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Radio 4.0. Anche Radio Vaticana punta sulla visual radio. Mons. Viganò: valorizzare elementi visivi per entrare nelle case col DTT

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Last but not least, anche Radio Vaticana punta dritta sul DTT o, più in generale, sulle televisioni (non dimentichiamoci che nel 2022 il 100% dei tv sarà connesso all’IP).
Lo fa perché solo nel 45% delle case ci sono ricevitori FM/AM? No, non solo; si muove in questa direzione anche perché, come scriviamo da due anni a questa parte, l’ibridizzazione non è solo un concetto di piattaforme, ma, piuttosto, di multisensorialità.
All’inizio era un aspetto rilevante per far presa sui giovani, i millenials in particolare, per cui il “solo audio” ha ormai poco senso. Ora è una tendenza che ha fatto presa anche sul pubblico adulto.

E infatti mons. Dario Edoardo Viganò, portavoce del Vaticano in ambito mediatico ne prende atto e lo esterna nel convegno “Interferenze”, tenutosi presso l’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede e la Segreteria per la Comunicazione del Vaticano organizzano venerdì 15 dicembre 2017: “Durante questi due anni e mezzo abbiamo studiato molto il grande patrimonio e la ricchezza di Radio Vaticana, sia di professionalità che di presenza in tutto il mondo. Il Papa, avviando il processo di riforma, ci ha chiesto di non ‘imbiancare’, ma di ‘dare nuova forma’ alle cose. Non perché erano sbagliate, ma perché la convergenza digitale ci chiede un modello di sviluppo che sia sempre meno identitario dei vari profili dei singoli media”, ha spiegato.
Andremo verso un mezzo unico, quindi? No, secondo mons. Viganò: “I profili identitari spariscono, ma questo non significa trasformare la radio in televisione. È una radio che fa la radio, e che insieme valorizza elementi visivi che possono permettere di entrare nelle case attraverso il digitale terrestre. La radio è al passo coi tempi se capace di mettere insieme elementi diversi”.

Ci aspetteremo una trasformazione del canale solo audio nazionale all’LCN 777 assegnato dallo Stato italiano al Vaticano a seguito della rinuncia ai diritti d’uso DTT?
““Da una radio che dedica alcune ore a far sentire la voce del Papa ad una radio di flusso e ad una vera e propria radiovisione, all’interno del grande cammino di riforma del sistema della comunicazione della Santa Sede. Come Stato della Città del Vaticano, abbiamo un unico canale digitale che si vede su Roma, e che ora ha un nuovo logo; ma non saremo un canale tv: una parte della frequenza del digitale terrestre verrà utilizzata per questo”, ha spiegato Viganò.
Mons. Viganò non lo dice apertamente (non perché sia un segreto, ma per evitare eccessivi tecnicismi in un convegno aperto anche ai non specialisti della Radio 4.0), ma si tratta proprio di un’ibridizzazione nella forma della visual radio, in attesa della convergenza verso il futuro audio-video-testuale solo IP.
D’altra parte, chi si ferma è perduto. E il Vaticano non vuole perdere il futuro dell’evoluzione radiofonica, adattandosi al principio “raggiungere sempre e comunque l’utenza, con ogni mezzo disponibile”.
“Non abbiamo la palla di vetro, ma indicazioni molto precise per la rivoluzione tecnologica. L’importante, come ci chiede il Papa, è di avviare processi, mettendo in conto anche possibili errori”, ha concluso l’esponente del Vaticano. (E.G. per NL)

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