OTT. Ampere: i podcast video low cost/long duration attirano più attenzione di quelli solo audio e prendono il posto dei talk show tv lineari

podcast video low cost/long duration

I podcast video low cost/long duration si affermano come nuovo terreno di scontro tra piattaforme OTT e social media.
YouTube domina, ma Netflix, Spotify ed Apple entrano nella partita.
Un formato economico, giovane e ad alta frequentazione che può cambiare gli equilibri.
Con un obiettivo chiaro: sottrarre tempo di visione alla concorrenza.

Sintesi

Secondo l’istituto di analisi inglese Ampere, il 20% degli utenti web globali ha guardato podcast video o clip correlate nell’ultimo mese, con YouTube leader (11%) e TikTok al 6%.
Il formato low cost/long duration si sta imponendo come alternativa ai talk show lineari, soprattutto tra i 18-34enni.
Chi guarda podcast video tende anche ad ascoltarne le versioni audio, con livelli di engagement superiori alla media.
Netflix ha avviato una strategia mirata con accordi con Spotify, Goalhanger e iHeartMedia per distribuire video integrali mantenendo audio e clip su altre piattaforme.
L’operazione è a basso rischio, con contratti annuali spesso inferiori ai 10 milioni di dollari.
L’obiettivo è duplice: testare il gradimento e contrastare la crescente share di YouTube sullo schermo (smart) TV.
Nel 2025 YouTube ha raggiunto il 12% di share televisiva USA contro l’8% di Netflix.
La piattaforma di Sarandos punta su format già affermati e produzioni originali, con innovazioni come il video verticale mobile.
Resta l’incognita algoritmica, dato che i podcast hanno cadenza settimanale o quotidiana.
Anche Apple e Spotify accelerano sul video, segnando una convergenza definitiva tra audio e audiovisivo.

L’analisi di Ampere

Come avevamo anticipato nel nostro articolo di novembre 2025, i podcast video low cost/long duration stanno rapidamente diventando una forma di intrattenimento particolarmente diffusa, con il 20% degli utenti web a livello globale che li ha guardati (insieme alle clip) sulle piattaforme social video nell’ultimo mese.
Lo attesta il sondaggio sul terzo trimestre 2025 Media-Consumer di Ampere, società inglese di analisi e ricerche di mercato specializzata in media, comunicazione, giochi e sport.

Podcast video low cost/long duration vs talk show tv lineari

Mentre le piattaforme streaming on demand competono sul tempo di visualizzazione di contenuti audio/video tradizionali, i podcast video a basso costo e di lunga durata (low cost/long duration) stanno emergendo come un campo di battaglia chiave, simile ai talk show televisivi lineari, con YouTube in testa alla tendenza. Secondo l’analisi di Ampere, infatti, l’11% degli utenti web ne ha guardato uno nell’ultimo mese.

TikTok

Anche TikTok si sta dimostrando popolare per le clip, attirando il 6% degli utenti web. Il pubblico si sbilancia verso i consumatori più giovani: secondo i rilievi di Ampere, le persone di età compresa tra 18 e 34 anni hanno il 24% di probabilità in più rispetto alla media di aver guardato un podcast.

Chi vede, poi ascolta

“Il pubblico che guarda i podcast video è anche più coinvolto dalle versioni audio: il 60% degli spettatori di podcast li ascolta anche almeno un paio di volte a settimana, rispetto alla media del 36% degli utenti Internet”, si legge nel rapporto dell’istituto di ricerca inglese, secondo il quale i podcast video sono particolarmente popolari nei mercati mobile-first come Brasile, India, Indonesia e Malesia (ma anche il 20% degli utenti web in mercati come Spagna, Stati Uniti e Canada ne è coinvolto).

Contenuti per contrastare dominio di YouTube

La rapida crescita del formato sta attirando l’attenzione anche di operatori che non si limitano alle piattaforme social video, che cercano di investire in formati convenienti per generare un coinvolgimento regolare, soprattutto nell’ottica di sfidare il predominio di YouTube.

