Pirateria audiovisiva. Gli stati generali del cinema si riuniscono a Roma

Il cinema italiano messo in ginocchio dalla pirateria. Registrati danni per 2,6mld di euro


I dati riguardanti la pirateria digitale mettono in allarme l’industria musicale, già da anni impegnata a combattere il fenomeno che ora sta assumendo proporzioni mai viste. Luca Barbareschi, parlamentare del Pdl e moderatore del convegno agli Stati generali del cinema di Roma, ha riferito che nel 2007 il danno generato dalla pirateria digitale ha raggiunto i 2,6 miliardi di euro. Come uscire dalla crisi? Il sistema audiovisivo si divide e la risposta istituzionale arriva dal direttore generale del Ministero dello Sviluppo Economico, Ludovica Agrò la quale sostiene che, tra le misure previste, le più importanti riguardano un nuovo codice sulla proprietà industriale e sezioni specializzate per diritti di proprietà industriale e intellettuale in 12 tribunali. Giorgio Assumma, presidente Siae (Società italiana degli autori e editori), ha dichiarato che si ha “(…) la certezza che il fenomeno della pirateria non sia più locale, di piccoli delinquenti. Dietro ci sono le grandi organizzazioni mafiose, che dopo la droga e la contraffazione dei marchi della moda, hanno scelto la pirateria come area di business”. Un’accusa diretta e chiara quella di Assumma che prosegue spiegando: “Le leggi che già esistono sono perfette; le forze dell’ordine sono attrezzate; quelli che non funzionano sono proprio i magistrati, che conoscono poco la materia” e aggiunge “servirebbero sezioni specializzate dei tribunali, dedicate alla pirateria, anche a livello penale e non solo civile. Poi c’è l’inciviltà dei comportamenti, un problema sociale”. Un suggerimento è arrivato dalla Francia che aveva iniziato la sua personale battaglia contro questo fenomeno coinvolgendo i provider di Internet tramite un sistema di avvertimenti sequenziali. L’intenzione era quella di avvisare l’utente web tramite mail al primo download; al secondo inviare una raccomandata; al terzo togliere la connessione per un periodo minimo di un mese fino al massimo di un anno. Il Parlamento Ue è intervenuto precisando che la privazione del collegamento ad internet sarebbe potuta avvenire solamente su decisione dell’autorità giudiziaria e, pertanto, l’idea dei cugini d’Oltralpe è stata bocciata da Bruxelles lo scorso 24 settembre da una maggioranza decisamente compatta. Secondo Paolo Protti, presidente dell’Anec (Associazione nazionale degli esercenti del cinema), con il download illegale si può risalire con precisione all’identità di colui che cerca di ottenere illegalmente un contenuto. Protti, pur riconoscendo il diritto alla privacy, definisce “inaccettabile” l’impunibilità per chi compie un reato simile. Le videoteche sono uno dei settori maggiormente danneggiati dal fenomeno della pirateria: Davide Rossi, presidente di Univideo, ha dichiarato che “Quando arriva la banda larga in un piccolo paese la videoteca chiude” e questo non perché l’intero paese sottoscriva contratti per ottenere broad-band. Magari lo fanno in pochi, ma quei pochi scaricano anche per amici e parenti vendendo o regalando loro i contenuti ottenuti illegalmente. Rossi aggiunge che non è il caso di parlare di democrazia: “Internet non può essere un posto dove si fanno soldi con il lavoro degli altri. La cultura vera è quella che si auto-sostiene, non quella che vive solo grazie ad aiuti a pioggia”. E a chi pensa che una soluzione possa essere quella di proteggere i contenuti con sistemi crittografati risponde Stefano Quintarelli, presidenti di Eximia: “Tra poco si impiegherà un’ora a crittografare quello che adesso comporterebbe un anno di lavoro. Inutile sperare di blindare i nostri contenuti. Con la tecnologia ultrawide, due telefonini possono scambiarsi un film in 20 secondi”. Questa tecnologia già esiste e si ipotizza che sarà sul mercato per il Natale del prossimo anno. Quintarelli sottolinea anche che lo sviluppo tecnologico è inevitabile e, oltre che aiutare la pirateria, offre anche nuovi modelli di business e apre nuovi mercati. Il boom delle suonerie, per esempio insegna: chi avrebbe detto 10 anni fa che un mercato simile si sarebbe sviluppato tanto? Forse non tutto il male, dunque, viene per nuocere. (Silvia Bianchi per NL)

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