Storia della radiotelevisione italiana: quando la RAI trasmise il Carnevale di Viareggio nel ’54

I primi esperimenti televisivi in Italia iniziano nel 1928 durante il ventennio fascista a Roma, fuori dal Colosseo e sono diretti dal professor Alessandro Banfi.

Nel 1929 a Roma, Milano e Torino ne seguono altri per la trasmissione delle immagini con il disco di Nipkow. Nel luglio 1939 entra in funzione il trasmettitore video di 2 Kw della stazione sperimentale di televisione di Roma-Monte Mario: i pionieri dell’Eiar trasmettono dal piccolo studio ubicato al quarto piano di via Asiago quasi esclusivamente spettacoli comici e musicali realizzati in studio e per circa un anno vanno avanti regolari trasmissioni quotidiane seguite da curiosi primi telespettatori per mezzo di televisori ubicati perlopiù nei negozi del centro e al Circo Massimo. Nel settembre dello stesso anno entra in funzione a Milano un trasmettitore audio e video di trasmissioni sperimentali, mentre ad ottobre sono attivate le stazioni radiofoniche di Verona, Venezia e Sanremo. Nell’aprile 1940, in occasione della XI Mostra della radio che si svolge alla fiera di Milano, inizia un servizio quotidiano sperimentale di radiovisione dalla Torre Littoria del Parco Nord, dalle 18.00 alle 18.30 e dalle 21.30 alle 22.00. rai%20anni%20'50 - Storia della radiotelevisione italiana: quando la RAI trasmise il Carnevale di Viareggio nel '54A fine maggio la tv interrompe le trasmissioni per la guerra. Nel maggio 1949, mentre la stazione Vaticana riceve in dono dalla televisione francese un apparato televisivo che viene fatto funzionare solo in via sperimentale e non come vera e propria emittente, a Roma riprendono trasmissioni televisive sperimentali. A Luglio di tale anno, a Torino, viene allestito uno studio di ripresa ed acceso un trasmettitore televisivo; lo stesso avviene a settembre per Milano, dove Corrado presenta dalla Triennale. Hanno così inizio le tramissioni sperimentali della Rai – Radio Televisione Italiana. Gli italiani hanno la possibilità di seguire per la prima volta gli avvenimenti attraverso una “scatola magica”. Nell’aprile 1952 entra in funzione, sempre a Milano, il centro di produzioni di Corso Sempione con 23 studi radiofonici, due televisivi e un trasmettitore televisivo; in occasione della Fiera Campionaria sono effettuate trasmissioni televisive sperimentali ed è realizzato il primo collegamento televisivo con ponti a microonde fra Milano e Torino (seguito nell’ottobre 1953 da quello tra Milano e Roma). Il 10 settembre 1953, alle 21, viene trasmesso il primo telegiornale. Il 1953 è l’anno di nascita dei trasmettitori di Monte Penice (aprile), di Genova – Portofino (settembre), di Roma – Monte Mario (ottobre), di Monte Peglia (novembre) e del Monte Serra (dicembre). Il 3 gennaio 1954 parte il Programma Nazionale: è una fredda domenica quando alle le 11 tutto inizia, con lo Studio 3 di Corso Sempione a Milano uno dei più grandi di Europa, e con la prima annunciatrice Fulvia Colombo che annuncia: “La Rai, Radiotelevisione Italiana inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive ”; la linea passa poi agli altri studi collegati tra loro: prima a Torino – Eremo e alle 11.30 a Roma – Monte Mario, dove è posta la sede centrale; i televisori accesi (che costano 16 mila lire, pari a quattro mesi di stipendio di un operaio) sono 88.118 e 15 mila gli italiani (di cui un terzo a Milano) che pagano le 18 mila lire di abbonamento annuale; il primo palinsesto oltre alla “telecronaca inaugurazione teletrasmittenti” prevede: “Arrivi e partenze”, “Orchestra tipica”, “Avvenimento sportivo”, “Film”, “Telegiornale”, “L’osteria della posta di Goldoni”, “Teleclub”, “Sette note”, “Domenica sportiva”. La televisione italiana inizia i suoi incerti passi nell’etere: la diffusione del segnale copre circa il 30% della penisola. Nei giorni a seguire la prima trasmissione in diretta televisiva esterna per i funerali di Arturo Toscanini trasmessa da Roma. Ma è arrivato il momento di uscire dal circuito dei grandi centri di produzione di Roma, Milano e Torino e trasmettere in diretta da una località lontana. L’occasione viene nel periodo di Carnevale, un mese e mezzo soltanto dalla nascita ufficiale. E’ il dirigente Giuseppe Bozzini che decide di puntare su Viareggio per il Carnevale 1954. Un evento storico, più per la televisione italiana che per il Carnevale. Ce la mettono tutta i