Media. Disastro OVH: 3,6 milioni di siti colpiti. Ma l’immagine dei container distrugge la credibilità più del fuoco

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Aumenta il numero dei siti web coinvolti dall’incendio del data center di Strasburgo di OVH. Il disastro inizialmente si stimava che avesse coinvolto centinaia di siti. Poche ore dopo, tuttavia, il numero era stato portato ad un milione. Oggi l’accertamento li ipotizza in 3,6 milioni. E l’immagine di una azienda low cost fa più danni del fuoco.

Nessun dato perso per chi aveva fatto un back-up

Un’affermazione lapalissiana di Michel Paulin, CEO di OVHcloud, intervenuto questa mattina (7:45) sulla tv francese BFM Business lascia perplessi: i dati non necessariamente sono andati perduti con l’incendio se gli utenti hanno eseguito i backup.

Le ripercussioni sono notevoli per il web non solo francese

Su BFM Business, Michel Paulin, amministratore delegato di OVHcloud, ha fornito maggiori dettagli sulle conseguenze dell’incendio del 10/03/2021. Attualmente “tra le 12.000 e le 15.000 aziende sono parzialmente o totalmente interessate“, ha informato Michel Paulin, chiaramente riferendosi alla sola sua area d’interesse (OVHcloud).

La causa è stata probabilmente l’impianto elettrico

Intanto si è appurato che, con ogni probabilità, la causa dell’incendio sarebbe da ricondurre all’impianto elettrico in uno dei container sovrapposti (come del resto era stato da subito ipotizzato). Anche se l’ipotesi di un attentato non è al momento esclusa.

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Inattivi in gran parte per assenza della corrente elettrica

Non tutti i dati aziendali sono, tuttavia, andati in fumo. Alcuni sono semplicemente inaccessibili a causa dell’interruzione di corrente imposta per ragioni di siurezza anche nelle aree non intaccate dalle fiamme. “Due edifici sono perfettamente integri, ma non alimentati da elettricità e non collegati alla rete“, ha spiegato Michel Paulin.

I clienti meno cauti potrebbero aver perso tutto

Comunque sia, il disastro di Straburgo pone una pesante ipoteca sul mantenimento del volume d’affari di OVH precedente.

Bye bye Borsa

Il giorno prima dell’incendio, OVH, fondata da Octave Klaba a Roubaix più di 20 anni fa, aveva annunciato la sua quotazione in borsa. Una prospettiva ora compromessa dall’evidenza di una struttura low cost, considerata – a questo punto – non del tutto affidabile.

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Saluti anche al modello OVH

Con buona pace del governo francese che proponeva OVH come la risposta europea ai servizi di hosting AWS di Amazon, Microsoft Azure e Google Cloud.

Il black out del 2017

D’altra parte non è la prima volta che OVH incappa in guai simili, anche se non di questa portata. Nel 2017, lo stesso data center aveva subito una prolungata interruzione di corrente seguita dalla messa offline di migliaia di siti francesi.

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3000 server alla settimana a Roubaix

L’azienda conta di ripristinare gran parte dei servizi ospitati nel sito di Strasburgo entro la fine della prossima settimana. “Abbiamo una equipe al lavoro sul data center di Roubaix in grado di allestire 3000 server alla settimana. All’inizio della settimana prossima dovremmo essere in grado di ripristinare tutti i servizi nominali“, ha concluso il CEO di OVHcloud. (E.G. per NL)

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