Un articolo di Luca Boneschi su Corso Bovio

Che dire di Corso Libero Bovio che non sia già stato scritto o raccontato?


da Franco Abruzzo.it

“IL DIRITTO DELL’INFORMAZIONE E DELL’INFORMATICA”

Anno XXIII – n. 3 (maggio giugno 2007)

CORSO BOVIO

di Luca Boneschi

Che dire di Corso Libero Bovio che non sia già stato scritto o raccontato? Abbiamo saputo tutto di lui. Nei giorni della sua così inaspettata tragedia, i giornali ci hanno descritto la storia della sua illustre famiglia, l’invidiabile carriera professionale di Corso, l’apprezzamento unanime per l’uomo e per il professionista, le sue molte attività, l’origine del suo inusuale doppio nome, le sue ultime ore di vita. Tutto, ma non una chiave di lettura del suo sbalorditivo gesto, che entra a far parte dei molti misteri della complessità dell’animo umano e che nessuna psicanalisi potrà mai spiegare.

A me, che l’ho conosciuto ancora giovanissimo quand’era all’inizio della professione, piace ricordare un’amicizia costruita su piccoli fatti apparentemente insignificanti e su scontri e incontri professionali che ci hanno avvicinato fino agli ultimissimi giorni, sugli sporadici incontri mattutini o serali, entrando o uscendo dai nostri studi di via Podgora, sui processi seguiti insieme, da opposti fronti o dalla stessa parte, sulla sua intensa e spesso non visibile collaborazione a questa Rivista.

Quando ho traslocato lo studio in via Podgora (era il 1988) ho trovato ad attendermi alla fine di una faticosa giornata di lavoro «non professionale» una bottiglia di champagne e un biglietto di Corso, che dava il benvenuto tra gli avvocati di via Podgora: e il buonumore tornava, come tornava quando ricevevo, sempre accompagnati da un biglietto, i suoi articoli ironici e divertenti, in punta di penna, che prendendo spunto da un avvenimento qualunque lo portavano a toccare argomenti seri in modo non tradizionale, un po’ irriguardoso, che solo un avvocato affermato e molto bravo, oltre che colto, può permettersi: l’ultimo, un articolo delizioso sul diritto alla privacy della signora dalle belle forme che questa primavera ha deciso di fare il bagno e di prendere il sole nuda nella Fontana di Trevi. E ancora, non più di due settimane prima di decidere di andarsene, mi a veva mandato, dicendomi che avrebbe avuto piacere che trovasse posto nella mia libreria, il suo «Studiare da giornalista: Diritto. Informazione», manuale giuridico per i giornalisti, da lui curato con i contributi di alcuni dei suoi collaboratori. Il libro non è nella mia libreria: è rimasto sul mio tavolo di lavoro perché avevo deciso di recensirlo per questa Rivista. E sempre nelle ultime settimane mi aveva mandato il commento, scritto con Paolo Grasso, all’ordinanza del Gip di Milano su nuovi criteri per individuare il giudice territorialmente competente in tenia di diffamazione a mezzo stampa (primo evento lesivo «percepibile») che era già in bozze il 10 luglio scorso, quando l’incredibile notizia della sua morte è volata sui telefonini e sui computer di tu tti noi lasciandoci costernati, e che viene pubblicata su questo numero, purtroppo accompagnata da queste righe che scrivo col pianto nel cuore.

Due cose più di altre ci hanno uniti professionalmente: i giornalisti e la diffamazione a mezzo stampa (o, se si preferisce, il diritto di cronaca). Spesso da ottiche diverse e talora dalla stessa parte della barricata: e ho sempre potuto apprezzare, oltre alla sapienza tecnica e alla fluidità dell’esposizione che tutti conoscono, anche la sua prudenza nella valutazione di fatti e comportamenti e la sua obiettività. Giornalisti e diffamazione hanno avvicinato Corso amiche a questa Rivista, nella quale non ha pubblicato molto, ma che si è valsa della sua assidua opera di fornitore di materiale (sentenze, ordinanze) e di segnalatore di problemi: tantissimi davvero. e sempre di rilevante interesse. Ma c’è una cosa che non posso non ricordare e sulla quale devo spendere un po’ di parole: una «battaglia» condotta insieme (e persa, perché troppo « giusta », seria. semplice per essere vincente in Italia: troppi gli egoismi di categoria, troppe le difficoltà pratiche). Quella sul «Giurì per la lealtà dell’informazione» proposto dalla Fondazione Calamandrei, dall’Istituto per la formazione al giornalismo di Milano e dal Circolo della Stampa, ma la cui idea appartiene tutta intera a Corso.

