Digitale terrestre: (quasi) pronta la soluzione per gli impianti ex art 30 D. Lgs 177/2005

La battaglia solitaria portata avanti da questo periodico sin dal febbraio di quest’anno a riguardo degli impianti assentiti agli enti locali per sopperire all’oscuramento dei programmi delle tv nazionali e locali, si avvia a conclusione.

Prima di entrare nel merito dell’aggiornamento, pare opportuno un breve riassunto degli eventi succedutisi nel tempo recente. All’inizio di quest’anno avevamo fatto notare per primi come, in sede di assegnazione dei diritti d’uso per l’esercizio di impianti DVB-T nelle aree tecniche progressivamente digitalizzate, si sarebbero creati dei contrasti tra norme positive. Segnatamente, il D. Lgs 177/2005 (Testo Unico della radiotelevisione) all’art. 30 (rubricato “Ripetizione di programmi radiotelevisivi”) comma 1 prevede che “L’installazione e l’esercizio di impianti e ripetitori privati, destinati esclusivamente alla ricezione e trasmissione via etere simultanea ed integrale dei programmi radiofonici e televisivi diffusi in ambito nazionale e locale, sono assoggettati a preventiva autorizzazione del Ministero, il quale assegna le frequenze di funzionamento dei suddetti impianti (…) L’autorizzazione è rilasciata esclusivamente ai comuni, comunità montane o ad altri enti locali o consorzi di enti locali, ed ha estensione territoriale limitata alla circoscrizione dell’ente richiedente tenendo conto, tuttavia, della particolarità delle zone di montagna (…)”. Sulla base di questa norma (che trova origine nella L. 249/1997) negli anni si è consolidato l’esercizio di microdiffusori assentiti agli enti territoriali locali (di norma comuni e comunità montane) essenziali per la ricezione dei programmi radiotelevisivi in aree disagiate, che, diversamente, sarebbero rimaste oscurate dal servizio, in quanto poco attraenti per le emittenti (che non trovando motivazione nell’investimento raramente vi hanno censito ex art 32 L. 223/1990 impianti, o se lo hanno fatto non raramente li hanno nel tempo dismessi). Sennonché, il D. Lgs 177/2005 all’art. 5 c. 1 lettera b) ultimo capoverso, prevede che “fatto salvo quanto previsto per la società concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo, le amministrazioni pubbliche, gli enti pubblici, anche economici, le società a prevalente partecipazione pubblica e le aziende ed istituti di credito non possono, né direttamente né indirettamente, essere titolari di titoli abilitativi per lo svolgimento delle attività di operatore di rete o di fornitore di contenuti”. Ma, in ambiente digitale, l’unica possibilità di esercire un impianto DVB-T è di essere operatore di rete. Ed ecco l’empasse normativo: l’art. 30 c. 1 D. Lgs 177/2005 è formalmente in vigore, ma verrebbe paralizzato dall’art. 5 c. 1 lettera b) della stessa fonte normativa all’indomani della migrazione tecnologica. Succede, soprattutto nel paese più codificato del mondo (e, non a caso, dove la legge è più frequentemente ingannata). Sta di fatto che l’incredibile contrasto (sotto gli occhi di tutti, da tempo) esplode a ripetizione, come con un timer, ad ogni switch-off, quando gli impianti ex art. 30 D. Lgs 177/2005, precedentemente autorizzati, divengono “fuorilegge” e devono essere disattivati spontaneamente (pena l’intervento coattivo del MSE-Com) senza poter essere rimessi in funzione, sia pur in stato di compatibilità col quadro radioelettrico definitosi con le nuove assegnazioni, in quanto gli enti destinatari non possono rivestire la qualifica di operatori di rete. Ora, a quanto risulta a questo periodico, il governo avrebbe finalmente allo studio una deroga all’attività di network provider, che consentirebbe la riattivazione dei microdiffusori perduti. Non è ancora chiaro se tale deroga si attuerà attraverso un’interpretazione autentica che possa coordinare le due norme contrastanti o per mezzo di un provvedimento di altra natura, ma ci risulta che la soluzione sarà adottata a brevissimo e l’ipotesi sia già sul tavolo del viceministro al MSE Paolo Romani (foto), che dalla vicenda ha rimediato una bella figuraccia, avendo garantito, alla vigilia della waterloo digitale piemontese, che non avrebbe "lasciato nessuno senza televisione".
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