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Radio 4.0. Spotify non e’ una radio, ma sta facendo di tutto per somigliarle. Tanto che lancia l’app Stations. Omen nomen

Stations by Spotify

Stations by Spotify è una nuova app sperimentale (per ora in versione Android) che il provider di streaming audio on demand più famoso al mondo sta per lanciare nella versione definitiva (ovviamente anche per IOS).
Già dal nome si intuisce che Stations mira ad un’utenza fidelizzata all’ascolto radiofonico. Circostanza che si rafforza se si considera che sul Play Store è descritta come “il modo più semplice per ascolta la musica che ami in modo totalmente gratuito“.
Come la radio, per l’appunto.
Non siete ancora convinti che Stations sia di fatto l’equivalente di una radio musicale?
Bene, allora considerate che l’interfaccia consente di cambiare selezioni ed ascoltare sempre nuove canzoni senza alcuna interruzione, ma anche senza che sia possibile la ricerca o una digitazione per la scelta di un brano. Come una radio.

Guarda caso Spotify ha deciso di lanciare Stations in un momento in cui i principali player radiofonici mondiali stanno proponendo i brand bouquet. Questi ultimi, lo ricordiamo, sono mux IP di centinaia di stazioni (nel caso della statunitense iHeart oltre un migliaio con 50 mln di download della relativa app) volti ad offrire all’utenza una scelta musicale (ma non solo) estremamente profilata.
Proprio ieri su queste pagine abbiamo salutato con piacere l’arrivo dell’app di United Music, il brand bouquet di Radiomediaset coordinato da Mario Volo.
Tale applicazione costituisce un esempio evoluto di declinazione di radio verticali associate a marchi radiofonici storici (ma anche a personaggi famosi, attraverso le cosiddette personality radio).
La finalità dell’app di United Music è evidentemente quella di evitare che l’utente radiofonico vada a cercare altrove qualcosa che inevitabilmente un prodotto generalista (come il marchio/palinsesto di punta di una stazione nazionale via etere) fatica ad offrire e quindi di trattenere a sé il prezioso ascoltatore, circoscrivendone lo zapping ad un vastissimo bouquet interno.

Che Spotify si stesse avvicinando pericolosamente all’utenza più adulta, predominio fino ad ora indiscusso della radiofonia, non era evidente solo a chi non voleva vederlo.
Stations ha una astuta doppia finalità: in primo luogo quella di drenare pubblicità (digital audio) sulla piattaforma di Spotify. La pur enorme raccolta pubblicitaria dell’OTT è infatti economicamente irrilevante rispetto ai suoi introiti complessivi e quindi ha margini di crescita molto alti.
La seconda è quella di vendere anche qui abbonamenti premium per skippare la pubblicità.
Ma attenzione: anche gli abbonati a Stations Premium non avranno comunque la possibilità di saltare tra una canzone e l’altra. Come con una radio. (M.L. per NL)

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