Berlusconi ora cita anche l’Unità: chiesti 2 milioni. Il quotidiano: “Come il fascismo, vuole farci chiudere”. Fnsi: “Tentativo strangolamento di testata opposizione”. Il rischio di un pesante autogol del premier

La sensazione netta è che Berlusconi con le iniziative giudiziarie contro La Repubblica e L’Unità rischi di fare un grave autogol. Non stimolano infatti solidarietà le pretese di risarcimenti milionari che il premier sta avanzando contro gli organi di informazione dell’opposizione, né giocano a suo favore le pesanti esternazioni sul direttore e sull’editore de La Repubblica espresse con voce trafelata e con tono incontrollato («Repubblica è un super partito politico di un editore svizzero e con un direttore dichiaratamente evasore fiscale») . Sulla vicenda, intanto, ha preso posizione in maniera molto dura la Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
 
(FNSI) – Due citazioni per danni da parte di Silvio Berlusconi, per conto del suo legale romano Fabio Lepri, per un totale di due milioni di euro sono state ricevute dal vertice dell’ Unità. Lo annuncia in una nota la direzione del giornale spiegando di aver ricevuto nella mattinata di oggi le due citazione per danni. “Tendenza pericolosa, destabilizzante, inconcepibile". E’ la replica della Federazione Nazionale della Stampa Italiana all’iniziativa del presidente del Consiglio. "Il capo del governo – fa sapere ancora il quotidiano – chiede inoltre la condanna a una pena pecuniaria di 200.000 euro ciascuna per il direttore responsabile Concita De Gregorio, per le giornalista Natalia Lombardo e Federica Fantozzi, per l’opinionista Maria Novella Oppo e per la scrittrice Silvia Ballestra". La richiesta si riferisce – si legge ancora – a tutti i servizi dedicati allo scandalo sessuale che ha coinvolto il premier pubblicati sui numeri del 13 luglio e del 6 agosto del quotidiano, gli editoriali del direttore (intitolati ‘L’etica elastica’ e ‘Iniezioni di fiducia’), i servizi di cronaca e i commenti.
 
UNITA’ A PREMIER, DA NOI NON C’E’ LESA MAESTA’
 
"Le argomentazioni contenute nei due atti di citazione sono formalmente dirette a dimostrare che l’Unità ha colpito la reputazione di Berlusconi, ma nella sostanza delineano un illecito non previsto dal nostro ordinamento, quello di lesa maestà": è quanto si legge in una nota dell’Unità dopo la richiesta di Silvio Berlusconi di chiedere al quotidiano fondato da Antonio Gramsci un risarcimento di due milioni di euro. L’Unità ribatte punto per punto agli atti di citazione e alla fine lancia ai suoi lettori e a tutti i democratici un appello per una mobilitazione in nome della libertà di stampa. "Il legale del presidente del Consiglio contesta le nostre opinioni politiche, le nostre valutazioni (peraltro condivise da opinionisti di altri giornali nazionali e internazionali e comunque attinenti alla libera manifestazione del pensiero tutelata dall’articolo 21 della Costituzione) – spiega la nota dell’Unità – sui rapporti tra la maggioranza e il Vaticano. O i giudizi sui comportamenti privati del premier e sulla loro compatibilità col suo ruolo pubblico. Viene addirittura qualificato lesivo della onorabilità del premier il fatto di aver riportato giudizi espressi pubblicamente da Veronica Lario attorno alle sue condizioni e alle sue frequentazioni con minorenni. Persino l’opinione di una scrittrice come Silvia Ballestra viene inserita nell’elenco delle affermazioni non pubblicabili". "Un passo dell’atto prodotto dal legale del premier – prosegue la nota – riassume bene il senso complessivo dell’iniziativa. ‘Si e’ scritto, spacciandolo per vero, che ‘tutto’ sarebbe stato ‘nascosto’ manipolando l’informazione attraverso le televisioni. E che il dottor Berlusconi non solo avrebbe tale controllo ma addirittura ne avrebbe abusato e continuerebbe ad abusarne in danno del servizio pubblico Rai e per i suoi interessi personali (che sarebbero una sorta di guerra contro Sky). Il che, come quant’altro divulgato dall’Unità, è mera invenzioné. In definitiva, è ‘diffamatorio’ anche dire che Berlusconi controllo l’informazione in Italia. Viene contestata la ‘illiceita” di due interi numeri del giornale in tutte le loro parti che si riferiscono al presidente del Consiglio e, attraverso il combinato disposto di articoli e commenti, diventa ‘diffamatoria’ una linea politica e una visione del mondo. Non è possibile, nei due atti di citazione, trovare nulla che riguardi il merito delle affermazioni contestate". "E questo – conclude l’Unità – chiarisce le ragioni della scelta della sede civile e la richiesta di un risarcimento esorbitante. E’ evidente che Silvio Berlusconi, come già il fascismo, vuole chiudere il giornale fondato da Antonio Gramsci. Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per impedirlo. Lanciamo, ai nostri lettori e a tutti i democratici, un appello perché si mobilitino a difesa della libertà di stampa".
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