RAI. Opposizione: nomine uno scandalo; PDL le difende. PD: premier non sazio controllo; Bonaiuti: caccia disperata di voti

«Scandalo», «occupazione», «regime»: sono alcune delle parole ripetute dagli esponenti dell’opposizione per commentare le nomine effettuate dal Cda della Rai: le critiche sono trasversali, dal Pd all’Udc fino alla sinistra extraparlamentare, e ad esse si contrappone la difesa delle scelte del Consiglio di amministrazione da parte di esponenti del Pdl. Sin dal mattino, prima ancora della riunione del Cda, è iniziata la sequela di critiche, visto che sui giornali erano anticipati i nomi che Mauro Masi avrebbe proposto al Cda, che coincidevano, secondo l’opposizione, con quelli usciti dalla riunione della maggioranza sulla Rai svoltasi alcune settimane fa nella residenza di Silvio Berlusconi. Di qui l’ironia di Giuseppe Giulietti: «Chiameremo viale Mazzini via Grazioli», dal nome appunto del palazzo che è la casa romana del premier. Per il segretario del Pd Dario Franceschini, «non si è mai visto fare nomine alla Rai decise in altro luogo e ratificate dal Cda a 15 giorni dalle elezioni. Evidentemente, Berlusconi non è sazio del controllo della comunicazione che ha ma vuole estenderlo». Attacchi che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti respinge al mittente: «Si avvicinano le elezioni e questo spiega perchè la sinistra, a caccia disperata di voti, si è scatenata contro le nomine Rai». Secondo Pier Ferdinando Casini, le nomine sono «più scandalose» della sentenza Mills. «In confronto la lottizzazione di un tempo era una cosa nobile – ha aggiunto – oggi si fanno nomine unicamente con una logica di bilancino all’interno del solo Pdl». Rincara la dose Antonio Di Pietro: «L’occupazione» di Viale Mazzini e «l’irresponsabilità penale del premier sono la prova ulteriore che ci avviamo verso un regime totalitario». Il leader di Idv preannuncia un «Information day» per il 5 giugno, giurnata di chiusura dei comizi elettorali per europee e amministrative. La decisione dei membri di minoranza del Cda di abbandonare la riunione perchè i nomi proposti da Masi erano stati «decisi fuori dall’azienda», ha corroborato le critiche delle opposizioni; mentre la maggioranza evidenzia che la qualità delle nomine, sostiene il membro Pdl della Vigilanza Mario Landolfi, era tale da richiedere un voto unanime e che comunque «sono state votate – sostiene Licastri (Pdl) – dal presidente Paolo Garimberti, uomo di garanzia, espressione di sentimenti e interessi lontani dall’attuale maggioranza». Le nomine fanno ritornare in auge, attacca Rosy Bindi, il «macigno del conflitto di interessi di Berlusconi» e sono un nuovo tassello, incalza il leader di Sinistra e Libertà Nichi Vendola, «della mano berlusconiana che si allunga sulla tv pubblica». La preoccupazione riguarda la libertà di informazione: in gioco, sottolinea Giovanna Melandri, è «lo stato di democrazia del nostro paese». Anche la sinistra extraparlamentare, da Grazia Francescato dei Verdi, a Jacopo Venier del Pdci, sottolinea questo aspetto. In ogni caso il Pd cercherà di utilizzare il combinato disposto delle nomine Rai e della «assoluzione» di Berlusconi grazie al Lodo Alfano, per chiedere alle europee un voto per fermare «il controllo totale del paese» da parte del premier, secondo le parole di Franceschini. Il Pdl, invece, si schiera a difesa della qualità delle nomine: Augusto Minzolini e Mauro Mazza sono per Gianfranco Rotondi «un duo eccezionale» e per Altero Matteoli «nomi prestigiosi». Daniele Capezzone spiega la logica delle nomine: «esprimono un mix molto riuscito – ha detto il portavoce del Pdl – di valorizzazione delle risorse interne e di ricorso a personalità che hanno formato la propria professionalità fuori dall’azienda. C’è la voglia di rinnovare profondamente il servizio pubblico, con scelte di alto profilo».(di Giovanni Innamorati – ANSA – Franco Abruzzo.it)
 
RAI. STRAPPO DELL’OPPOSIZIONE: FINITA INDIPENDENZA CDA. RIZZO NERVO-VAN STRATEN-DE LAURENTIIS CONTRO NOMINE ETERODIRETTE.
 
 
di Angela Majoli-ANSA (Franco Abruzzo.it)
 
Nomine «irricevibili», che «non si inquadrano in un processo di riorganizzazione della Rai» e soprattutto sono state decise «fuori dall’azienda»: il cda è ancora in corso quando, alle 17, i consiglieri di opposizione Nino Rizzo Nervo, Giorgio Van Straten e Rodolfo De Laurentiis convocano una conferenza stampa lampo a Viale Mazzini per spiegare perchè abbiano deciso di lasciare i lavori prima di votare i nomi proposti dal direttore generale Mauro Masi. I tre consiglieri arrivano insieme nella sala degli Arazzi, i volti contratti per la tensione. Il primo a prendere la parola è De Laurentiis: «È evidente che chi oggi vota per un quadro di nomine decise un mese e mezzo fa non nelle sedi aziendali sancisce la fine dell’indipendenza del cda», afferma. «Partecipare alla votazione, anche con un no sarebbe stata una reazione debole rispetto alla gravità del problema», sottolinea Rizzo Nervo. L’abbandono – spiegano – è scattato nel momento in cui un consigliere di maggioranza li ha accusati di «rappresentare la politica» in consiglio, prima che potessero ascoltare, come avrebbero voluto, la dichiarazione del presidente Garimberti e la replica del dg. «Sarebbe ipocrita non riconoscere che la politica ha sempre influito sulla Rai – aggiunge Rizzo Nervo – ma oggi la politica coincide con un pezzo dell’impresa televisiva di questo paese. Siamo all’invadenza di un partito-impresa sulla Rai». Van Straten spiega la sua posizione adducendo tre ordini di motivi: di metodo, «perchè non c’è stato alcun confronto con il dg»; aziendali, «perchè i sei nomi sono esattamente gli stessi decisi qualche settimana fa in una riunione a Palazzo Grazioli»; di merito, «perchè queste nomine non risolvono i problemi di organizzazione che il direttore generale aveva indicato tra le priorità». Per di più, denuncia Rizzo Nervo, i quattro vicedg (Antonio Marano, Giancarlo Leone, Lorenza Lei e Gianfranco Comanducci) «non hanno alcuna procura di firma». Per provare a sanare la frattura di oggi, i consiglieri di opposizione aspettano Masi alle prossime prove: innanzi tutto, la nuova tornata di nomine. «Ho fatto mettere a verbale – sottolinea Rizzo Nervo – quelle che immagino saranno le proposte per la direzione di Raidue (Susanna Petruni, ndr) e del Tg2 (Mario Orfeo, ndr). Si tratta dei nomi che voi conoscete – dice ai giornalisti – e che da oggi non sono più indiscrezioni». Altro importante banco di prova sarà la trattativa con Sky per il rinnovo del contratto dei canali di Rai Sat: «Non ci si siede al tavolo sperando che la trattativa fallisca», ammonisce Rizzo Nervo, che si dice pronto al ricorso alle Autorità di controllo se è in pericolo il patrimonio della Rai«.(ANSA).
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