Netflix e Spotify insieme per i podcast video

Netflix, ad esempio, ha stipulato numerosi accordi per la distribuzione di podcast video low cost/long duration nel 2026, tra cui con Spotify (per The Bill Simmons Podcast, The Ringer ed altri), con Goalhanger dell’ex calciatore inglese e popolare conduttore televisivo Gary Lineker (per The Rest is Football durante la Coppa del Mondo FIFA maschile del 2026) e con iHeartMedia (per The Breakfast Club, My Favourite Murder e altri).  Questi accordi coprono vari generi popolari per massimizzare l’attrattiva del pubblico, tra cui sport, cultura, lifestyle e true crime.

Prodotti affermati ed originals

La strategia ricalca il modello che ha reso Netflix il gigante dell’intrattenimento di cui abbiamo spesso parlato in questi anni: da un lato l’acquisizione dei diritti di programmi già affermati; dall’altro lo sviluppo di produzioni originali pensate appositamente per la piattaforma.

Mobile

Ma non si tratta solo di nuovi contenuti: Netflix sta preparando una campagna promozionale dedicata e prevede modifiche sostanziali all’interfaccia dell’app mobile.

Vertical video

Tra le novità in arrivo per il prossimo anno spicca l’introduzione dei video verticali, un formato che non riguarderà soltanto i podcast. Questo però non implica – come ha spiegato a TechCrunch il CTO Elizabeth Stone – che Netflix intenda competere con TikTok ed i suoi formati brevi.

Un’evoluzione naturale

L’investimento nel mondo dei podcast rappresenta, a suo dire, un’evoluzione naturale per Netflix, iniziata quando il co-amministratore delegato Ted Sarandos aveva manifestato pubblicamente l’intenzione di considerare i podcast una categoria indipendente, alla stregua dello sport in diretta e delle sitcom. L’annuncio del manager era arrivato addirittura prima che il team creativo avesse messo a punto un piano dettagliato.

Titoli esclusivi

In passato, l’azienda aveva valutato l’acquisizione in esclusiva di show di grande richiamo come Call Her Daddy di Alex Cooper, ma i costi erano risultati non accettabili. SiriusXM aveva a suo tempo sborsato oltre 100 milioni di dollari per averne diritti di distribuzione e pubblicità, pur senza ottenere l’esclusiva assoluta del programma.

Spotify

Oggi Netflix ha affinato l’approccio, in una sorta di evoluzione di accordi quali quello con Spotify di cui ci siamo occupati a novembre 2025.
La formula attuale prevede l’esclusiva dei video integrali mentre la versione audio e le clip possono essere distribuite sui consueti canali (RSS, Spotify ed Apple Podcast).

Un esperimento a basso rischio

Si tratta, secondo Bloomberg, di un esperimento a basso rischio: Netflix sta firmando contratti annuali, molti dei quali hanno un valore inferiore ai 10 milioni di dollari, come ha documentato la giornalista Ashley Carman. L’obiettivo è testare il gradimento degli utenti verso i podcast video low cost/long duration e capire se questo possa davvero diventare un nuovo filone per l’azienda.

Contro YouTube

Con un vantaggio non trascurabile: sottrarre utenti a YouTube, il principale concorrente in questo segmento, anche se, sul piano organizzativo, nonostante le voci insistenti, Netflix non ha ancora nominato un responsabile dedicato esclusivamente ai podcast.

I due team

La gestione, infatti, è per ora affidata a due team: quello delle licenze di contenuto, coordinato da Lauren Smith ed il gruppo dei programmi non sceneggiati e live, guidato da Brandon Riegg. Il gruppo di lavoro delle licenze sta cercando di inserire in organico una figura che si occupi, tra le altre cose, proprio di podcast.

