Mazza, Raiuno e la riqualificazione del servizio pubblico

Come tutti i suoi predecessori, nessuno escluso, Mauro Mazza, romano cinquantaquattrenne, è stato nominato direttore di Raiuno a seguito di un preciso ed arguto calcolo politico, frutto di accordi, di do-ut-des, di “suggerimenti” da parte di potenti.
Nondimeno, però, colui che prende il posto di Fabrizio Del Noce, e che pare destinato al non difficile compito di far meglio del suo antesignano, è un personaggio che, seppur contestabile sul piano politico, viene dal giornalismo quello vero ed è, pertanto, totalmente digiuno di qualsivoglia conoscenza riguardante lo showbiz, le leggi che lo regolano, i programmi di bassa qualità che lo compongono, nani, pagliacci, ballerine e vip improvvisati che ci circolano. Insomma, la spazzatura pura che si è vista negli ultimi anni in Rai, e nondimeno in Mediaset, la serie di programmi editoriali che ha abbassato vertiginosamente il livello dell’intrattenimento televisivo, i palinsesti che hanno trasformato il servizio nella brutta copia di Mediaset, Mazza la conosce relativamente. E questo non può che essere un bene per le sorti di Raiuno. Oltretutto, il neo direttore ha ricevuto due diktat inflessibili da parte dei vertici aziendali: primo, contenere le spese e secondo, ma non meno importante, riportare il servizio pubblico a fare servizio pubblico, tagliando un po’ della merce in svendita che ha composto i palinsesti dell’ammiraglia Rai durante la direzione di Del Noce.
Mauro Mazza viene dal telegiornale: dal 2002, infatti, era direttore del Tg2, che aveva diretto in maniera discreta, pur con qualche strafalcione imperdonabile, come il grottesco appello anti-Grillo, in cui accusava il comico di aizzare violenza coi suoi toni forti e antipolitici.
Ma prima di tutto, Mauro Mazza è un finiano della prim’ora. Missino da sempre, battagliero ai tempi in cui in piazza ci andavano La Russa, Gasparri, Fini e Storace ed in cui la violenza tra esponenti delle destre e sinistre giovanili era cosa di ogni giorno, Mauro Mazza si è formato giornalisticamente al Secolo d’Italia, passando poi all’agenzia Adnkronos, al Gr1 in Rai ed al Tg1. Qui, durante gli anni novanta, aveva tentato di creare un sindacato di centro, fallendo nell’intento. Poi, nel 2002 il Tg2 ed oggi la direzione di rete. Gli auguriamo di risollevare dalle ceneri la rete ammiraglia del servizio pubblico, di darle un’impronta più culturale e meno generalista nel senso dispregiativo del termine. (G.M. per NL)
 

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