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Editoria. Futuro online è pay. Ma solo se si garantisce qualita’. Free press in discussione

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La lezione sul futuro del giornalismo arriva dagli Stati Uniti: la stampa (già tra l’incudine ed il martello relativamente all’applicazione del GDPR, che Google ha scaricato sugli editori) deve puntare più sul pay, cioè sulla sottoscrizione degli abbonamenti da parte dei lettori che sulla pubblicità e, per farlo, deve investire sulla qualità.
Queste in sintesi le posizioni dei direttori di New York Times, Wall Street Journal e Washington Post, intervenuti al convegno Crescere tra le righe dell’osservatorio permanente Giovani-Editori che si è tenuto a fine maggio a Borgo La Bagnaia.

Più nel dettaglio, ItaliaOggi riporta le parole significative di Dean Baquet (direttore del New York Times) che ha affermato: “Abbiamo chiesto ai lettori di pagare per un contenuto che non sarebbero riusciti a trovare da nessun’altra parte. C’è sempre più bisogno di verificare le notizie, di cercare riscontri e fonti. E questo giornalismo di qualità è apprezzato. Sono in crescita infatti le formule pay, cioè gli abbonamenti ai contenuti migliori, per avere informazioni puntuali e precise che i lettori non riescono a ritrovare altrove. Noi non siamo il ritratto del giornalismo statunitense in generale, noi siamo il giornalismo di alta qualità. Se vogliamo che i lettori paghino, bisogna mantenere un giornalismo di alta qualità”.

Gli hanno fatto eco i colleghi delle altre testate Gerard Baker (Wall Street Journal) e Martin Baron (Washington Post), che hanno aggiunto poi un altro argomento: gli introiti pubblicitari sono per la maggior parte divorati dagli Internet Giants e ben poco rimane per le testate, che quindi devono necessariamente cercare un’altra strada per sopravvivere; soluzione che non può che essere nella loro attività principale, cioè fare informazione. Da qui discende la necessità di aumentare le formule pay.
Sul futuro della stampa intesa nel senso materiale di carta stampata, invece, è intervenuto Urbano Cairo: “Dobbiamo stare al passo coi tempi investendo molto nel digitale – ha detto – ma la carta resta una componente molto importante” , affermazione veritiera se si considera che tra Spagna e Italia le vendite cartacee di RCS Mediagroup rappresentano l’84% del fatturato. La carta stampata resta importantissima in Italia proprio perché l’informazione è ancora schiava dell’errata equazione digitale – gratuito: “In Italia tutti i giornali sono free sul digitale e questo comporta che lo standard di mercato è avere l’informazione free – ha detto Cairo – nel momento in cui diventi a pagamento, tutto questo ha una realizzabilità minore”. (V.D. per NL)