La professione di reporter resiste nell’era multimediale

Studiare da giornalisti nel tempo della multimedialità, in cui le distanze sono azzerate e i tempi si bruciano sul filo del secondo


da Franco Abruzzo.it

Torino, 8 novembre 2007. Studiare da giornalisti nel tempo della multimedialità, in cui le distanze sono azzerate e i tempi si bruciano sul filo del secondo: è la cornice entro la quale si è mossa la lezione del direttore dell’ANSA, Giampiero Gramaglia, che con il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Lorenzo del Boca, ha aperto il quarto anno accademico del Master dell’Università di Torino in cui si stanno preparando 20 giovani praticanti. “Fare il giornalista – ha detto Gramaglia – è anche testimonianza costante d’impegno civile senza ossequi e acquiescenze, con la schiena dritta, come ci aveva invitato a fare l’ex presidente della Repubblica, Ciampi”. Significa essere impegnati nell’informazione “sulla lotta all’Aids e per la salute,sulla campagna contro la pena di morte, sui temi etici, l’equità, la discriminazione, l’ambiente, lo sviluppo, la costruzione dell’Europa, il dialogo pacato tra civiltà e religioni, senza partigianerie, ma con intensità”.
La lezione inaugurale ha toccato a vasto raggio i tratti salienti di una professione in trasformazione, come quello della delocalizzazione della notizia per cui “non ha più importanza dove i fatti si svolgono e dove sta chi li racconta”. Rimane, al di là dei tempi che cambiano, immutato il perno del giornalismo: la lealtà e il rispetto dell’unica “bandiera professionale, che è la notizia”.
A Del Boca, che ha sottolineato come sia ormai segnata la strada di un accesso alla professione che passa attraverso le scuole, hanno fatto eco il presidente dell’Ordine del Piemonte Sergio Miravalle, che ha rimarcato l’importanza, comunque, dell’apprendistato artigianale e del talento del giornalista e il direttore del Master di Torino, Carlo Marletti, che ha voluto contestare chi pensa che i Master di giornalismo siano “fabbriche di disoccupati”. I venti giornalisti usciti dal primo biennio del Master torinese – ha detto – sono tutti occupati: il 40% nelle redazioni, il 25% negli uffici stampa e il 35% in collaborazioni con testate a livello nazionale.
Al rettore Ezio Pelizzetti il compito di puntare il dito sulla mala-informazione di titoli che non corrispondono ai testi e di testi che non corrispondono alla realtà. Troppa ignoranza – ha detto il rettore – ad esempio sui temi ambientali che oscillano tra catastrofismo e approssimazione. (ANSA).

printfriendly pdf button - La professione di reporter resiste nell'era multimediale