Siamo nel 1989, a nuovo codice di procedura penale appena entrato in vigore. Corso mi propone di prendere spunto dalle norme- di attuazione del nuovo codice che prevedono la possibilità del deferimento del giudizio sulla verità del fatto a un Giurì d’onore (idea non nuova, ma mai di fatto realizzata) per provare a costruire un «Giuri per la lealtà dell’informazione» con la finalità di risolvere i problemi del rapporto tra informazione e diritti della persona con un giudizio rapido e rimedi sensati. Giustizia privati e arbitrale, ovviamente, sulla base di un modello esistente: il Giur dell’autodisciplina pubblicitaria.

Ci siamo messi al lavoro e abbiamo organizzato al Circolo della Stampa un convegno coinvolgendo avvocati, magistrati e giornalisti. Tra gli altri, Giorgio Santerini per il sindacato lombardo dei giornalisti, Franco Abruzzo per l’ordine dei giornalisti della Lombardia, Francesco Saverio Borrelli per la sua esperienza nel Giurì per l’autodisciplina pubblicitaria, Remo Danovi per gli aspetti deontologici, oltre naturalmente a Corso Bovio che ha tracciato le linee del «Giurì per la lealtà dell’informazione» (il “sommario” del suo intervento è significativo: 1. L’informazione e la sua rapidità, la giustizia e la sua lentezza. 2. Il quando e il quantum. 3. L’onore per sentenza. 4. Una giustizia alternativa. 5. Il Giurì nel nuovo codice di procedura penale. 6. L’autodisciplina. 7.. Un Giuri dell’informazione).

L’idea è andata avanti: poi a un certo punto ci siamo arresi alle difficoltà. Forse i tempi non erano maturi: dovrebbero esserlo ora, che viene ufficialmente promossa anche dal Consiglio Nazionale Forense la costituzione di organismi di conciliazione e arbitrato “per affiancare alla giustizia togata in crisi strutturale… una giustizia privata che operi nell’ambito dell’autonomia contrattuale, come auspicato dall’Unione Europea” (Guido Alpa, Il Sole 24 Ore del 22 luglio 2007).

La lungimiranza di Bovio merita dunque di essere ricordata e sottolineata. E il materiale di quel convegno, anche riletto a distanza di quasi vent’anni, rimane eccezionale: è pubblicato su questa Rivista, 1990, pagg. 1/44. Eccezionale. di grande interesse, e trattato da Corso con la consueta ironia, come quando riferisce in nota un’intuizione (peraltro straordinaria) di Franco Abruzzo, avanzata «informalmente ed extra-moenia» (così capovolgendo qualche abitudine giornalistica di riferire l’off records): lasciare alla sola magistratura civile la gestione delle controversie per la diffamazione a mezzo stampa, applicando un procedimento modellato sull’art. 28 dello statuto dei lavoratori (per i comportamenti antisindacali).

Spero davvero che qualcuno vada a rileggerlo, il saggio di Corso, e ne tragga utili spunti. Perché Corso Bovio era una miniera di idee: come quando, qualche anno fa, si è fatto promotore di una associazione di studiosi del diritto dell’informazione (Asdi) con alcuni avvocati del settore (anch’io tra questi), il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia e un gruppo di giovani professori universitari di diritto dell’informazione: esauritasi la spinta iniziale di Bovio, l’Asdi non ha più funzionato. In questo, credo che non siamo stati per Corso degli amici adeguati.

LUCA BONESCHI

* La produzione giuridica di Bovio è copiosa. ma di difficile ricostruzione perché fatta soprattutto di articoli per riviste e giornali: e, come spesso càpita agli avvocati, non teneva un elenco di quanto scriveva, che era davvero tanto. Accanto al suo manuale «Studiare da giornalista: Diritto, Informazione », giunto alla terza edizione. vanno tuttavia ricordate, tra le molte (compresa questa Rivista) le sue intense collaborazioni a Diritto e Giustizia e al Foro Ambrosiano (dove teneva la rubrica «Giustizia e dintorni») e le sue collaborazioni giornalistiche (ma sempre su temi giuridici) a Oggi, Famiglia Cristiana (dove teneva la rubrica «Il Legale») e La Voce Repubblicana (il giornale dove scriveva suo nonno e dove lui ha continuato, sottolineando la tradizione repubblicana della famiglia). I suoi collaboratori stanno ora cercando di ricostruire una bibliografia il più possibile completa, che appena possibile renderemo nota.

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