perimetro esclusivo

Il sistema comprende smart TV, decoder, dongle, set-top-box, dispositivi radiofonici con interfaccia grafica e apparati di infotainment installati nei veicoli. Restano però esclusi dal perimetro definito da Agcom nella disciplina della prominence smartphone, tablet, computer, console di gioco e smart speaker. Nonostante gli smartphone e gli altoparlanti intelligenti rappresentino, per la radio, uno dei principali sostituti contemporanei dell’apparecchio domestico tradizionale.

Una contraddizione regolatoria

Ne deriva una contraddizione difficilmente sostenibile: l’Italia riconosce la radio come servizio di interesse generale e ne organizza la presenza in elenchi, applicazioni e aggregazioni, ma non disciplina il comportamento dei soggetti che controllano la selezione della stazione sui dispositivi vocali maggiormente diffusi (in Italia oltre il 60% dell’ascolto radiofonico IP avviene tramite smartphone e smart speaker, cioè proprio i dispositivi esclusi dal perimetro Agcom).

Dalla prominence formale alla selezione effettiva

La debolezza del modello italiano emerge anche dalla differenza tra prominence dell’applicazione e protezione della selezione. “Collocare un’applicazione radiofonica in una determinata posizione dell’interfaccia non equivale a garantire che, pronunciando il nome di una radio, l’utente riceva il flusso scelto dall’editore”, spiega Massimo Rinaldi, ingegnere di Com-Nect, società di ibridazione radiotelevisiva (gruppo Consultmedia). “Nel passaggio attraverso assistenti vocali, aggregatori e sistemi AI possono intervenire errori di identificazione, sostituzioni del flusso, priorità commerciali, preroll pubblicitari, versioni non aggiornate e intermediazioni non richieste”.

Differenze di approccio al medesimo problema

“Il Regno Unito affronta direttamente questi rischi. Il servizio designato deve rispettare la richiesta dell’utente, utilizzare il metodo di distribuzione indicato dalla radio e non può monetizzare unilateralmente l’accesso o imporre un corrispettivo all’emittente. L’Italia, invece, ha finora concentrato gran parte del lavoro sull’identificazione dei servizi meritevoli di rilievo e sulla costruzione delle relative applicazioni aggregate. Un passaggio necessario, ma insufficiente quando la vera porta d’ingresso non è più un’icona, bensì un comando vocale interpretato da una piattaforma dominante“, avverte l’ingegnere.

Il limite dei tavoli tecnici italiani

Come Newslinet ha già evidenziato, la definizione italiana del perimetro è stata fortemente condizionata dalle osservazioni raccolte durante le consultazioni e i tavoli tecnici. Le indicazioni provenienti da alcuni operatori, secondo quanto emerso nel corso delle consultazioni, hanno contribuito a sostenere una lettura restrittiva, fondata sulla destinazione principale attribuita ai diversi dispositivi e non sulla funzione di intermediazione effettivamente esercitata. Il risultato è una disciplina che protegge la radio su alcune interfacce grafiche, non impone specifici obblighi ai tre principali ecosistemi vocali che controllano la quasi totalità del mercato. Nel Regno Unito, al contrario, proprio i device di Amazon, Google e Apple costituiscono il primo obiettivo della regolazione. Più che tecnologicamente neutrale, la soluzione italiana appare quindi tecnologicamente selettiva. E la selezione rischia di essere stata effettuata guardando ai ricevitori del passato anziché agli intermediari del futuro.

Il paradosso dell’automotive

La questione è rilevante anche per l’automobile: un ricevitore FM/DAB+ può essere disponibile ma sostanzialmente sepolto in un sottomenù, mentre servizi musicali OTT, podcast e piattaforme proprietarie occupano le posizioni immediatamente accessibili. La tutela dell’accesso broadcast richiede quindi interfacce chiare e un comando diretto, possibilmente attraverso un unico tasto radio. Ma l’inclusione dell’infotainment broadcast non risolve il problema quando il comando viene impartito attraverso Siri, Google Assistant, Gemini o Alexa Auto. Il livello regolato dall’Italia e quello attraverso il quale l’utente compie materialmente la selezione potrebbero non coincidere.

Il rischio della disintermediazione definitiva

L’intelligenza artificiale rende la questione ancora più urgente: un assistente generativo non si limita a eseguire un comando, ma interpreta l’intenzione, seleziona una fonte, sceglie il percorso tecnico e può proporre un’alternativa. Senza regole specifiche, la piattaforma può diventare il vero intermediario dell’accesso (come già sta accadendo con le difficoltà di fruizione radiofonica attraverso Android Auto con l’aggiornamento che ha delegato la gestione a Gemini AI, denunciato su queste pagine): decide quale flusso aprire, quale aggregatore utilizzare, quale messaggio anteporre e quale rapporto stabilire con l’utente. La stazione rimane formalmente disponibile, ma perde il controllo sulla distribuzione, sui dati, sulla pubblicità e sulla propria identità.

