Radio. Le emittenti e i produttori musicali in una relazione complicata. La parola agli indipendenti

Ci vuole davvero una passione incrollabile, e probabilmente anche un pizzico di sana follia, per decidere di fare il produttore musicale indipendente in Italia.
Nell’ultimo decennio poi, con un paese ribaltato da una crisi economica fortissima e da cambiamenti socio-tecnologici che hanno portato alla quasi sparizione delle vendite del supporto fisico e alla concentrazione delle case discografiche in poche multinazionali e per le emittenti nazionali in pochi gruppi editoriali, l’asticella della ”pericolosità” di questo lavoro si è ulteriormente alzata.

Come se non bastasse la riduzione del numero delle radio locali e le numerose frequenze (s)vendute ai soliti network ha reso il numero delle partnership per la promozione davvero ridotto e sempre più difficoltosa questa professione.
Situazione abbastanza simile da Nord a Sud, come abbiamo constatato parlandone con il toscano Paolo Boffo, già produttore dei Dirotta su Cuba e degli Statuto, e attualmente impegnato con la Tumtumpà Records nella produzione di Alesya e della band veneziana Klamore.

E con il siciliano Enzo Velotto, fondatore della Viceversa Records con la quale, in 20 anni di attività, sono venuti alla luce dischi di Luca Madonia, Cesare Basile, Le Loup Garou, Roy Paci & Aretuska, Nazarin e tanti altri.
Sulla relazione complicata con i media radiofonici ecco le loro risposte.
(Domanda) Come si è modificato il rapporto tra produttori indipendenti e radio negli ultimi 15 anni?
(Risposta di Paolo Boffo) “Oggi è diventato molto più complicato per un produttore indipendente promuovere in radio un progetto e accedere alle playlist delle radio nazionali, ma anche di quelle locali. La maggior parte delle locali segue spesso l’andamento della classifica delle radio, che è fondamentalmente una classifica in mano ai network che trasmettono soprattutto musica internazionale con successi già collaudati che arrivano dall’estero. Paolo Boffo 2 - Radio. Le emittenti e i produttori musicali in una relazione complicata. La parola agli indipendentiLo spazio dedicato alla musica italiana è molto basso e trovare un nome nuovo italiano in una playlist è diventato sempre più raro (a parte il periodo sanremese; ma trattasi di una parentesi di qualche settimana). I grossi network sono in mano a pochi gruppi radiofonici e influenzano la maggior parte delle scelte delle altre radio per cui lo spazio per i produttori indipendenti si assottiglia sempre di più, almeno in Italia”.


(Risposta di Enzo Velotto) “Il rapporto si è profondamente modificato in quanto oggi, con la consolidatissima politica inaugurata da alcuni network, l’opportunità di dialogare con le radio è scemata moltissimo. Quindici/vent’anni fa era più semplice presentare le proprie “creature” ai conduttori che – ricordiamolo – avevano moltissima voce in capitolo in tema di programmazione. Gli stessi direttori artistici erano, appunto, guidati da criteri di natura prevalentemente musicale. Oggi tra le grandi realtà l’unica riserva rimasta, sempre più assediata, è la Rai. Poi, fortunatamente, una pattuglia di piccole/medie emittenti che ricordano ancora la loro reale ragione di esistere e alla quale vanno tutta la stima e i ringraziamenti possibili!”.
(D) Che problematiche si riscontrano nell’approccio con le locali rispetto alle nazionali?
(R – P.B.) “C’è sicuramente maggiore disponibilità ad interagire con un produttore indipendente da parte delle radio locali rispetto alle nazionali, anche perché queste ultime sono quasi esclusivamente orientate su brani e/o artisti già collaudati a livello internazionale o al limite su pezzi italiani di artisti già molto noti a livello nazionale per lo più legati alle major. Velotto 1 - Radio. Le emittenti e i produttori musicali in una relazione complicata. La parola agli indipendentiUn produttore totalmente indipendente ha sicuramente maggiori difficoltà ad interagire con le radio nazionali, diverso il caso in cui venga in parte supportato da una major a livello distributivo o editoriale. Un atteggiamento certamente diverso da quello delle radio nazionali di altri paesi tipo la Spagna, paese in cui ho avuto un’esperienza significativa, dove ho riscontrato più apertura e attenzione anche da parte dei network rispetto all’Italia“.

