Si apre ufficialmente la fase operativa dei nuovi contributi destinati alla trasformazione tecnologica del sistema editoriale e radiotelevisivo italiano.
Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha infatti pubblicato il decreto attuativo del 20 maggio 2026 che definisce modalità , requisiti e procedure per l’accesso alle misure previste dal DPCM 17 settembre 2025.
Il provvedimento mette a disposizione 42 milioni di euro complessivi, ripartiti tra editoria, agenzie di stampa, radio e televisioni, con l’obiettivo di sostenere l’innovazione tecnologica delle imprese del settore e accompagnare la transizione digitale dell’intera filiera.
Sintesi
Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria ha pubblicato il decreto attuativo che rende operative le misure previste dal DPCM 17 settembre 2025 per il sostegno agli investimenti tecnologici di editori, agenzie di stampa, radio e televisioni.
Lo stanziamento complessivo ammonta a 42 milioni di euro, di cui 8 milioni destinati all’editoria e alle agenzie di stampa e 34 milioni al comparto radiotelevisivo, con contributi pari al 70% delle spese sostenute nel 2025 per progetti di innovazione e ammodernamento tecnologico.
Tra gli investimenti finanziabili figurano intelligenza artificiale, cybersecurity, cloud, datacenter, 5G Broadcast, DAB+, realtà aumentata e virtuale, oltre a sistemi editoriali e piattaforme digitali.
Le domande dovranno essere presentate dal 30 giugno al 29 luglio 2026 corredate da progetto asseverato e certificazione delle spese.
Il principale elemento di novità riguarda la complessità dell’impianto documentale richiesto, che impone alle imprese di predisporre tempestivamente la documentazione tecnica, amministrativa e contabile necessaria.
Il provvedimento rappresenta un importante strumento di sostegno alla trasformazione digitale dell’ecosistema dei media, ma resta il rischio di una riduzione proporzionale dei contributi qualora le richieste superino le risorse disponibili.
Due linee di intervento del decreto attuativo
Le misure si articolano in due distinti canali di finanziamento. Il primo riguarda le imprese editrici di quotidiani e periodici e le agenzie di stampa, per le quali è previsto uno stanziamento di 8 milioni di euro.
Il secondo interessa invece il comparto audiovisivo, con 34 milioni di euro destinati a FSMA (fornitori di servizi di media audiovisivi) nazionali, FSMA locali, emittenti radiofoniche, fornitori di servizi media radiofonici e società consortili DAB. In entrambi i casi il contributo è pari al 70% delle spese sostenute nel corso del 2025 e riferite a progetti organici di innovazione tecnologica e ammodernamento dei processi produttivi.
IA, cloud, cybersecurity e distribuzione multipiattaforma
Particolarmente ampia la gamma degli investimenti ammissibili. Tra le spese finanziabili figurano interventi relativi a cybersecurity, infrastrutture cloud e datacenter, sistemi editoriali evoluti, software per l’automazione dei processi, tecnologie di intelligenza artificiale, strumenti per il contrasto alla disinformazione, sistemi per la distribuzione multipiattaforma dei contenuti e soluzioni destinate alla tutela dell’autenticità delle fonti.
Dalle infrastrutture broadcast al 5G: gli investimenti ammissibili
Per il settore radiotelevisivo trovano inoltre spazio investimenti in apparati di produzione e trasmissione, infrastrutture HD e 4K, reti DAB+, tecnologie 5G Broadcast, realtà virtuale e aumentata, sistemi di telecontrollo e sviluppo di applicazioni basate su cloud.
Le prioritÃ
Particolarmente significativo appare il riconoscimento, tra le spese ammissibili, degli investimenti destinati all’adeguamento e all’estensione delle reti T-DAB, nonché delle attività di ricerca e sviluppo relative ai sistemi radiofonici digitali multicanale, compresi quelli destinati ai servizi di allerta pubblica ed emergenza. Un segnale che conferma la crescente centralità delle piattaforme digitali terrestri e delle nuove tecnologie di distribuzione nel quadro evolutivo del sistema radiofonico nazionale.
Le finestre temporali
Le domande dovranno essere presentate esclusivamente in modalità telematica. Sia per il comparto editoriale sia per quello radiotelevisivo, la finestra temporale individuata dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria è compresa tra il 30 giugno e il 29 luglio 2026. L’orario di apertura e chiusura delle procedure sarà comunicato con successivo avviso istituzionale.
Non basta aver speso: servono progetto asseverato e certificazione delle spese
Uno degli aspetti più rilevanti del decreto riguarda la documentazione richiesta. Per accedere ai contributi non sarà sufficiente dimostrare l’avvenuto sostenimento delle spese: sarà infatti necessario allegare un progetto asseverato da un professionista qualificato e una certificazione contabile redatta da un revisore legale. Il progetto dovrà dimostrare la riconducibilità degli investimenti a un piano organico di innovazione tecnologica, descrivere le dotazioni preesistenti e motivare le scelte effettuate dall’impresa.
Il rischio del riparto proporzionale
Un elemento che merita attenzione riguarda il meccanismo di assegnazione delle risorse. Il decreto prevede infatti che, in caso di richieste superiori alle disponibilità finanziarie, si proceda a una riduzione proporzionale degli importi riconosciuti ai soggetti ammessi. Ciò significa che il contributo teoricamente spettante potrebbe risultare inferiore rispetto alle aspettative iniziali qualora la domanda complessiva superasse gli stanziamenti disponibili.
Prepararsi subito
Secondo Alessio Negretti, giurista esperto di regolazione dei media e partner di Consultmedia (250 imprese radio tv assistite), il decreto introduce una procedura più complessa rispetto a quelle cui il settore era abituato negli anni precedenti. “La novità più significativa non riguarda tanto le categorie di spesa ammissibili, quanto l’impianto documentale richiesto. Le imprese devono dimostrare la coerenza degli investimenti con un progetto organico di innovazione e predisporre una documentazione tecnica e contabile estremamente accurata (processo seguito completamente da Consultmedia), osserva Negretti.
Domande entro tempi stretti: la corsa alla preparazione delle pratiche
“La finestra di presentazione è relativamente breve e coinvolge professionalità diverse: tecnici, revisori legali e responsabili amministrativi. Chi intende accedere alle misure dovrebbe avviare immediatamente le verifiche preliminari sulla documentazione relativa agli investimenti effettuati nel 2025″, spiega il consulente.
Una misura che guarda al futuro del comparto
Al di là dell’aspetto economico, il decreto attuativo rappresenta un indicatore delle direttrici lungo le quali il legislatore intende orientare l’evoluzione del sistema dei media. La presenza, tra le spese ammissibili, di tecnologie legate all’intelligenza artificiale, alla cybersecurity, alle reti digitali terrestri, al cloud computing e alle tecnologie multipiattaforma evidenzia infatti la volontà di sostenere un processo di trasformazione che coinvolge contemporaneamente editoria, radio e televisione.
Dall’ammodernamento degli impianti alla trasformazione dei modelli di business
“L’impressione è che il legislatore abbia voluto favorire non soltanto l’ammodernamento degli apparati, ma anche la capacità delle imprese di adattarsi ai nuovi modelli di produzione, distribuzione e fruizione dei contenuti. Per questo motivo la corretta impostazione progettuale degli investimenti diventa oggi tanto importante quanto l’investimento stesso”, conclude Negretti.
Approfondimenti
Qui per approfondire i temi trattati. (E.G. per NL)

