La preoccupazione di EBU

È questo il problema che ha preoccupato anche la recente Radio Assembly dell’EBU (Unione europea di radiodiffusione): la disponibilità di più vettori non garantisce automaticamente il pluralismo quando il punto di accesso viene controllato da pochi intermediari tecnologici.

Due modelli regolatori opposti

Il Regno Unito ha scelto un criterio sostanziale: si individuano i servizi che controllano una quota significativa dell’accesso vocale alla radio e si impongono obblighi precisi. L’Italia ha seguito prevalentemente un criterio formale: si classificano i servizi radiofonici di interesse generale, si organizzano elenchi e applicazioni, ma si escludono dal perimetro alcuni dei dispositivi e degli intermediari più influenti.

La direzione è chiara

Non significa che il modello inglese sia già compiuto. La consultazione è ancora aperta, le designazioni dovranno essere formalizzate e Ofcom dovrà completare il quadro attuativo. Ma la direzione è chiara e appare decisamente più aderente all’evoluzione tecnologica.

La correzione non può attendere tre anni

La delibera 250/25/CONS prevede una revisione periodica e Agcom ha riaperto nel giugno 2026 i termini per partecipare al tavolo tecnico permanente sulla prominence. Attendere però la normale revisione triennale potrebbe essere incompatibile con la velocità con cui gli assistenti vocali stanno diventando sistemi generativi. Nel tempo necessario a riesaminare la disciplina, Google Assistant potrebbe essere stato assorbito da Gemini, Siri trasformato in un agente AI e Alexa sostituito stabilmente da Alexa+.

L’Italia impari la lezione inglese

Il caso britannico mostra che una strada diversa è possibile: regolare la funzione, non il contenitore; proteggere la selezione, non soltanto l’icona; seguire l’evoluzione del servizio, non fermarsi al suo nome commerciale. Il problema italiano non è quindi la mancanza di una disciplina della prominence: è averne costruita una che, sul versante radiofonico, rischia di proteggere ciò che resta visibile sui dispositivi tradizionali, lasciando privi di una disciplina specifica i soggetti che stanno assumendo il controllo dell’ascolto futuro.

Podcast

Qui per ascoltare il podcast dell’articolo. (M.L. per NL)

Executive Summary

Il Regno Unito ha avviato la consultazione prevista dal Media Act 2024 per assoggettare Alexa, Google Assistant e Siri alle regole sui Radio Selection Services, imponendo agli assistenti vocali di rispettare il flusso scelto dalle emittenti e limitando il potere delle piattaforme nell’intermediazione dell’accesso alla radio online.

L’Italia, invece, pur avendo disciplinato la prominence dei servizi radiofonici di interesse generale attraverso Agcom, continua a escludere dal perimetro regolatorio smartphone e smart speaker, ossia alcuni dei principali punti di accesso contemporanei alla radio IP.

L’articolo confronta i due modelli regolatori e sostiene che la tutela futura non dovrà limitarsi alla visibilità delle applicazioni radiofoniche, ma estendersi ai soggetti che controllano concretamente la selezione dell’emittente attraverso assistenti vocali e sistemi di intelligenza artificiale.


TL;DR

  • Il Regno Unito regolerà Alexa, Google Assistant e Siri come Radio Selection Services.
  • Gli assistenti vocali dovranno rispettare il flusso scelto dall’emittente.
  • La disciplina comprenderà anche l’evoluzione verso Alexa+, Gemini e le future versioni AI di Siri.
  • Agcom continua invece a escludere smartphone e smart speaker dalla disciplina della prominence.
  • Il confronto evidenzia due differenti modelli di regolazione dell’accesso alla radio IP.

Key Findings

Fatto

Il governo britannico ha aperto la consultazione per designare Amazon Alexa, Google Assistant e Apple Siri come Radio Selection Services ai sensi del Media Act 2024.

Fatto

I servizi designati dovranno riprodurre l’emittente richiesta dall’utente utilizzando il metodo di distribuzione indicato dalla radio, senza inserire autonomamente pubblicità o alterare il flusso.

Fatto

La disciplina britannica seguirà anche l’evoluzione tecnologica verso Alexa+, Gemini e le future versioni AI di Siri.

Fatto

La disciplina italiana della prominence continua invece a escludere smartphone e smart speaker dal perimetro applicativo.

Analisi

Il diverso approccio deriva da due filosofie regolatorie differenti: il Regno Unito disciplina la funzione concretamente esercitata dagli intermediari, mentre l’Italia continua a basarsi prevalentemente sulla tipologia del dispositivo.

