Caso Biagi. Di Pietro contro Riotta: “Dai media un pessimo inizio della campagna elettorale. Con la riforma ai privati una sola rete”

Il direttore del Tg1 Gianni Riotta “non si è sentito in dovere di replicare” quando Silvio Berlusconi, da lui intervistato Tv7, ha detto che Enzo Biagi declinò la sua offerta di rimanere in Rai per poter ottenere una ricca liquidazione


da Franco Abruzzo.it

Roma, 18 febbraio 2008. Lo sottolinea nel suo blog Antonio Di Pietro, che definisce l’episodio “l’ennesimo di un pessimo inizio di campagna elettorale da parte dei media”. E punta il dito sull’inadeguatezza del sistema dell’informazione “spesso veicolo di falsità palesi che diventano vere solo perché ripetute nel tempo”. Silvio Berlusconi “in una recente intervista a Gianni Riotta, direttore del Tg1, ha parlato di Enzo Biagi.- scrive Di Pietro sul suo blog – Ha rivelato di aver voluto trattenere Biagi in Rai e che il giornalista declinò la sua offerta per poter ottenere una ricca liquidazione. Riotta, che dirige il più importante telegiornale pubblico, non si è sentito in dovere di replicare. Lo stesso Riotta aveva dichiarato di avere Biagi come modello”. La verità, prosegue Di Pietro, “é che Berlusconi, con il famoso editto bulgaro, ha cacciato dalla Rai Enzo Biagi per la sua indipendenza, insieme a Michele Santoro e a Daniele Luttazzi. Enzo Biagi aveva un grande difetto per il capo del Pdl: diceva la verità. Un morto non si può difendere, non ci può essere un contraddittorio con una persona scomparsa”. Di Pietro ricorda quindi che L’Italia dei Valori ha nella sua proposta di programma di governo “un intervento radicale sull’informazione: – una sola televisione pubblica senza pubblicità, pagata dal canone e sottratta all’influenza dei partiti – esecuzione sentenza europea su Europa 7 e spostamento di Retequattro sul satellite – limite di una sola Rete per i concessionari privati (come Mediaset)- abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria”. (ANSA)

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