Ascolti radio. Negli USA la metà è ormai online. Il resto in FM. Da noi, invece, si investe nelle favole

Mentre in Italia gli imprenditori radiofonici, anziché investire in contenuti, per renderli più competivi ed in linea con il mutamento delle esigenze del pubblico (e del pubblico stesso) disperdono le scarse risorse a disposizione nei rivoli di improbabili tecnologie digitali, si apprende che negli USA il 50% degli ascoltatori fruisce di servizi radio in streaming.

E gli utilizzatori stanno aumentando progressivamente il tempo passato online. Lo afferma una ricerca commissionata dai principali servizi, da Pandora a TuneIn, alla compagnia Edison. Il 53% degli intervistati, un campione di 2000 persone sopra i 12 anni, ha dichiarato di ascoltare la radio on line, e i due terzi di questi hanno ammesso che le ore di uso sono aumentate rispetto allo scorso anno. L’80% dei possessori di uno smartphone ha almeno una app dedicata alla radio. Il futuro della radio – e noi lo diciamo da anni – è tracciato: webcentrico, con un ascolto residenziale quasi esclusivamente online e in movimento attraverso soluzioni mobile streaming integrate dall’antica FM analogica, che ha davanti a se buoni buoni 15 anni, prima di divenire anch’essa numerica. Tutto il resto son chiacchiere. "Dove e’ rimasto ancora molto spazio per le web radio e’ in macchina – scrivono infatti gli autori dello studio americano – otto guidatori su dieci ascoltano la radio, ma solo il 15% quelle su web". Ed infatti è proprio su questo segmento di pubblico – ancora fortemente presidiato grazie al predominio pressoché assoluto dell’ascolto analogico in modulazione di frequenza – che le emittenti tradizionali dovrebbero investire. E, invece, come sta avvenendo nel dissennato confronto politico di questi giorni, si preferisce dar testate contro il muro piuttosto che prendere atto della realtà. (M.L. per NL)
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