tecnici. Ci sono da superare tanti ostacoli e da risolvere un mucchio di problemi: col ponte radio sul Monte Serra, coperto di neve e raggiungibile solo dalle campagnole, e con le telecamere che devono inquadrare la smisurata grandezza dei viali a mare, c’è il pericolo che tutto il lavoro vada alla malora per l’impossibilità di rendere chiare, negli studi centrali, le immagini di Viareggio. rai%20i%20magnifici - Storia della radiotelevisione italiana: quando la RAI trasmise il Carnevale di Viareggio nel '54Il 21 febbraio per il primo corso mascherato dei giganti di cartapesta viene organizzata una postazione fissa sui viali a mare in Piazza Mazzini: quattro le telecamere a disposizione, la colonna sonora fatta coi dischi. Al fianco del regista Giovanni Coccorese c’è il presentatore Bruno Ambrosi coadiuvato da Gian Maria Tabarelli. Il giovane telecronista comandato al servizio è appollaiato sulla terrazza del Bar Fappani. Nel veicolo mobile della regia, dopo la tensione delle ore precedenti c’è un’esplosione di gioia quando in cuffia arriva da Torino l’ok: “Le immagini si vedono, sono perfette”. Ha la voce velata dall’emozione Ambrosi nel momento in cui attacca con la frase rituale: “Signore e signori siete collegati con…”. Sembra incredibile possa continuare e dire “…Con Viareggio” e aggiungere: “Vi parliamo in diretta”, quando tutto è registrato, perfino i telegiornali, figuriamoci gli spettacoli. Ma Bruno lo dice e da quel momento la tv in Italia non è più la stessa. Il “tutto va bene” arriva subito. Dopo i primi dieci minuti di trasmissione segue il grido: “benissimo!”. Per la prima volta l’Italia assiste ad un evento che sbalordisce. Tra le centomila persone che affollano la Passeggiata, si aggirano divi di Hopllywood come Humprey Bogart e sua moglie Laureen Bacall. Humprey%20Bogart - Storia della radiotelevisione italiana: quando la RAI trasmise il Carnevale di Viareggio nel '54Mentre la regia stacca su una panoramica del pubblico assiepato a vedere il passaggio dei carri tra i centomila che affollano il lungomare c’è anche un malcapitato turista di Torino che ignaro delle cineprese finisce nel bel mezzo del teleschermo assieme alla sua amante. Il caso vuole che a casa la moglie sia davanti al televisore. Alla chiusura della diretta Coccorese commosso va ad abbracciare Ambrosi. Ma negli archivi Rai non c’è nulla che ricordi l’avvenimento. Lo stesso Bruno Ambrosi nel 1979 ha ricordato: “Purtroppo di questo momento non resta nulla di palpabile: neanche una di quelle registrazioni ampex che servono a ricordarci “come eravamo”. Resta il ricordo, quello sì, uno dei più felici ed emozionanti di una carriera agli inizi: il sottile tremore all’apparire alla sigla d’apertura delle trasmissioni, il volto compunto della annunciatrice che comunicava il primo collegamento esterno, il perentorio via del regista agli emozionantissimi cronisti per la prima fase (di circostanza, ovviamente) “siete collegati con Viareggio”, le prime parole insicure, poi via via più sciolte per descrivere le meraviglie colorate – ma trasmesse in bianco e nero – del grande corso che andava ad incominciare e che, magicamente, grazie a quei telecameroni piazzati sulle torrette del lungomare, arrivava istantaneamente anche nelle case più lontane a portare letizia. Non proprio in tutte, se è vero che la trasmissione ebbe anche uno di quei risvolti che i cronisti definiscono boccacceschi: la storia di un marito che aveva detto alla moglie di doversi allontanare per un viaggio d’affari e che invece era sato colto dall’obbiettivo galeotto di una telecamera in mezzo a mille altri volti, mentre era teneramente avvinto a una ragazza, tra il pubblico che assisteva alla sfilata. E poi, alla chiusura, dopo quell’orgia di immagini e di suoni, la bocca ancora impastata dall’emozione e dai coriandoli lanciati senza risparmio, la grande bicchierata che doveva sigillare solennemente quella che anche adesso, per noi accigliati storici della Tv in quest’anno del venticinquennale, insieme con il controfagotto di Degoli e l’indimenticabile sorriso di Marisa Borroni”. La neonata Tv italiana, ignorando la “scossa elettrica” subita dal fedigrafo l’indomani al ritorno a casa, sull’onda del successo decide di ripetere la felice esperienza anche per la domenica successiva 28 febbraio. E’ il proseguo di un lungo romanzo (Ruggero Righini per NL)
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