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Cinema e audiovisivi: luci e ombre nella relazione sul 2017 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

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Nelle scorse settimane è stata presentata la relazione annuale a cura del Mibac/Direzione Cinema “Tutti i numeri del cinema italiano 2017”, un titolo che dice già tutto sul contenuto. Ne riportiamo una sintesi anche su  questo periodico, che segue con attenzione anche il settore cinematografico.
Complessivamente, come nota il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la produzione di lungometraggi cinematografici in Italia continua a salire di anno in anno: nel 2017 hanno ottenuto il nulla osta per la visione in pubblico ben 235 titoli, un nuovo record, dopo quelli segnati negli anni precedenti, con una crescita del 5% rispetto ai 223 titoli del 2016. E questo in controtendenza rispetto a quanto accade in altri mercati europei comparabili.

L’aumento dei film non implica, però, un rafforzamento del settore del cinema in quanto tale: confermando l’andamento dell’anno precedente, su 235 titoli, solo poco più dei due terzi sono “ammissibili ai benefici di legge”, ovvero sono opere per le quali viene effettuato regolarmente il procedimento di riconoscimento della nazionalità italiana e, di conseguenza, l’accesso agli schemi di sostegno pubblico.
Questa percentuale, già in calo nel 2016, si attesta questa volta al 74%: ciò significa che sono ben 62 i titoli che hanno richiesto il visto censura senza aver prima attivato le procedure che consentono di beneficiare di aiuti economici. Tale dato non implica un impatto negativo sulla qualità dei film ma è un indicatore su cui riflettere riguardo alla maturità industriale dei processi produttivi e amministrativi relativi alla creazione dei film.

Ciò va di pari passo con un generale “impoverimento” del settore produttivo del cinema: a fronte di un aumento dei titoli, il costo totale di produzione registra un calo drastico: dai 344 milioni del 2016 si passa ai 263 milioni del 2017, con il costo medio dei film d’iniziativa italiana che scende da un già basso 1,8 milioni di euro fino a 1,5 milioni.
Il cambiamento più radicale si nota infatti nella realizzazione di film in fasce di budget basse: se rimane pressoché stabile il numero e il costo medio di film realizzati con un budget uguale o inferiore ai 200.000 euro, la fascia di costo compresa tra i 200.000 e gli 800.000 euro registra non solo un incremento del 41% (con 58 titoli nel 2017 contro i 34 del 2016) ma anche un parallelo abbassamento del costo medio del 9%. Diminuiscono, invece, i titoli con un budget compreso tra 800.000 e 1.500.000 euro (22 nel 2017, 33 nel 2016) e quelli con budget superiore ai 2,5 milioni, che da 27 passano a 20.

Nella composizione dei costi si nota un’imponente riduzione dell’apporto degli investitori esterni, che registrano 36 milioni nel 2017 contro gli 85 milioni dell’anno precedente. Il fenomeno è chiaramente dovuto all’attesa delle nuove disposizioni normative sul tax credit per gli investitori privati.
L’apporto pubblico registra una lieve diminuzione per tutti i tipi di titoli, mentre i valori degli apporti regionali e dei coproduttori esteri rimangono pressoché immutati (i primi in leggero aumento, i secondi in lieve calo). Aumenta invece del 6% la richiesta di tax credit sul totale dei film ammissibili, ma il valore positivo riguarda solo il tax credit produzione: in calo, infatti, le richieste per tax credito distribuzione ed esterno (- 19% e – 5% rispettivamente).
A incoraggiare gli animi, va detto tuttavia che sono state 106 (30 in più rispetto all’anno precedente) le opere ritenute ammissibili nel 2017, terzo anno di applicazione delle norme che hanno esteso il tax credit alla produzione audiovisiva non cinematografica. Sono 57 le società che hanno beneficiato di questa forma di sostegno pubblico, 8 in più rispetto all’anno precedente. Salgono a 10 (3 nel 2016) i progetti che vedono come destinazione primaria la piattaforma web, mentre la gran parte dei titoli (96) è rivolta ad una primaria distribuzione televisiva.

Prendendo in considerazione il genere, si osserva una netta prevalenza di progetti di fiction (60), che assorbono il 96% delle risorse, rispetto a documentari (40) e animazione (6). Crescono da 13 a 15 le produzioni estere.
Su un totale di investimenti complessivi pari a 435,6 M€, il credito totale richiesto è stato pari a 74,6 milioni di euro, più che raddoppiato rispetto al 2016 (36,1 milioni di euro), risorse che peraltro le società di produzione sono tenute a reinvestire nei successivi due anni.
Guardando al numero di episodi, emerge come oltre il 70% dei progetti abbia riguardato film Tv e mini-serie fino a 8 episodi. Circa il 90% delle opere ha un costo al minuto inferiore o pari a 30.000 euro, mentre 13 opere hanno un costo che oscilla da 30 a oltre 120.000 euro.
Di particolare interesse ai fini della valutazione del grado di titolarità dei diritti da parte delle case di produzione sono i dati sulle differenti tipologie di contratto, che confermano una prevalenza di coproduzioni (33) e preacquisti (41): complessivamente assorbono quasi il 70% dei progetti considerati. Si affiancano altre forme quali le cosiddette opere “prevalentemente finanziate” e quelle in licenza di prodotto. Dall’analisi dei titoli per entità di tax credit richiesto, si osserva un buon incremento delle fasce sotto i 50.000 euro, tra i 100.000 euro e i 500.000 euro e sopra i 2 milioni di euro.

La Televisione, come risulta dai dati 2017, rimane il maggior finanziatore unico nella produzione cinematografica italiana con 1 film su 2 prodotto con il contributo delle emittenti (fino al 2016 erano 1 su 3)” – annota Confindustria Radio Tv.
Va infine tenuto presente, nell’analisi dei dati del cinema 2017, che tutte le opere esaminate, sia cinematografiche che audiovisive, sono state realizzate quasi integralmente beneficiando del sistema di aiuti precedente alla legge 220/2016, applicata effettivamente solo dal 2018. “In definitiva – commenta ancora Confindustria Radio Tv – si attendono gli sviluppi della legge Franceschini che andrà a regime a partire dal prossimo anno, anche per alcune norme relative al settore televisivo”. (M.R. per NL)