Ispettorati territoriali: si rimette in pista il Piemonte. Ancora nelle ambasce la Lombardia e la Campania

Nessun interessamento politico per gli organi periferici del MinCom, abbandonati al loro destino, senza copertura finanziaria e spesso con personale insufficiente


In diverse occasioni, su queste pagine, abbiamo dedicato spazio alla complessa vicenda degli Ispettorati territoriali del Ministero delle Comunicazioni, realtà fondamentali per il governo dell’etere italiano, complesso e frastagliato. Qualche volta, abbiamo contestato il comportamento di taluni organi periferici, reputandolo schizofrenico o quantomeno ingiustificatamente disarmonico rispetto a quello generalizzato a livello nazionale; altre volte abbiamo ospitato interventi dei direttori di qualche sede che, esponendo le difficoltà in cui si trovavano ad operare, motivavano le disfunzioni segnalate dall’utenza, opponendo difese che sovente apparivano come (legittimi e comprensibili) appelli politici. Dal potere esecutivo, tuttavia, nulla perveniva: Gentiloni, certamente preso dalle indiscutibili gravi difficoltà della sua coalizione e da questioni evidentemente di più rilevante urgenza (per lui), rimaneva (inopportunamente) in silenzio. Un ministro come tanti ce ne sono stati in questo settore, evidentemente poco interessato alla quotidianità del comparto radiotelevisivo italiano, con buona pace delle emittenti di cui vorrebbe (a parole) essere paladino. Problemi (di immagine) suoi. Questioni concrete, invece, per i direttori o i facenti funzione degli Ispettorati, che si trovano a tirare avanti la carretta tra mille difficoltà, senza fondi, senza personale, privi di mezzi tecnici in un etere brulicante di conflitti e patologie.
Nel merito delle situazioni più complesse, nel recente passato, abbiamo accennato alle disfunzioni dell’Ispettorato per il Piemonte, che, dopo anni (ormai lontani) di buon funzionamento era precipitato in una crisi operativa, tanto da aver determinato una presa di posizione di numerose importanti emittenti, che avevano congiuntamente esposto i problemi determinati dalla cronica giacenza di pratiche fondamentali (delocalizzazioni, compatibilizzazioni, ecc.) alla direzione torinese. A riguardo, non possiamo non rilevare, dopo tali fatti, timidi ma concreti segnali positivi provenienti da detta regione, sintomi di una lenta ma progressiva reazione alle cure del direttore pro tempore che, proprio su queste pagine, aveva, qualche tempo fa, annunciato la propria terapia, basata su iniezioni di spirito di corpo tra il (poco, ma disponibile) personale navigante tra i polverosi faldoni giacenti, una oculata quanto complessa gestione delle scarsissime risorse finanziarie e tanta pazienza e disponibilità. Le emittenti ci segnalano, infatti, un riscontro alle istanze più celere (quantomeno nell’avvio del procedimento) e soprattutto un positivo mutato atteggiamento, ora più pragmatico e collaborativo – evidentemente maturato sulla considerazione che gli inutili conflitti coi cittadini ad altro non portano che a sconvenienti tensioni e maggiori oneri finanziari per le amministrazioni pubbliche – che ben si addice ad uno Stato di diritto e non di polizia.
Vita difficile, quella dei responsabili di talune sedi congestionate degli organi periferici del MinCom: alla (inaccettabile e vergognosa) disattenzione politica e alle (legittime) pressioni delle emittenti, a loro volta prese da mille problemi tecnici, si aggiunge la scarsa collaborazione degli organi centrali del dicastero (soprattutto delle sezioni tecniche), poco propensi a trovare soluzioni concrete, preferendo rispondere agli appelli delle sedi locali con lettere criptiche, asettiche, inconcludenti, decisamente poco costruttive e comunque certamente non degne della tanto strombazzata deflazione della burocrazia nella P.A.
Tuttavia, se il caso emblematico del Piemonte lascia ben sperare nella capacità di alcuni ispettorati in ginocchio di rialzarsi dopo essersi leccati le ferite, la drammatica situazione milanese e quella altrettanto tesa campana fanno ricomparire oscure nubi sui cieli eterei dello spettro radioelettrico. Nel secondo caso, si sa, è in atto una dura protesta da parte di alcuni soggetti portatori di interessi diffusi, che hanno evidenziato la gravissima situazione degli operatori illegittimi dell’etere della Campania; fenomeno, in verità, difficile da debellare in quanto fortemente radicato su quel territorio. Nel primo caso (pure al centro di una ferma protesta del Comitato Radio Tv Locali, cioè quel soggetto che, con la precedente azione contro l’organo milanese del MinCom, aveva stimolato l’emanazione delle famose linee guida del giugno 2005 sulla trattazione delle problematiche interferenziali tra RAI e privati), invece, il continuo avvicendarsi di direttori ad interim (oltre alle citate problematiche di natura finanziaria e logistica) rende ardua la ripresa della funzionalità di un organo che, nonostante tutto, in anni passati aveva dato segnali di qualche efficienza. In questo momento, le emittenti lamentano dall’organo milanese soprattutto comportamenti contraddittori e continui ed irritanti mutamenti di orientamento (tra ordinanze, sospensioni, revoche delle stesse, annullamenti delle revoche, ecc.), una cattiva organizzazione (non è raro, anzi è frequente, che questioni di medesima fattispecie vengano gestite dai vari funzionari con approcci completamenti diversi – con conseguenti effetti sui tempi e sul merito delle procedure – a dimostrare l’assenza di direttive chiare ed univoche ai responsabili dei procedimenti e delle istruttorie) ed una scarsa propensione al confronto con l’utenza di taluni funzionari che occupano posizioni per le quali, invece, l’interazione con le emittenti è essenziale. Una situazione pure portata in evidenza da numerose interrogazioni parlamentari, anche recentissime, nonché, inutilmente, sottoposta direttamente ai sottosegretari (visto che, come detto, a Gentiloni della questione pare poco importare…).

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