Tlc. Mercato unico europeo delle comunicazioni elettroniche: avanti tutta sull’internet mobile

La proposta di legge “European single market for electronic communication”, fortemente voluta e promossa dal commissario per l’agenda digitale europea Neelie Kroes, ha fatto un ulteriore passo in avanti nel lungo iter legislativo dell’Unione.

E’ stata infatti licenziata dal comitato ITRE (Industry, Research and Energy) del Parlamento Europeo, e sarà presto ratificata nell’ultima riunione plenaria dell’assemblea ai primi di aprile, a ridosso delle ormai prossime elezioni continentali. L’ultima versione del provvedimento presenta alcune novità importanti. Sembrano intanto essere state risolte alcune ambiguità sul dibattuto tema della net neutrality: innanzitutto, con l’enunciazione esplicita del principio e della sua centralità all’interno del testo; poi con la limitazione dei casi in cui è permesso il traffic management, individuato dal BEREC (l’organismo che riunisce i regolatori europei delle comunicazioni elettroniche) come uno dei principali problemi che affliggono la qualità dell’accesso internet per un significativo numero di utenti; infine con la chiara indicazione del fatto che ogni accordo che preveda l’erogazione di servizi premium (come nel caso delle tanto temute intese tra OTT e Telco) non deve andare a detrimento della qualità generale dell’accesso alla rete. In tutto ciò, ovviamente, avranno sempre maggiore ruolo le autorità di controllo, che dovranno stabilire i livelli minimi da garantire e monitorarne il rispetto da parte degli operatori. Sarà compito del BEREC, inoltre, stabilire le linee guida regolamentari sull’argomento. Sull’altro fronte caldo, ovvero quello delle tariffe di roaming tra operatori all’interno dell’Unione, si registra la sostanziale conferma della volontà di imporne l’azzeramento, ma il termine si sposta ancora, fino al luglio del 2016. Quasi a far da contraltare all’inasprimento (seppure minimo) delle misure regolatorie sulla neutralità della rete, ecco però arrivare un corposo “pacchetto” di emendamenti che si concentrano sulla gestione dello spettro radio. Nella nota esplicativa, il relatore cita una serie di dati sulle tecnologie mobili di accesso ad internet, che culminano con la previsione per il 2017 di 3 miliardi di smartphone connessi e un volume di traffico dati 15 volte superiore all’attuale. Di conseguenza lo spettro viene definito come risorsa critica non solo per lo sviluppo delle comunicazioni wireless a larga banda in Europa, ma anche come essenziale per la futura competitività dell’Unione. In particolare, le difficoltà riscontrate nel processo di liberazione di risorse radioelettriche a favore dell’internet mobile nei vari paesi vengono individuate come la principale causa dell’innegabile perdita di leadership tecnologica dell’UE nella telefonia mobile di quarta generazione, dopo i fasti del GSM e dell’UMTS. Si auspica quindi un atteggiamento più “interventista” della Commissione UE e dei regolatori nazionali (che si esplica anche linguisticamente con la sostituzione di numerosi “may” con più decisi “shall”) allo scopo di stimolare ulteriormente il settore, sia favorendo gli investimenti degli operatori che semplificando le procedure autorizzatorie in vigore. Si propone quindi, ad esempio, di stabilire scadenze certe (e ravvicinate rispetto alle aste) per l’utilizzo delle porzioni di spettro, nonché di estendere la durata minima delle licenze d’uso delle frequenze fino a 25 anni, adattando al contempo quelle in essere fino ad arrivare ad un regime di scadenze uniforme su tutto il territorio europeo. Si prevedono poi procedure per rilasciare autorizzazioni comuni (joint authorisation) tra più stati membri per il diritto d’uso delle frequenze, e si semplificano ulteriormente gli adempimenti per poter operare in ambito transnazionale, tramite l’adozione di un singolo form di notifica al BEREC. L’idea è quella di trovare un’alternativa snella ed efficace alla licenza unica europea, ipotizzata nella versione originale del pacchetto Kroes, ma considerata uno strumento dalla implementazione troppo complessa, la cui eventuale adozione è rimandata alla prossima revisione dell’intero framework delle comunicazioni elettroniche, di cui si farà carico la nuova legislatura. Il testo si sofferma poi anche sulle tecnologie di accesso wireless “a corto raggio”, come le RLAN (Wi-Fi) e le femto-picocelle, promuovendone l’utilizzo a sostegno delle reti degli operatori mobili secondo un modello misto tra frequenze licenziate e ad uso collettivo, con l’obiettivo di ottenere ulteriori risorse spettrali da allocare su scala micro-locale al broadband mobile. Le misure sulla gestione dello spettro rappresentano un vero e proprio “pacchetto nel pacchetto”, in parte inaspettato, che non mancherà di suscitare reazioni e discussioni. L’enfasi sulla necessità di favorire senza indugi lo sviluppo dell’internet mobile preoccuperà ulteriormente i broadcaster, ormai da tempo sulle barricate a difendere quello che un tempo era il feudo delle frequenze UHF. Ma anche i governi avranno sicuramente qualcosa da dire in merito: intervenire sulla durata e le condizioni delle licenze è un’operazione che impatta direttamente sui bilanci statali, abituati a reperire risorse relativamente “facili” dalle aste per l’attribuzione dei diritti d’uso delle frequenze. In sede di Consiglio Europeo queste istanze riceveranno probabilmente ascolto, e toccherà quindi al nuovo Parlamento, che verrà eletto il prossimo giugno, il difficile compito di adottare la soluzione definitiva. (E.D. per NL)
 
 
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