(R – E.V.) “Premettiamo che la specializzazione necessaria al migliore svolgimento del nostro lavoro implica soventemente il ricorso a uffici stampa (spesso esterni alla label) che si occupano della promozione radiofonica. Con le “grosse” (Rai esclusa) se non proponi un super big o non hai accordi editoriali con le radio stesse, semplicemente non passi. Stop. Con le medie e piccole abbiamo un ottimo rapporto, tranne in quei casi – purtroppo sempre più frequenti – di scimmiottamento se non di plagio operato dalle realtà locali nei confronti dei network. Queste radio dimenticano che – a parità di proposta – il pubblico sceglie il network. Il locale dovrebbe privilegiare il territorio”.

(D) E’ ancora cosi importante il ruolo delle radio nella promozione di un cantante e quanto internet ha rivoluzionato i rapporti di forza e le possibilità di promozione alternativa?
(R – P.B.) “Il ruolo che gioca la radio nella promozione di un cantante è ancora importante, anche se prima dell’avvento di internet lo era molto di più. Oggi gli artisti,soprattutto i nuovi, cercano visibilità sul web attraverso YouTube, i social o lo streaming, o casomai attraverso i talent televisivi; la radio generalmente è un passo successivo che serve per meglio diffondere una canzone e soprattutto per farla arrivare alle fasce più adulte. artista musicale - Radio. Le emittenti e i produttori musicali in una relazione complicata. La parola agli indipendentiAnche se avere visibilità su internet o in tv non significa poter influenzare la programmazione radiofonica in quanto la radio ha un linguaggio diverso e non sempre coincidente con il linguaggio di internet e della tv. La radio, soprattutto quella locale, potrebbe giocare un ruolo più importante nell’ambito della promozione se le locali non cercassero di essere fatte a immagine e somiglianza delle nazionali e seguissero regole e obiettivi diversi“.

(R – E.V.) “Che domandone! La risposta è nì: la radio è molto importante per promuovere un artista presso un pubblico “indifferenziato” che però (oggi che non si vendono più tanti dischi) influisce pochissimo a livello di rientro economico (eccezion fatta per gli artisti ultra mainstream). Internet e l’universo streaming sono il naturale territorio di chi ancora compra dischi, scarica brani e decreta il vero successo dei big del momento: i giovani. La radio sta progressivamente perdendo terreno nei confronti delle generazioni tra i 15 e i 30 anni per le quali la rete è il Verbo. Ovviamente se ne accorgono anche gli inserzionisti anche se le radio (altrettanto ovviamente) tendono a negare…”.

(D) A parziale giustificazione delle barriere poste dalle radio alla programmazione di musica ”alternativa” c’è l’enorme produzione e autoproduzione di artisti di varia qualità e caratura, processo che genera inevitabilmente una difficoltà di accesso per tutti e una confusione che non giova a nessuno, ma sembra un percorso inarrestabile e destinato ad aumentare, come vedete l’evoluzione nei prossimi anni?
(R – P.B.) “C’è ovviamente molta improvvisazione nell’enorme produzione di musica e autoproduzione di artisti. In passato la selezione veniva operata in buona misura dai produttori indipendenti, ora si delega a internet o alla tv questo ruolo legato essenzialmente al fattore visivo e con il rischio di dare eccessivo valore alla sola immagine trascurando tutto il resto. Fare un video e metterlo su YouTube o Facebook è cosa semplice e alla portata di tanti, così come essere presenti su Spotify e sulle altre piattaforme streaming (anche se sicuramente è difficile competere con le megaproduzioni americane…) ma altra cosa è riuscire ad avere popolarità e lasciare un segno, neanche vincere un talent è sinonimo di successo. Velotto 2 - Radio. Le emittenti e i produttori musicali in una relazione complicata. La parola agli indipendentiLe radio tenderanno sempre più a prendere in considerazione successi internazionali per andare sul sicuro e diffonderanno successi già esistenti. Le multinazionali, ma anche diverse etichette indipendenti, sul nostro territorio ormai distribuiscono principalmente musica prodotta all’estero, evitano cioè il rischio connesso alla produzione di nuovi progetti che richiede tempi lunghi, investimenti e creatività. Il futuro vedrà aumentare il gap tra la musica italiana e quella internazionale a favore di quest’ultima, a meno che non si argini il tutto e venga in qualche modo difesa la produzione italiana o si cerchi di renderla appetibile anche fuori dai nostri confini”.

