Radio. Perché le radio italiane fanno così poco per far conoscere agli utenti come ascoltarle attraverso gli smart speaker?

contenuti IP, smart speaker

Provate ad ascoltare in streaming le radio americane: almeno una volta all’ora, lo speaker di turno, oppure degli appositi break, ricordano agli utenti quali sono le chiavi per fruire della stazione attraverso i sempre più diffusi smart speaker (Google Home ed Amazon Echo in testa).
In Italia, invece, al più (e nemmeno tanto frequentemente) i conduttori radiofonici ricordano genericamente la possibilità di sintonizzare la propria emittente sugli altoparlanti intelligenti, evitando però di rendere edotti gli utenti sulle specifiche chiavi di interrogazione. Eppure, negli USA, già il 42% dei possessori di smart speaker li utilizza per ascoltare la radio.

Grave errore

Si tratta di una grande sottovalutazione, tenuto conto che la reattività degli smart speaker è condizionata dal corretto invito posto loro. Una chiave di lettura sbagliata condurrà infatti a risposte del tipo: “Non ho capito”, “Non posso aiutarti”, “Non ho trovato quello che cerchi”, ecc., con conseguente rinuncia dell’ascoltatore alla fruizione.

22HBG, Elite e Consultmedia per sensibilizzare il tema

Consapevole di tale problema, 22HBG, Elite Audioproduzioni e Consultmedia, società che collaborano nei relativi ambiti di competenza per lo sviluppo della cd. Radio 4.0, hanno realizzato per la test station NBC Milano un promo illustrativo di come, attraverso la visual radio, un’emittente può promuovere il proprio ascolto con smart speaker.

“Occorre che gli editori e gli operatori radiofonici in generale acquisiscano per primi la consapevolezza che non basta presidiare le nuove piattaforme digitali (IP, DTT, DAB+, sat), ma è essenziale che svolgano anche un’attività informativa degli utenti e conformativa verso i device per favorire la fruizione attraverso i nuovi strumenti”, commenta Massimo Rinaldi, ingegnere di Consultmedia.

Consapevolezza che esserci non basta, se non si spiega come farsi trovare

“Che senso ha esserci sugli smart speaker attraverso apposite skill (per Amazon) od action (per Google) se poi non si spiega agli ascoltatori come sfruttarle esponendo loro le corrette chiavi di dialogo con l’Intelligenza Artificiale? Il problema è quantomai serio, se si considera che progressivamente l’interazione con gli strumeni di entertainment delle connected car avrà luogo attraverso comandi vocali basati in gran parte sulle chiavi di Amazon e soprattutto di Google”, conclude l’ing. Rinaldi. (E.G. per NL)

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