Small Business Act. L’Italia in pista per una P.A. a dimensione d’impresa

E’ l’ultima novità che il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta ha estratto dal cappello della semplificazione burocratica, agganciandola stavolta anche alla dimensione dell’impresa nell’ottica di una progressiva riduzione degli adempimenti amministrativi.

Un vero uovo di colombo quello delineato in occasione della conferenza stampa organizzata la scorsa settimana nella sede dell’ex Ministero della Funzione Pubblica dal professore veneziano che, presentando il “Piano per la semplificazione amministrativa 2010 – 2012” promette risparmi per 68 miliardi di euro con un taglio dei costi della burocrazia di almeno il 25%, ponendosi in linea con i criteri già evidenziati dalla Commissione Europea nella comunicazione COM(2008) 394 dal titolo “Una corsia preferenziale per la piccola impresa. Alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la Piccola Impresa (uno Small Business Act per l’Europa)”. Tale testo conteneva un vero e proprio decalogo della buona amministrazione nella quale si evidenziavano le linee guida future della legislazione nazionale degli Stai membri sul tema della riforma della Pubblica Amministrazione. A titolo esemplificativo, di preminente importanza si valutava l’accesso semplificato al credito per le aziende di piccole e medie dimensioni, gli incentivi allo sviluppo, la semplificazione delle procedure di confronto con le singole amministrazioni statali. Il ministro Brunetta, notoriamente avvezzo a (promettere di) stanare sprechi e malversazioni, cultore della competitività in ogni settore, ha colto la palla al balzo, contando di restituire alle imprese – quando (e se) la riforma andrà a regime – ben 17 miliardi di euro di minore spesa per gli adempimenti burocratici. Insomma, un mare di soldi che potrebbero essere accumulati (meglio se poi si potessero anche destinare – in parte – ad altri settori dello Stato per i quali già da tempo si è accesa la spia rossa delle riserva), con la bacchetta magica della razionalizzazione. Nel merito, tre sono le linee guida tracciate dal capo del dicastero introdotto dal Governo Berlusconi che passano – oltre che dal “dosaggio” del carico burocratico nei confronti delle imprese proporzionale alla dimensione ed al tipo di attività esercitata (la filosofia dello Small Business Act, appunto) – dal c.d. M.O.A. (acronimo del coefficiente di “misurazione degli oneri amministrativi”), ovvero un sistema che dal 2008 ha consentito di monitorare compiutamente attraverso l’analisi dei dati di bilancio il costo di ogni singola branca dello Stato (studio in via di ultimazione) al fine di valutare l’effettiva consistenza del risparmio di spesa possibile in ottemperanza alle linee guida europee. Una delle più importanti novità alle quali dovrebbe approdare la riforma è senz’altro rappresentata dall’introduzione della logica di risultato insita nella riforma, in base alla quale «(…)per ciascun intervento è prevista la stima dei risparmi per i cittadini e le imprese così come un monitoraggio continuo sui risultati ottenuti » (cfr. Italia Oggi, 15/10/2010, p. 23). Ulteriormente, già con la manovra economica per il 2011 si prevede l’introduzione del principio di proporzionalità (in parte mutuato dalla giurisprudenza amministrativa ed ai sensi del quale la P.A. è tenuta ad adottare provvedimenti che tengano conto del minimo sacrificio possibile per gli interessi del soggetto destinatario dell’atto) in un accezione nella quale si prevedono procedure amministrative ad hoc per le PMI tese a garantire adempimenti semplificati che consentano la creazione di un ambiente favorevole alla loro crescita, nella speranza che il tutto non si limiti alla solita – per quanto solenne – dichiarazione d’intenti priva di concretezza nel successivo stadio applicativo a livello degli organi territoriali. Venendo allo specifico dei soggetti portatori d’interesse (i c.d. stakeholder) maggiormente coinvolti in questo disegno di riassetto dello Stato, si stima il coinvolgimento di circa 4 milioni d’imprese che potrebbero beneficiare di questa ventata di innovazione e razionalizzazione delle procedure. Invero, già con la legge 133/2008 si era approntato un primo piano di riduzione degli oneri introducendo quali interventi più rilevanti l’eliminazione del libro paga (istituzione del libro unico del lavoro), l’unificazione delle denunce mensili (UniEmens) e l’informatizzazione delle comunicazioni obbligatorie e acquisizione d’ufficio del Durc; con il disegno che ha in mente Brunetta, però, si tenta di assecondare un’ulteriore eliminazione, riduzione o semplificazione delle procedure inutili o sproporzionate in relazione alla dimensione, all’attività esercitata dall’impresa o alle esigenze di tutela degli interessi pubblici coinvolti, unitamente ad una accresciuta informatizzazione nei rapporti con la P.A. anche ampliando l’utilizzo dell’autocertificazione. Insomma, non ci resta che rimanere attesa dell’ennesima annunciata rivoluzione copernicana del sistema della burocrazia statale per poter valutare in concreto i provvedimenti di riforma collegati al “Piano per la semplificazione amministrativa 2010 – 2012”. (S.C. per NL)
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