Secondo l’istituto di analisi londinese Ampere Analysis, il tempo medio di attesa tra le stagioni delle serie streaming è passato da 12 mesi nel 2020 a 21 mesi nel 2025.
L’Effetto Stranger Things (così è stato definito il fenomeno) mostra come le piattaforme stiano trasformando le produzioni premium in veri e propri eventi globali, puntando sempre più su pochi franchise ad altissimo impatto mediatico.
Sintesi
Le principali piattaforme streaming stanno progressivamente allungando i tempi tra una stagione e l’altra delle serie originali, trasformando l’attesa in una vera leva di marketing e fidelizzazione.
Secondo Ampere Analysis, il tempo medio di ritorno delle produzioni scripted original è cresciuto da 12 mesi nel 2020 a 21 mesi nel 2025.
Il caso simbolo è Stranger Things, la cui audience sarebbe aumentata del 300% nella seconda metà del 2025 prima dell’ultima stagione (ma anche la Casa di Carta, con i suoi prequel e spin-off sono un esempio lampante).
Dietro il fenomeno vi sono produzioni sempre più cinematografiche, costose e complesse, con tempi di sviluppo e post-produzione molto più lunghi rispetto al passato.
Dopo il boom produttivo culminato nel 2022, anno in cui le piattaforme distribuirono 599 stagioni originali, il mercato sembra ora orientarsi meno sulla quantità e molto di più sulla costruzione di pochi grandi mega-brand audiovisivi globali.
Per gli analisti, il modello streaming si sta così avvicinando sempre più alla logica blockbuster tipica del cinema franchise-driven.
The Stranger Things Effect
Le piattaforme streaming stanno modificando profondamente i tempi della serialità televisiva globale. Secondo una nuova analisi pubblicata da Ampere Analysis, gli spettatori attendono oggi molto più a lungo il ritorno delle serie originali rispetto a pochi anni fa. Il fenomeno viene definito dagli analisti The Stranger Things Effect, dal nome della celebre produzione Netflix diventata simbolo della trasformazione industriale dello streaming premium.
La Casa di Carta
Un altro esempio lampante è quello della Casa di Carta (2017-2021), oggetto, nel 2022 del remake La casa di carta: Corea (con Park Hae-soo nei panni di Berlino) e nel 2023 del prequel/spin-off Berlino, prodotto da Netflix, incentrato sul personaggio iconico.
In cinque anni quasi raddoppiati i tempi di ritorno
Secondo l’istituto di ricerca inglese Ampere Analysis, il tempo medio tra una stagione e l’altra delle serie scripted original distribuite dalle principali piattaforme streaming è passato da 12 mesi nel 2020 a 21 mesi nel 2025. In pratica, nel giro di appena cinque anni, il tempo di attesa si è quasi raddoppiato. Un dato molto rilevante, perché fotografa la trasformazione strutturale del mercato audiovisivo globale.
Produzioni sempre più cinematografiche, costose e complesse
L’analisi evidenzia come il comparto si sia progressivamente spostato verso produzioni sempre più cinematografiche, costose e complesse, caratterizzate da tempi di sviluppo e post-produzione molto più lunghi rispetto alla serialità tradizionale.
Dalla serialità continua all’evento globale
Per Ampere il cambiamento non è soltanto produttivo, ma profondamente strategico: le piattaforme stanno infatti trasformando molte serie premium in veri e propri eventi globali ad alta intensità mediatica, capaci di riattivare l’attenzione del pubblico anche dopo lunghi periodi di assenza. Ed è proprio qui che entra in gioco il caso emblematico di Stranger Things, diventato il paradigma industriale di riferimento per gran parte del comparto streaming internazionale.
Stranger Things come modello industriale
La serie Netflix, lanciata nel 2016, ha progressivamente allungato i tempi tra le stagioni fino a trasformare ogni ritorno in un fenomeno mediatico globale. La quarta stagione arrivò infatti nel 2022, quasi tre anni dopo la precedente, mentre la quinta e ultima stagione è stata distribuita nel 2025.
L’attesa diventa hype: Stranger Things cresce del 300% prima del gran finale
Secondo Ampere, proprio questa lunga assenza avrebbe contribuito ad aumentare ulteriormente il coinvolgimento del pubblico. I dati citati nel report mostrano infatti che la visione di Stranger Things sarebbe cresciuta del 300% nella seconda metà del 2025 in vista dell’arrivo della stagione finale.
