Tlc. Declino del wimax e nuove speranze wireless

"Che ne è del wimax? E’ vero che sarà inevitabile il suo declino (come il Betamax Sony di qualche decennio fa, nella vana lotta contro il VHS sul mercato della videoregistrazione TV)?

E’ vero che quindi presto ce ne dimenticheremo, schiacciati dalla crescita esponenziale dell’accesso in mobilità da reti "cellulari" 3G e 4G /(LTE)? A giudicare dai tassi di vendita delle chiavette USB Vodafone sembrerebbe proprio di sì".
Inizia così un post del 16/04/2009 del blogger Saverio Massari, che ci ha fatto conoscere l’amico Andrea Lawendel di Radio Passioni. Colpiti da una rara capacità illustrativa di argomenti a forte contenuto tecnologico, abbiamo deciso di riproporre per intero l’interessante post di Massari. wimax - Tlc. Declino del wimax e nuove speranze wireless"Oggi (16/04/2009, ndr) su NOVA 24 ore Alessandro Longo titola "il wimax è caldo", a proposito dei primi 4-5 mila utenti in Italia, salvo poi – correttamente – riequilibrare il titolo con mille dubbi sulle frequenze in uso (3,5 in attesa della più semplice e pervasiva banda, anche "mobile" sui 2,6 GHz) e sulla scarsità dei dispositivi che lo ricevano nativamente (su notebook, palmari ed anche sui non più venduti NOKIA wimax dell’immaginetta in calce). In Francia è andata così male che quasi non se parla più. Ma in generale, in tutta la UE la frequenza 3,5 Ghz (quella che non "buca" i muri, tra l’altro…) si rivela un vero e proprio flop, che rischia di mandare in gloria anche i sogni del (futuro) wimax mobile, a conferma di tutti i dubbi sulla vendita all’asta delle prime licenze del wimax fisso. Per chi deve investire, in un mercato niente affatto libero e competitivo come lo si disegna in teoria, è un bel azzardo scommettere contro la Banda Larga UMTS e 4G, oltre che contro gli Operatori incumbent (che comunque stanno lì a guardare e a sogghignare.. sulle "magnifiche sorti e progressive" del Wireless, mentre non fanno neanche molto di più in verità sul cablaggio delle case in fibra ottica). La neutralità tecnologica dell’accesso, a mio avviso, dovrebbe restare sempre un MUST dell’iniziativa pubblica di promozione della Società dell’Informazione. Altrimenti si scatenano inutili guerre di religione sulle tecnologie piuttosto che sui servizi veri della Banda Larga. Non importa poi molto una disputa infinita tra fibre ed etere. Cosa accadrebbe, del resto, se il dividendo digitale guadagnato (forse) dalla fine della TV analogica in Europa servisse a un vero wimax capillare a 700Mhz? Mentre noi in Italia pensiamo di usare i canali liberati per nuove reti TV (sic!), altri come in USA già ci pensano e ci lavorano! La Commissaria europea Reding ogni giorno deve insistere su impieghi virtuosi ottimali del dividendo digitale. Quindi, per carità, niente guerre inutili sugli standard e sullo spettro: si finisce per sprecare risorse in inutili inseguimenti tecnologici (l’avvio del wimax in Europa ne è un esempio); alla fine ci vorrà un sano riequilibrio tra le diverse infrastrutture plurali per le Comunicazioni in Banda Larga, ma ci penserà davvero il mercato. In ultima istanza ciò che conta non è la comodità o la gratuità dell’accesso alla Rete, nelle sue diverse forme tecniche, quanto la disponibilità semplice (gratis o low cost che sia) di servizi di pubblica utilità per la nuova cittadinanza digitale. Le reti wireless municipali, in tutto il mondo, gratuite, sponsorizzate o co-finanziate che siano, sono ancora ai primi vagiti (nei contenuti e nei servizi), anche se fantasticamente utili da San Francisco a San Pietroburgo. Basta girare con un Iphone nelle diverse città del mondo per rendersi conto – tariffe 3G a parte – della necessità di generalizzare un accesso UBIQUITOUS alla rete, e mica solo nelle città turistiche.. A me, banalmente, sembra che gli hotspot wi-fi (e augurabilmente wimax nel futuro, non mi importa a quale frequenza) siano altrettanto necessari quanto un buon "campo" di telefonia mobile (e lasciamo perdere, per carità di patria, le polemiche sulle tariffe di roaming…o quelle sull’arrivo di Skype nei nuovi smartphone: è tutta un’altra storia che puzza fortemente di conservazione accanita dei profitti esistenti!).  Allora: mi appassiona l’accesso, non la specifica tecnologia che lo consente! Mi servono applicazioni e servizi utili EVERYWHERE, ANYWHERE. MI SERVONO SERVIZI PUBBLICI LOCALI IN RETE FACILMENTE ACCESSIBILI IN MOBILITA’. E’ un bisogno che sarà "primario" sempre di più, ad ogni latitudine. E sempre di più (sia attraverso il Wimax o l’HIPERLAN) nei luoghi meno innervati da fibre ottiche. L’hot spot wimax sulle Murge o sulle Langhe, al centro di Parigi o di Trani, dovrebbe fare (anche per gli utenti in mobilità) esattamente lo stesso identico mestiere di un "campo" 3G. Certo: è importante sapere quanto pago, ma ancora più importante è poter consultare una directory di servizi intelligenti, localizzati, efficaci, utili! PERCIO’ IL DISCORSO SI SPOSTA INEVITABILMENTE SUI CONTENUTI E SUI SERVIZI: che inevitabilmente devono essere retribuiti per non soffocare in culla… NON SO BENE ANCORA COME SI POSSA COSTRUIRE UN MODELLO DI BUSINESS SOSTENIBILE NELLE RETI WIRELESS PUBBLICHE, a parte quello che DEVE pagare il sistema pubblico (telesorveglianza, cultura, turismo, ecc.), ed è forse proprio per questa ragione che sembra più facile lasciare il campo alle reti degli operatori tradizionali.."se vuoi l’accesso a Internet lo paghi e basta, dal tuo cellulare", alla faccia degli eroici sostenitori del wireless civico. Tutta la polemica sulle reti wi-fi cittadine mi sembra viziata non poco da questa relativa immaturità di una nuova economia dei servizi erogabili anche in mobilità, all’aperto e in spazi pubblici. Credo che la storia che vediamo farsi, davanti a noi, dell’IPhone e dell’Android ci aiuterà a trovare le giuste soluzioni socio-tecniche-organizzative. Ma proprio per questo è bene che la cittadinanza digitale wireless – wimax o no – POSSA E DEBBA ANDARE AVANTI comunque. Ciò che deciderà non è la frequenza, libera o meno che sia, ma un (economicamente) sobrio repertorio di servizi..se sull’Applications Store dei dispositivi mobili di domani ci fossero servizi efficaci pubblici, chiunque li pagherebbe volentieri, magari con micropagamenti su borsellini virtuali (che ancora non ci sono..)".
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