Un affare per content creators e distributori

Per creators indipendenti e piattaforme di aggregazione Netflix potrebbe rappresentare una miniera d’oro.
Spotify, iHeart e SiriusXM puntano, ad esempio, su Netflix per portare i loro programmi a un pubblico nuovo e più vasto, con la speranza che tra uno o due anni il loro valore sul mercato possa aumentare in modo significativo.

Qualche numero

Un semplice grafico a barre permette di comprendere il motivo di questo entusiasmo proprio per un OTT che ha sempre ignorato il formato: posto 100 il tempo dedicato alla fruizione di contenuti originali, in base ai dati Nielsen possiamo osservare come Netflix si accaparri oggi circa 75 minuti contro gli 8 di Prime Video e i circa 4 di Disney+.

Ribaltare la situazione

Il che ci porta a pensare che la mossa sia anche orientata a ribaltare la non ottima situazione presentata da un altro grafico esposto diverse settimane fa sempre da Bloomberg.

Il sorpasso

Nel grafico si osservava come già dalla primavera 2022 gli utenti statunitensi avessero consumato la maggior parte dei video sul tradizionale TV (intendendo con l’espressione gli schermi di tutti i tipi superiori a 22 pollici) tramite la piattaforma YouTube. Questa ha raggiunto nel 2025 il 12% di share (in forte crescita), contro un 8% (piuttosto stabile) di Netflix.

La speranza di bissare il successo di YouTube coi podcast

Considerando che l’ascolto di podcast è ritenuto uno dei (tanti) driver dell’ascesa di YouTube, si spera evidentemente che lo stesso fenomeno possa ripetersi anche per la piattaforma guidata da Sarandos.

Il caso Nike

Il futuro non è comunque certo: Netflix è un’azienda molto pragmatica e totalmente data driven, come ben sanno gli appassionati delle serie che vengono cancellate da un giorno all’altro o coloro che si erano abbonati ai Fitness Video del Nike Training Club.

Nove mesi di vita

Annunciati con grande enfasi nel marzo 2023, i fitness video già a dicembre dello stesso anno vedevano questo annuncio sulla relativa home page: “Se stai cercando di guardare Netflix per metterti in forma, dovrai affrettarti con i tuoi piani di allenamento poiché tutti gli episodi di Nike Training Club sono destinati a lasciare Netflix nei prossimi mesi“.

Cancellazioni

Se un titolo non fornisce i risultati attesi, l’abitudine della casa non è infatti di lasciare i video già realizzati online senza seguito: molto più drasticamente l’azienda di Sarandos li rimuove del tutto (con un’interessante eccezione in due stagioni che da anni rende felici i più nerd tra gli abbonati).

Algoritmo da mettere a punto

In ogni caso gli analisti ritengono che i podcast resteranno sulla piattaforma per oltre un anno. Tempo di mettere a punto un algoritmo pensato per massimizzare l’efficacia dei classici contenuti, che vengono rinnovati a blocchi in intervalli molto lunghi (si pensi alla serie Bridgerton, dove otto episodi possono essere messi in linea lo stesso giorno ma a due anni di distanza dalla stagione precedente).

Cadenza

I podcast, come sappiamo, hanno invece una cadenza quotidiana o settimanale, fatto che porterà inevitabilmente a sperimentazioni e messe a punto dell’algoritmo stesso.

Apple

Anche Apple – di fatto la casa dove sono nati i podcast (il pod di podcast deriva da iPod) – ha recentemente annunciato l’ingresso nel mondo dei podcast video low cost/long duration (con la release beta della app Podcast nativa in iOS 26.4), consentendo agli utenti di passare senza problemi dal formato video a quello audio, mentre la tendenza dei podcast visualizzati sta consentendo a Spotify di espandersi oltre l’audio e diventare una piattaforma video più significativa.

Tutto in casa

Da ora, dunque, i tanti podcast che finora erano visibili con la traccia video solo su Spotify possono essere guardati anche restando completamente in ambiente Apple, evitando l’exit dell’utente che terrorizza tutte le piattaforme. (M.L. e M.H.B. per NL)

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