Google ed editori: pace fatta. Ed uno spunto per i radiofonici…

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E se l’accordo Google – Editori che ha trovato applicazione anche in Italia venisse mutuato per la Radio nel rapporto con gli aggregatori?

Il complesso ed articolato compromesso raggiunto dopo il lungo confronto tra Google e gli editori europei (Francia ed Italia) ed australiani potrebbe costituire uno spunto per la definizione di un’altra annosa contrapposizione.

Aggregazione di interessi opposti

Parliamo di quella tra le più importanti emittenti radiofoniche e i grandi aggregatori mondiali di flussi streaming radio. TuneIn in testa, OTT peraltro già impegnato in una querelle giudiziaria in UK.

Il confronto annoso

Le reciproche posizioni sono note.

La tesi radiofonica

Gli editori radiofonici (come BBC e RTL 102.5) contestano a TuneIn di lucrare sui propri ascolti, attraverso pubblicità in preroll e display prima dell’avvio del flusso streaming radio prescelto dall’utente. Senza retrocessione alcuna alla stazione radio, che pur genera traffico all’aggregatore coi suoi contenuti. E quindi un maggiore apporto di visualizzazioni che pone le premesse per la vendita di pubblicità.

E quella dell’aggregatore

TuneIn ribatte a tale opposizione il fatto che, attraverso la sua app, favorisce l’ascolto radio. Del tutto gratuitamente.

Sinallagma

Il rapporto corrispettivo tra prestazione e controprestazione – il cosiddetto sinallagma contrattuale – sarebbe pertanto, secondo TuneIn, rispettato.

Storia già vista

Più o meno, si tratta delle stesse posizioni che avevano condotto al braccio di ferro tra Google ed editori. “Google non può accettare di dover pagare mentre contribuisce ad aumentare il traffico verso i siti degli editori”, era il principio alla base delle negoziazioni.

Oppan Google Style

Anzi, togliamo il più o meno: sono esattamente le stesse.
E allora, considerato che le premesse sono le stesse, perché non utilizzare il medesimo approccio per definire la querelle? Cambio merce compreso…

L’evidenza

Nel caso francese – da noi analizzato nel mese di febbraio – non c’è infatti alcun trasferimento economico dovuto al fatto che Google News mette in evidenza articoli degli editori estraendone eventualmente poche righe. Ecco…

 

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