Editoria: tra politica, economia e interessi personali i mass media rischiano di perdere la propria identità

Leggendo i quotidiani delle ultime settimane o guardando i programmi televisivi di informazione il dubbio che i comportamenti censori non abitassero solo da noi si era insinuato più volte.

Dal licenziamento di giornalisti francesi accusati di aver divulgato notizie false e tendenziose sul presidente Sarkozy e la first lady francese, al siluramento del direttore dell’emittente ZDF, Nikolaus Brender, solo per citarne alcuni davvero clamorosi, gli episodi si susseguono con ritmo incalzante. Sempre più la stampa ed i mass media in generale sono nel mirino di questa o quella corrente politica a testimoniare che non vi è più un rapporto di reciproco rispetto e che l’equilibrio che regnava tra il quarto potere e la politica/economia si è incrinato. Basti pensare anche agli avvenimenti che da ultimo hanno caratterizzato l’operato della CNN – storicamente super partes – e della rivale FOX. La CNN non è riuscita ad abbracciare le tendenze di un giornalismo nettamente partigiano, che FOX ha, con il tempo, contribuito a creare, secondo l’opinione di Mark Greenbaum, scrittore e avvocato a Washington. Infatti, Fox non solo ha costruito una fedele e agguerrita audience di telespettatori conservatori, ma anche ridefinito come l’informazione viene diffusa negli USA. E non possono esserci mediazioni possibili quando è in gioco la libertà di espressione e la libera circolazione delle opinioni. Il clima di “terrore” che si è instaurato, non solo nel nostro Paese ma anche tra gli altri “democratici” membri dell’Unione, è indicativo del fatto che la carta stampata e le televisioni sempre meno riescono a svincolarsi dagli interessi particolari, con evidenti danni per la qualità dell’informazione e la tutela di chi “l’informazione” la crea. Non a caso, a seguito della pubblicazione del report di RSF – Reporters Sans Frontière – l’Italia è risultata al 40° posto nella classifica mondiale della libertà di stampa a conferma che pluralismo e libertà non sono direttamente proporzionali alla ricchezza economica di un paese. George Orwell, tempo fa disse “Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire”. E’ il caso di rifletterci sopra. (M.P. per NL)
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