Giornalisti, la Fnsi accusa l’Ordine d’aver dato l’assist per il “ddl Alfano”. E l’Ordine risponde irritato

Franco Abruzzo, per 18 anni presidente dell’Ordine di Milano, risponde dal suo blog alle accuse riguardo i ritardi nel progetto di riforma e le presunte inadempienze deontologiche dell’Ordine. Duro botta e risposta nei giorni scorsi tra la Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi) e l’Ordine dei Giornalisti (OdG). Dopo che nei mesi scorsi il Consiglio nazionale dell’Ordine aveva approvato all’unanimità la tanto agognata riforma riguardo l’accesso alla professione, lo snellimento del Consiglio Nazionale mediante una riduzione del numero dei consiglieri, la composizione e le procedure degli organi chiamati a giudicare sulle violazioni al codice deontologico, il ritardo con cui la suddetta riforma sta andando attuandosi ha fatto storcere il naso al Consiglio della Fnsi, che nei giorni scorsi era intervenuto duramente nei confronti dell’OdG. In una nota dello scorso 3 aprile, il Consiglio della Fnsi si era pronunciato con toni forti nei confronti dell’Ordine nazionale dei Giornalisti e degli ordini regionali, esprimendo forte preoccupazione per il ritardo accumulato dai suddetti nell’attuazione della riforma e facendo partire un j’accuse riguardo il dovere di superare le attuali barriere d’accesso alla professione, che altro non farebbero che favorire lo sfruttamento da parte delle aziende editoriali nei confronti dei giornalisti con contratti a tempo determinato e che necessitano della pratica per accedere all’albo. D’accordo, ma non solo. La nota accusava anche l’Ordine d’essersi reso responsabile di fornire “strumenti polemici a quanti mirano a scardinare con il ddl Alfano il dovere dei giornalisti ad informare e il diritto dei cittadini ad essere informati”. Immediata la risposta dell’Ordine nazionale che, lo stesso giorno, aveva contrattaccato, affermando che non solo la data di presentazione del progetto di riforma è slittata dal 18 aprile al 9 maggio su richiesta dei vertici della Fnsi, ma che sull’accusa diffamante d’essersi resi in qualche modo responsabili o complici di quanto con il ddl Alfano vogliono tappare la bocca all’informazione italiana, diversamente la pensavano i vertici della Fnsi quando, in una pubblica manifestazione, recentemente, affermavano come l’Ordine si stia dando da fare concretamente in quest’ambito, attuando ciò che la Fnsi sostiene solo a parole. giornali%20stracciati - Giornalisti, la Fnsi accusa l’Ordine d’aver dato l’assist per il “ddl Alfano”. E l'Ordine risponde irritato Oggi, poi, in un articolo pubblicato dalle pagine del suo blog, Franco Abruzzo, storico ex presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Milano, è intervenuto con decisione sulla disputa, difendendo il suo operato e quello dell’organo da lui presieduto dal 1989 al 2006 e rigettando al mittente le accuse all’Ordine d’essersi reso involontariamente complice di quanti volessero, con il ddl Alfano, sabotare la libera informazione in Italia. “Pel che riguarda la mia gestione – scrive Abruzzo – l’Ordine di Milano nel 2006 ha sanzionato ripetutamente i9 direttori del Corsera, del Giornale e del Giorno, che hanno pubblicato i verbali dell’inchiesta Vallettopoli e che hanno pubblicato immagini di cittadini in manette o immagini raccapriccianti. Non solo: dal 1989 in poi l’Ordine di Milano ha sanzionato innumerevoli volte i direttori autori della commistione pubblicità-informazione. Tutte le delibere sono state pubblicate nel mensile Tabloid e nel sito www.odg.mi.it. Uno studio sulle ‘marchette’ giornalistiche è stato pubblicato nella rivista ‘Il diritto dell’informazione e dell’informatica’ n. 4/5 del 2007”. Anche il Tribunale di Milano, si legge ancora nel testo di Abruzzo, ha più volte riconosciuto all’Ordine della Lombardia d’essersi battuto con strumenti efficaci contro la pericolosa commistione tra pubblicità e giornalismo, d’aver duramente sanzionato i responsabili del connubio informazione-pubblicità, che viola le norme di neutralità dell’articolo giornalistico, nonché d’aver responsabilizzato gli organi d’informazione nel fare chiarezza nei casi in cui la soglia tra pubblicità e giornalismo (come, ad esempio, nella cosiddetta pubblicità redazionale) paresse così fine da poter facilmente essere varcata. (Giuseppe Colucci per NL)
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