Storia della Radiotelevisione italiana. Puglia, 1976, Radio Lecce Giovane: musica e politica

Molti degli attuali giornalisti delle grandi testate nazionali hanno iniziato la loro attività nelle emittenti private. Qualcuno lo nasconde, altri non ne fanno mistero. Tra questi ultimi, ci sono Marcello Favale (corrispondente della Rai) e Antonio Bartolomucci (cronista sportivo di Mediaset), che sul web ricordano i loro esordi a Radio Lecce Giovane.

Nella seconda metà degli anni ’70, Favale curava nella prima emittente leccese la rassegna stampa mattutina (che dava anche spazio alla cronaca locale con appuntamenti alle 14 e alla sera intorno alle 19), mentre Bartolomucci collaborava con la stazione radio realizzando interviste esterne per il notiziario e ne era la voce sportiva. "La radio – ricorda Favale – nacque come idea nella pizzeria Rosetta, in viale Otranto, con Pino Crivellini che ne era l’anima. La studio era in via Antonietta De Pace. Si voleva emulare Arbore e Boncompagni (con Bandiera gialla prima e l’Altra domenica negli stessi anni) e si affacciava per me la possibilità di fare informazione radiofonica". L’emittente iniziò le trasmissioni il 1° marzo 1976 con un classico trasmettitore Collins smontato da un residuato bellico americano della Seconda guerra mondiale, comprato alla altrettanto consueta fiera di Livorno e ritarato sui 103 MHz. "A quel tempo il Lecce era in serie C – ricorda Favale – e in un clima di proibizionismo da parte delle società calcistiche, ci inventavamo di tutto per la cronaca calcistica: appostamenti da un campanile di una chiesa vicino allo stadio con il cannocchiale; improponibili accrocchi e prolunghe di 50 metri; cercando di carpire la buona fede di qualcuno che abitava nei pressi degli stadi per guardare e commentare dall’alto di un balcone le partite”. "Ricordo con piacere – gli fa eco Bartolomucci – uno speciale per un 1° maggio durante il quale, provvisto di registratore andavo a sentire i sindacalisti, e tornavo dalla cassetta inframmezzavo canzoni alle interviste. Ma una radiocronaca, a Messina, stadio celeste, Messina-Lecce finale 1 a 1, coincise con il mio esordio in diretta. Con tanto di telefono da un balcone di una casa che si affacciava sul terreno e dal quale riuscii a fare il resoconto di quella che fu la gara della promozione in serie B, dopo almeno quarant’anni di purgatorio in C per i giallorossi”. Radio Lecce Giovane annoverava, oltre ai citati Favale e Bartolomucci, anche Pino Crivellino, Maurizio Meo e Carlo Sozzo, autori di una famosa locandina che annunciava alla città l’inizio delle trasmissioni della prima stazione radiofonica locale "libera" (il primo disco diffuso fu “Un giorno credi” di Edoardo Bennato). RLG emetteva, all’inizio, dalle 10 alle 22 in monofonia da un appartamento posto al 7° piano in via Antonietta De Pace con apparecchiature di bassa frequenza fornite da un commerciante locale in cambio di pubblicità gratuita ("a vita", ricordano i fondatori). In radio c’erano anche Giovanni Capodicasa, all’inizio dj e poi redattore del notiziario e Francesco Memola, che stuzzicava il pubblico con “Lo zucchino d’oro”. La stazione, nonostante i pochi mezzi a disposizione, era seguita, faceva tendenza e strizzava l’occhio anche alla politica (in contemporanea ad un comizio della estrema destra, mandò in onda, in segno di evidente provocazione, un concerto degli Inti-Illimani – noto gruppo musicale con forniti inclinazioni a sinistra – registrato poco tempo prima allo stadio di Lecce). Simpatie politiche non particolarmente gradite, visto che durante una diretta notturna, alla fine degli anni ’70, la stazione fu vittima di un attentato ad opera di un contestatore che irruppe in radio con un fucile. L’incendio appiccato dal folle devastò i locali in pochi minuti e la radio fu messa in ginocchio, incapace di riprendere le trasmissioni. Oggi ne sopravvive su Facebook il ricordo attraverso una pagina dedicata. (R.R. per NL)
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