(R – E.V.) “Le barriere non riguardano certo la sola musica alternativa. Magari! In molti (quasi tutti) network non passa nulla – sempre con l’eccezione di Santa Rai – che non faccia parte di quella elite di 20/30 brani, sempre quelli, dei quali spesso l’emittente è anche co-editore… La sovrapproduzione c’entra pochissimo. Altrimenti a cosa dovrebbero servire i direttori artistici se non ad ascoltare, selezionare, scegliere e fornire un servizio di divulgazione e informazione musicale al loro pubblico?
Le radio più giovani e coraggiose continuano a svolgere questa funzione con competenza e coraggio, magari fidandosi di label di fiducia che spesso fanno da filtro e dando opportunità alle realtà locali che lo meritano. Futuro: prevedo che la rete prenderà sempre più spazi prima occupati dalla radio soprattutto per quanto concerne la promozione”.

(D) Quali possibili soluzioni ipotizzate per migliorare il rapporto con i media radiofonici nello sviluppo e promozione di artisti indipendenti.
(R – P.B.) “Le radio dovrebbero essere più propositive rispetto alla musica degli artisti indipendenti che sono in genere tra i più creativi e dare maggiore attenzione alle novità italiane, non considerare solo artisti italiani già conosciuti ma che spesso si ripetono all’infinito, del resto le radio non hanno difficoltà a programmare pezzi stranieri di artisti magari famosi all’estero ma sconosciuti in Italia. Sicuramente ciò che viene prodotto fuori Italia ha molto più appeal, in parte anche perché all’estero si fanno investimenti molto più consistenti dovuti ad una maggiore considerazione del settore musicale. Tumtumparecords - Radio. Le emittenti e i produttori musicali in una relazione complicata. La parola agli indipendentiBisognerebbe però incentivare e difendere la produzione italiana, dare più spazio alla musica prodotta nel nostro paese: una cosa sono gli artisti che vengono prodotti in Italia e altro ciò che viene facilmente importato, senza grossi rischi perché già collaudato all’estero, spesso si tratta di artisti che non avranno alcun impatto sul nostro territorio dal punto di vista live e che non interagiranno mai con le radio, soprattutto a livello locale. Inoltre ci vorrebbe una maggior considerazione delle locali nell’ambito delle classifiche delle radio per ovviare ai soliti condizionamenti di quelle poche nazionali, servirebbero classifiche più bilanciate e non dettate solo dalla logica dei passaggi di alcuni network che suonano come una sorta di imposizione”.

(R – E.V.) “Senza arrivare a soluzioni drastiche come le quote obbligatorie “alla francese”, auspico un crescente spazio dedicato alle nuove proposte nazionali all’interno di programmi compatibili col genere proposto. La creazione (soprattutto a livello locale/regionale) di programmi dedicati alle novità provenienti dall’Italia. La Rai fa qualcosa per le nuove realtà, ma non abbastanza. Non bisogna dimenticare che fornisce un servizio pubblico e che la discografia “minore” genera un enorme indotto in termini di qualità artistica e di occupazione. Sarebbe interessante anche sperimentare la collaborazione con le etichette nella creazione di playlist da proporre in spazi concordati. Bello no?”
Viene fuori un quadro di disagio che delinea un rapporto difficile che certamente non aiuta chi svolge questa professione e combatte ogni giorno investendo di tasca propria per cercare di scoprire talenti, provare a farli affermare, contribuendo ad offrire alternative valide ai soliti talent, spesso specchietti per le allodole, che sembrano essere l’unica possibilità per sfondare offerta oggi in Italia nel mondo della musica. Valutando che tutte queste piccole etichette seguono i propri artisti con estrema attenzione, garantendo una maturazione costante e graduale senza creare le dannose illusioni a chi pensa di avere successo in pochi mesi e assai frequentemente sparisce ancora prima, dando visibilità ad artisti e produzioni di assoluto rispetto, sarebbe auspicabile e quasi doverosa da parte delle radio una maggiore attenzione e supporto ad un variegato comparto formato da produttori, manager, editori musicali, talent scout indipendenti, che combatte una guerra impari contro l’invasione del reggaeton e dei brani usa e getta. (U.F. per NL)

Foto antenne di Floriano Fornasiero

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