L’attesa diventa parte della strategia commerciale
Il punto centrale dell’analisi è che il tempo di attesa non viene più percepito soltanto come una criticità produttiva, ma anche come una leva di marketing, fidelizzazione e valorizzazione del franchise. Le piattaforme sembrano aver compreso che, per alcuni titoli flagship, la lunga assenza può aumentare l’hype, riattivare il binge watching delle stagioni precedenti, rafforzare il valore “evento” del ritorno e prolungare la permanenza culturale della serie nel dibattito social e mediatico. Si tratta di una logica molto diversa rispetto alla televisione lineare tradizionale, storicamente costruita su cadenze annuali relativamente stabili.
Produzioni sempre più costose e cinematiche
Dietro il fenomeno esistono anche motivazioni industriali precise: Ampere osserva che le piattaforme stanno puntando sempre più su produzioni ad altissimo budget, caratterizzate da effetti visivi complessi, scenografie cinematografiche, post-production avanzata e cast internazionali. Questo approccio rende inevitabilmente più lunghi i cicli produttivi e contribuisce ad allungare i tempi tra una stagione e l’altra.
Dalla quantità ai mega-franchise
L’analisi si inserisce inoltre nel nuovo scenario post-boom streaming: dopo la fase espansiva culminata nel 2022, molte piattaforme stanno progressivamente riducendo il volume delle produzioni per concentrarsi su franchise ad alta riconoscibilità globale.
Nel 2022 lo streaming ha toccato il picco produttivo: 599 stagioni originali in un solo anno
Secondo Ampere, nel 2022 le principali piattaforme distribuirono 599 stagioni di scripted original, un numero superiore all’intera produzione cumulata del periodo 2015-2019, pari a 591 stagioni. Un dato che mostra chiaramente l’enorme accelerazione produttiva vissuta dal settore durante la fase di espansione dello streaming.
Oggi però il mercato sembra orientarsi meno sulla quantità e molto di più sulla capacità di costruire pochi grandi brand audiovisivi globali ad altissimo impatto culturale e commerciale.
Cambia il rapporto tra piattaforme e pubblico
Il dato probabilmente più interessante è culturale. Lo streaming aveva inizialmente promesso disponibilità continua, stagioni rapide e abbondanza costante di novità. Ora il modello si sta invece avvicinando sempre più alle logiche blockbuster tipiche del cinema franchise-driven. L’attesa stessa diventa parte dell’esperienza narrativa e commerciale. E la lunga assenza di una serie può trasformarsi in uno strumento di costruzione dell’evento mediatico.
I rischi dell’attesa eccessiva
Non mancano tuttavia le criticità: diversi operatori dell’industria audiovisiva hanno già evidenziato il rischio che pause troppo lunghe possano indebolire il coinvolgimento del pubblico, frammentare la continuità narrativa e spingere parte degli utenti verso altri contenuti concorrenti. Già nel 2024, Katherine Pope, presidente di Sony Pictures Television, aveva definito insostenibili le attese eccessive tra una stagione e l’altra di molte produzioni streaming.
Un fenomeno destinato a influenzare anche broadcaster e TV lineare
Il fenomeno potrebbe avere riflessi importanti anche sul mercato europeo e italiano: la crescente trasformazione delle serie premium in prodotti-evento sta infatti modificando modelli produttivi, strategie promozionali, gestione delle library e dinamiche di fidelizzazione del pubblico. E potrebbe progressivamente influenzare anche broadcaster tradizionali e operatori free-to-air, sempre più costretti a confrontarsi con logiche di consumo on demand e franchise globali ad alta intensità narrativa.
Lo streaming entra nell’era dei mega-brand audiovisivi
L’Effetto Stranger Things descritto da Ampere Analysis mostra in definitiva come lo streaming stia uscendo dalla fase della crescita quantitativa per entrare in una nuova stagione dominata da pochi grandi marchi audiovisivi globali. In questo scenario il tempo di attesa non è più soltanto una criticità produttiva, ma diventa parte integrante della costruzione del valore economico, culturale e mediatico delle grandi serie contemporanee. (E.G. per NL)


