Scenario

Con la progressiva diffusione degli assistenti AI, il controllo dell’accesso ai contenuti radiofonici rischia di spostarsi definitivamente dalle emittenti alle piattaforme tecnologiche.


FAQ

Che cosa sono i Radio Selection Services?

Sono i servizi vocali attraverso i quali gli utenti selezionano le emittenti radiofoniche online utilizzando assistenti vocali come Alexa, Google Assistant o Siri.

Che cosa prevede il Media Act 2024?

Introduce obblighi specifici per i servizi che controllano in misura significativa l’accesso vocale alle radio britanniche, impedendo alterazioni del flusso, sostituzioni arbitrarie dell’emittente o monetizzazioni non autorizzate.

Perché Alexa+, Gemini e Siri AI sono rilevanti?

Perché il governo britannico intende evitare che il semplice aggiornamento tecnologico di un assistente vocale consenta di eludere gli obblighi previsti dalla normativa.

Qual è il limite della disciplina italiana?

La regolazione della prominence non comprende smartphone e smart speaker, che rappresentano ormai uno dei principali canali di accesso alla radio IP.

Perché il tema interessa anche l’automobile?

Perché nelle piattaforme infotainment la selezione della radio è sempre più mediata da assistenti vocali e sistemi AI anziché dall’interfaccia broadcast tradizionale.


Claim principali

ClaimClassificazione
Il governo britannico ha aperto la consultazione sui Radio Selection ServicesFatto verificabile
Alexa, Google Assistant e Siri saranno sottoposti agli obblighi del Media Act dopo la designazione definitivaFatto procedurale
Il Media Act disciplina il comportamento degli intermediari vocaliFatto normativo
La disciplina italiana della prominence esclude smartphone e smart speakerFatto verificabile
Il modello britannico è maggiormente orientato alla funzione esercitata rispetto a quello italianoAnalisi redazionale
L’AI aumenterà il potere degli intermediari nell’accesso ai contenuti radiofoniciScenario motivato

Dati verificabili

  • Apertura della consultazione: 15 luglio 2026
  • Chiusura della consultazione: 9 settembre 2026
  • Normativa: Media Act 2024
  • Relazione Ofcom trasmessa il 19 marzo 2026
  • Radio ascoltata ogni settimana dall’87% della popolazione britannica
  • 18% dell’ascolto radiofonico britannico avviene tramite dispositivi vocali
  • Soglia Ofcom: 700.000 utenti
  • Alexa, Google Assistant e Siri rappresentano circa il 95% del mercato britannico dei servizi vocali radio
  • Radiocentre rappresenta oltre il 90% della radio commerciale britannica

Trasparenza editoriale

Fatti verificabili: 22

Interpretazioni tecniche: 8

Valutazioni redazionali: 5

Scenari prospettici: 4


JSON-LD consigliato

@type: NewsArticle

about:
- Radio
- Media Act 2024
- Radio Selection Services
- Agcom
- Prominence
- Smart speaker
- Alexa
- Google Assistant
- Siri
- Gemini
- Intelligenza artificiale
- Broadcasting
- Regolazione media

keywords:
radio, prominence, Media Act 2024, Radio Selection Services, Agcom, Alexa, Google Assistant, Siri, Gemini

Questo sito utilizza cookie per gestire la navigazione, la personalizzazione di contenuti, per analizzare il traffico. Per ottenere maggiori informazioni sulle categorie di cookie, sulle finalità e sulle modalità di disattivazione degli stessi clicca qui. Con la chiusura del banner acconsenti all’utilizzo dei soli cookie tecnici. La scelta può essere modificata in qualsiasi momento.

Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito Web, esso può archiviare o recuperare informazioni sul tuo browser, principalmente sotto forma di cookies. Controlla qui i tuoi servizi di cookie personali.

Questi strumenti di tracciamento sono strettamente necessari per garantire il funzionamento e la fornitura del servizio che ci hai richiesto e, pertanto, non richiedono il tuo consenso.

Questi cookie sono impostati dal servizio recaptcha di Google per identificare i bot per proteggere il sito Web da attacchi di spam dannosi e per testare se il browser è in grado di ricevere cookies.
  • wordpress_test_cookie
  • wp_lang
  • PHPSESSID

Questi cookie memorizzano le scelte e le impostazioni decise dal visitatore in conformità al GDPR.
  • wordpress_gdpr_cookies_declined
  • wordpress_gdpr_cookies_allowed
  • wordpress_gdpr_allowed_services

Rifiuta tutti i Servizi
Accetta tutti i Servizi

Ricevi gratis la newsletter di NL!

SIT ONLINE abbonamento circolari Consultmedia su scadenze ordinarie e straordinarie settore radio-tv-editoria: [email protected]

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER