Tv locali: si lotta per aumentare i contributi ormai determinanti per la sopravvivenza

Alla luce degli effetti negativi che il digitale terrestre sta determinando nelle aree transitate del tutto alla nuova tecnologia di trasmissione, l’aumento dei contributi televisivi si configura per le emittenti locali come l’unica alternativa alla chiusura.
Gli ultimi dati di ascolto evidenziano infatti un notevole calo di audience per le tv diffuse nel Nord Italia dai soggetti che oggi vengono definiti “fornitori di servizi di media audiovisivi e dati”. Gli ex concessionari televisivi con l’avvento del digitale si trovano di fronte ad un quadro notevolmente modificato, e non solo in termini di definizione normative. Tali soggetti, infatti, non hanno solo mutato la loro veste giuridica nella doppia figura dell’operatore di rete e del fornitore di servizi di media audiovisivi; essi stanno soprattutto cominciando ad organizzarsi al fine di evitare l’attacco del Governo, intenzionato a tagliare fuori chi non utilizzerà in maniera efficiente la propria rete di trasmissione (occupandola con almeno 5/6 marchi/palinsesti), e per reagire all’orientamento del Ministero, propenso ad applicare loro i pesantissimi contributi e diritti amministrativi previsti dal Decreto Legislativo n. 259/2003 a carico dei titolari di diritti d’uso di frequenze radioelettriche. Ai problemi che gravano sull’operatore di rete si aggiungono quelli che affliggono il fornitore di servizi di media audiovisivi, che per il proprio marchio/palinsesto ha visto notevolmente calare l’ascolto televisivo, con ripercussioni negative in termini di cessione degli spazi pubblicitari. Questa grave situazione viene denunciata dalle associazioni di categoria, che evidenziano la fase di ristrutturazione aziendale che stanno avviando le “emittenti locali” passate al digitale terrestre, con conseguente riduzione del personale e delle spese. Se, dunque, da una parte nel nostro ordinamento giuridico vengono introdotte norme finalizzate ad incentivare l’occupazione nel settore e, in particolare, di giornalisti – si pensi al recente D.P.R. 223/2010 sul riordino delle provvidenze all’editoria – dall’altra parte, di fatto, i soggetti coinvolti si troveranno costretti ad ottimizzare i propri costi per sopravvivere, proprio a scapito dei dipendenti. Tale quadro spinge oggi associazioni di categoria come la FRT a puntare sull’incremento dei fondi previsti dalla Legge n. 448/1998 a favore delle emittenti locali e dei fornitori di servizi di media audiovisivi ex concessionari televisivi. L’aumento dei contributi consentirebbe, infatti, ai soggetti interessati di sostenere la propria attività evitando drastici ridimensionamenti. Nello specifico, l’obiettivo è ottenere che venga data attuazione all’art. 10 del D.L. 323/1993, convertito nella L. 422/1993 che, come riportato dalla FRT, prevede la determinazione dell’importo dei contributi parametrato al canone RAI, con la conseguente possibilità di prevedere uno stanziamento di almeno 250 milioni di euro annui. Il citato articolo 10 recita infatti: “Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il Governo emana un regolamento con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni, di concerto con il Ministro del tesoro, sentiti il Garante per la radiodiffusione e l’editoria e le competenti commissioni parlamentari, per la definizione di nuovi criteri di determinazione dei canoni di concessione per la radiodiffusione e per la definizione di un piano di interventi e di incentivi a sostegno dell’emittenza televisiva locale e dell’emittenza radiofonica locale e nazionale, prevedendo a tale scopo l’utilizzazione di una parte non inferiore a tre quarti delle quote di competenza delle amministrazioni statali del canone di abbonamento alla radiotelevisione, e degli introiti equiparati al canone determinato ai sensi dell’articolo 4 della legge 25 giugno 1993, n. 206". Non dimentichiamo, però, che i contributi televisivi sono oggi nel mirino del Governo per finalità opposte: l’esecutivo ha infatti tentato di tagliare alle tv locali 45 milioni di euro in fase di approvazione del c.d. Decreto Milleproroghe (D.L. n. 225/2010) e non è escluso che, in sede di conversione del Decreto stesso, possa spuntare qualche amara sorpresa. (D.A. per NL)
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